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BancaStato, il verdetto è una doppia condanna

La sede centrale di BancaStato a Bellinzona

(swissinfo.ch)

A un mese dall'inizio del processo, il 2 ottobre scorso, ecco la sentenza per il buco milionario: Tuto Rossi e Urs Betschart sono stati condannati per il reato di amministrazione infedele.

Rossi, avvocato di grido ticinese e all'epoca dei fatti vice presidente di BancaStato, e Betschart, ex vice-direttore della succursale di Locarno, sono stati condannati entrambi a due anni di reclusione.

Uno dei processi più attesi dell'anno in Ticino, si è dunque concluso dopo cinque settimane di dibattimenti e dopo una camera di consiglio durata circa dieci ore.

Al centro della vicenda, che ha coinvolto la Banca dello Stato del Canton Ticino (BancaStato, appunto), ci sono operazioni finanziarie ad alto rischio che hanno causato un buco di 21,5 milioni di franchi.

Quando era venuto alla luce, il caso aveva destato molto clamore tanto a livello politico, quanto negli ambienti finanziari ticinesi. In parte per la natura stessa dell'istituto di credito, in parte per le modalità di nomina del consiglio di amministrazione della banca, che rispondono a criteri di appartenenza politica.

Scoperto nel settembre del 2001, in un contesto internazionale trascinato nella tensione dopo l'attentato alle Torri gemelle l'11 settembre, il buco milionario è frutto "dell'avidità" e di "fatti gravissimi", come li ha qualificati la procuratrice pubblica Maria Galliani. Gli investimenti su prodotti derivati operati dai due imputati senza sufficiente copertura, hanno così danneggiato il patrimonio della banca.

È vero che il crollo delle Torri gemelle aveva trascinato nella polvere e nel caos anche i mercati finanziari, ma questo contesto di grande instabilità costituisce solo lo sfondo in cui si sono prodotti i fatti. E le colpe, secondo il Ministero pubblico, non possono essere pertanto minimizzate.

Oltre alle responsabilità dei due protagonisti, i riflettori sono stati inevitabilmente puntati anche sulla qualità dei controlli all'interno di BancaStato, attorno ai quali si sono spese molte parole.

Due uomini e una banca

Lacune nei controlli sono in parte state ammesse dalla Banca ed è proprio su questo punto che il fuoco incrociato della difesa si è concentrato per ribaltare, in un certo senso, le responsabilità dei propri assistiti. Inevitabile il gioco delle parti, che si è combattuto anche sul fronte delle perizie.

Ma il difensore di BancaStato, costituitasi parte civile nel processo, a questo gioco non ci è stato . Anzi, ha ricordato a chiare lettere che i protagonisti della vicenda sono stati l'allora vicepresidente dell'istituto di credito (ovvero Tuto Rossi) e l'allora vice-direttore della succursale di Locarno (ossia Urs Betschart).

Due persone, insomma, a conoscenza dei meccanismi della banca e dei rischi finanziari legati ad operazioni sui derivati. Due persone che, resesi conto delle lacune, "avrebbero dovuto avvisare la banca – come sottolineato dall'avvocato John Noseda –, non approfittarne e rubare". In queste cinque settimane di processo, è stato ancora fatto notare, la banca è stata al centro di una vera e propria "autopsia".

I nodi al pettine

Non è stato un processo facile, non è stato facile dipanare la matassa delle responsabilità, come spesso accade nei casi di reati finanziari. Le posizioni dei due imputati - uno reo confesso (Urs Betschart) e collaborativo con la magistratura, l'altro chiamatosi fuori respingendo categoricamente ogni colpa (Tuto Rossi) - hanno richiesto un'attenta valutazione da parte della corte.

Nel leggere la sentenza, la presidente della Corte Agnese Balestra Bianchi ha sottolineato di avere tenuto conto del "fragoroso silenzio di BancaStato in tutta questa vicenda, dai quadri medi ai piani alti, fino alla direzione generale".

Il fatto che gli episodi si siano prodotti proprio a BancaStato, che per il suo ruolo di banca pubblica è un po' anche la banca di tutti, ha catalizzato comprensibilmente l'attenzione dei cittadini e non solo degli addetti ai lavori.

Ma oggi, venerdì, il punto finale di tutta la vicenda non potrà essere scritto. Con ogni probabilità la sentenza definitiva di primo grado arriverà solo dopo il passaggio alla Corte di cassazione e al Tribunale federale. I ricorsi, infatti, sono già programmati.

swissinfo, Françoise Gehring

In breve

La Banca dello Stato del Cantone Ticino nasce nel 1915. Il suo scopo è di promuovere lo sviluppo economico del Cantone e di dare ai ticinesi la possibilità di investire in modo sicuro e redditizio i propri risparmi.

La missione di BancaStato, fissata dalla Legge d'istituzione, non è cambiata. In considerazione del mandato pubblico, le attività dell'Istituto, ed in modo particolare i risparmi della clientela, beneficiano della garanzia dello Stato.

La Banca - che impiega circa 550 persone e che è presente sul territorio con 23 succursali ed agenzie - garantisce tutti i servizi e prodotti di una banca universale.

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Dentro il processo

Nel processo per il buco milionario a BancaStato la pubblica accusa, sostenuta da Maria Galliani, ha chiesto 4 anni e 6 mesi di reclusione per Urs Betschart e 4 anni di relcusione per l'avvocato Tuto Rossi. Per entrambi il reato contestato è stato di amministrazione infedele aggravata.

L'avvocato di parte civile John Noseda, confermando l'atto di accusa punto per punto, ha preteso un risarcimento di 13,8 milioni di franchi da Tuto Rossi e di 7,7 milioni da parte di Urs Betschart (dedotti i 650 mila franchi già versati).

La difesa di Tuto Rossi, patrocinato dagli avvocati Filippo Ferrari e Renzo Galfetti, ha chiesto l'assoluzione. La difesa di Urs Betschart, patrocinato da Luciano e Andrea Giudici, ha chiesto una congrua riduzione della pena.

La Corte delle assise criminali è stata presieduta da Agnese Balestra Bianchi. La sentenza è stata pronunciata cinque anni dopo i fatti e dopo cinque settimane di dibattimenti.

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