Berna dovrebbe fare di più per indennizzare le vittime dell'apartheid

È quanto auspicato dall'arcivescovo sudafricano Ndungane, durante un incontro a Berna con il ministro degli esteri elvetico Joseph Deiss. Ndungane ha pure chiesto al governo elvetico di appoggiare gli sforzi per la ricostruzione del suo paese.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 maggio 2000 - 19:06

L'arcivescovo Njongonkulu Winston Ndungane, succeduto nel 1996 al premio Nobel per la pace Desmond Tutu quale capo della Chiesa anglicana del Sudafrica, ha incontrato martedì, per una visita di cortesia, il consigliere federale Joseph Deiss. Il prelato ha chiesto al governo svizzero di fare di più affinché le vittime dell'apartheid siano risarcite.

Monsignor Ndungane, meglio noto come Bishop (vescovo) Njongo o Bishop Winston, ha ringraziato il Consiglio federale per il suo sostegno alla Commissione di verità e riconciliazione (TRC), diretta dal suo predecessore Tutu, occupatasi delle violazioni dei diritti umani in Sudafrica tra il 1960 e il 1994.

La TRC aveva raccolto informazioni, concesso amnistie per reati politicamente motivati e attribuito il diritto a un risarcimento a circa 25'000 vittime del regime dell'apartheid.

L'arcivescovo di Città del Capo ha lanciato un appello al governo svizzero, affinché sostenga maggiormente queste vittime. Forse - ha detto a Deiss - l'economia privata e gli istituti bancari elvetici, che avevano intrattenuto buoni rapporti con la repubblica segregazionista, potrebbero essere mossi a versare un contributo di risarcimento. Davanti alla stampa, egli non ha tuttavia avanzato cifre concrete.

Ndungane ha salutato gli sforzi della Svizzera per riesaminare criticamente i suoi rapporti con il regime bianco di Pretoria. Molto lavoro resta tuttavia da fare. L'arcivescovo ha ricordato in particolare i legami dei servizi segreti di Berna con il «Dottor morte» Wouter Basson, l'ex responsabile del programma sudafricano di ricerca su armi chimico-batteriologiche da utilizzare contro la popolazione di colore. Per la completezza delle indagini sarebbe a suo avviso necessario l'accesso anche agli archivi delle banche.

Ndungane ha pure chiesto al governo elvetico di sostenere gli sforzi per una remissione dei debiti contratti dal regime dell'apartheid e per la messa a punto di un piano di ricostruzione del suo paese. L'attuale situazione nello Zimbabwe, ha dichiarato ai giornalisti, è un esempio di quel che succede quando il processo non evolve in modo soddisfacente per tutti.

Il prelato, giunto in Svizzera nella fine settimana su invito dell'Aiuto delle Chiese evangeliche, incontra in questi giorni anche altri rappresentanti della politica, dell'amministrazione e dell'economia a Berna, Ginevra e Zurigo.

swissinfo e agenzie

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