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Bloccato per alcune ore il transito dei Tir in Ticino

(Keystone Archive)

In Ticino è scattata giovedì tra le 9.30 e le 16.30 la "Fase rossa", con il divieto di transito sugli assi autostradali del San Gottardo e del San Bernardino per i camion in arrivo dall'Italia.

La polizia ticinese, che inizialmente aveva previsto di estendere la "fase rossa" fino a venerdì a mezzogiorno, ha deciso di revocare il blocco giovedì pomeriggio.

La misura ha suscitato reazioni vivaci di protesta da parte delle associazioni italiane e svizzere degli autotrasportatori.

Emergenza viaria

Mercoledì per il traffico pesante in direzione Nord è stata una giornata d'inferno. Strapiena l'area di sosta del Piottino, i tempi di attesa al portale sud per attraversare il tunnel del San Gottardo sono stati di oltre sette ore, mentre per il San Bernardino si sono superate le quattro ore. La colonna di Tir ha raggiunto i 15 chilometri.

Per evitare che sull'autostrada si creasse il caos e permettere il deflusso degli autotreni in sosta, giovedì la polizia ticinese ha deciso di applicare la "Fase rossa" sino a quando la situazione non fosse tornata alla normalità. Una misura messa a punto da Berna a fine febbraio e da adottare come ultima ratio qualora l'autostrada non permetta il passaggio giornaliero di 3'500 Tir.

Come ha funzionato la "Fase rossa"

Ai camionisti arrivati da sud alla frontiera con il Ticino, la polizia cantonale ha distribuito un volantino che li informava sul divieto temporaneo di transito; altrettanto hanno fatto via radio le pattuglie della polizia stradale italiana. Gli autisti si sono trovati così davanti l'alternativa di fare retromarcia e dirigersi verso i valichi del Sempione e del Gran San Bernardo, oppure di proseguire sull'A2 ma solo sino allo svincolo di Bellinzona Nord, dove restare in attesa del successivo via libero per poter proseguire il viaggio. Gran parte dei camionisti ha optato per la prima soluzione, creando però con le loro manovre per tornare indietro, parecchi disagi alla circolazione e rallentando di conseguenza tutto il traffico in direzione sud.

Misura tardiva

Secondo l'Ufficio federale delle strade (USTRA), che non è stato orientato a priori della direttiva, le autorità ticinesi hanno reagito troppo tardi: le misure avrebbero già dovuto essere applicate mercoledì pomeriggio, afferma il portavoce Michael Gehrken. In questo modo la sera si sarebbero potute svuotare le aree di attesa, come previsto dal sistema di dosaggio.

Gehrken spiega che questo non è però un rimprovero e che è ancora necessario fare esperienza con il sistema: a Sud delle Alpi il dosaggio non è ancora risolto in modo ottimale. Il portavoce immagina inoltre che vi siano stati degli scrupoli prima di adottare questa misura. In più, il Ticino ha temuto colonne tra Bellinzona e Lugano dopo il passaggio alla «fase rossa».

Camionisti scontenti.

Naturalmente malumori e proteste dei camionisti, dettati anche dal timore di trovarsi con il Sempione sbarrato per il ghiaccio o la neve come è successo la settimana scorsa. Non sono mancati i furbi che hanno cercato di oltrepassare il limite di Bellinzona Nord, e sono fioccate le multe, 300 franchi, della Polcantonale. Sanzioni che nei casi più gravi possono arrivare sino a 5000 franchi.

Le reazioni degli autotrasportatori italiani.

Già due settimane fa, all'annuncio del provvedimento deciso dal Dipartimento federale dei trasporti (DATEC), i trasportatori italiani avevano manifestato la loro ferma opposizione, definendolo "una trovata cervellotica degna del Burundi". Per Giorgio Colato, vice presidente nazionale del Comitato centrale dell'Albo degli autotrasportatori, si tratta di una palese violazione del principio della libera circolazione delle merci. E perciò ha chiesto al Governo italiano e all'Ue d'intervenire sulla Confederazione.

Si minacciano ritorsioni e azioni di protesta

Giovedì Colato rincara la dose: "E' una vergogna - afferma - abbiamo già attivato il Ministro italiano dei trasporti perché chieda subito spiegazioni a Berna. Dalla Svizzera ormai ci dobbiamo aspettare di tutto. E' inconcepibile che si adotti un provvedimento del genere senza avvisare un paese vicino come l'Italia. Ma la Confederazione non può pretendere di limitare la circolazione delle nostre merci e di far viaggiare, invece, i suoi camion tranquillamente nel nostro Paese. I camionisti sono arrabbiatissimi, e non è da escludere che quanto prima decidano di bloccare l'autostrada al confine". Un'azione di protesta che potrebbe arrivare, dunque, molto prima della giornata nazionale di lotta programmata dalla categoria per la fine di marzo.

Perplessità in Ticino

Ma l'applicazione della "Fase rossa" non convince nemmeno il Ticino. Appena qualche giorno fa, Marco Borradori, Direttore del dipartimento del Territorio l'aveva definita "una presa in giro" lamentando anche la mancanza d'informazioni adeguate da parte dell'Ufficio federale delle strade. Per questo era stato chiesto un incontro a Berna, che è previsto per il prossimo 22 marzo. In perfetta sintonia con i loro colleghi italiani, sono gli autotrasportatori ticinesi che temono ritorsioni e il pericolo di un possibile blocco delle importazioni.

La sezione cantonale dell'Astag ha programmato per il 27 marzo a Quinto una manifestazione di solidarietà con i camionisti a cui verranno offerti dei pasti caldi. Ma si sta valutando anche l'opportunità di azioni di lotta più incisive come il blocco autostradale a Chiasso e al Gottardo.

Venerdì, a Svitto si riuniranno i delegati dell'Astag per discutere questo problema, mentre per il 20 marzo è in agenda un incontro della sezione cantonale dell'Associazione con il Governo ticinese. Da questi due appuntamenti dipende quello che potrà succedere sulle strade ticinesi nelle prossime settimane. Sempre che gli autotrasportatori italiani non si muovano prima alla frontiera con qualche manifestazione clamorosa, dopo la dimostrazione soft di qualche mese fa alla Dogana di Ponte Chiasso.

Libero D'Agostino

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