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Beni culturali in competizione con il cinema

Vaso proveniente da una tomba romana (foto Museo Archeologico di Locarno)

In Italia, Francia o Germania, la tutela del patrimonio è in gran parte compito dello Stato.

In Svizzera l’intervento federale, se non si tratta di monumenti di categoria superiore (come cattedrali o castelli), è molto meno forte.

La Confederazione si incarica della salvaguardia di siti naturali e se interviene per proteggere tesori storici o culturali, lo fa solo parallelamente ai cantoni.

Sia i cantoni che le organizzazioni come l’Heimatschutz Svizzera (17 mila membri, 23 sezioni regionali) che funziona essenzialmente su base privata, sono state recentemente messe di fronte allo spettro dei tagli nel budget.

Lo stesso Ufficio federale della cultura (UFC), da cui dipende ad esempio il Centro nazionale d’informazione per la conservazione dei beni culturali (NIKE), ha suggerito di accorciare i fondi per il patrimonio da 37 milioni di franchi di quest’anno, a 26 milioni nel 2007.

Gli undici milioni di differenza dovrebbero andare a beneficio della promozione del cinema svizzero.

Uno scandalo per la direttrice del centro NIKE, Gurli Jensen, che intervistata di recente dal quotidiano Le Temps ha dichiarato: “È deplorevole mettere in concorrenza un campo culturale contro l’altro, tanto più che questa decisione è stata presa senza un dibattito politico”.

Ma in tempo di elezioni nessuno cavalca la cultura come cavallo di battaglia. Anzi più si avvicina l’appuntamento elettorale, più diventa un tema fragile come vetro antico.

swissinfo, Raffaella Rossello

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