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Blocher: campi per i rifugiati lontani dall'Europa

Scegliere le persone a cui dare l'asilo in campi profughi lontani dall'Europa: l'idea di Christoph Blocher

(Keystone)

Il ministro svizzero della giustizia propone di offrire assistenza ai profughi direttamente nelle regioni di crisi.

Le organizzazioni di aiuto ai rifugiati criticano questa proposta: Blocher non rispetta il diritto individuale all’asilo, ogni caso deve essere esaminato singolarmente.

Il parlamento svizzero sta ancora discutendo animatamente sulla revisione della legge sull’asilo, ma il ministro della giustizia guarda già oltre. Christoph Blocher pensa ad ulteriori irrigidimenti per il tempo che seguirà l’entrata in vigore della legge.

Ispirato da un’idea che circola nell’Unione europea, Blocher pensa all’allestimento di centri d’accoglienza per richiedenti l’asilo da costruire fuori del territorio europeo, nei paesi africani, nei Balcani o in ambito arabo.

Meno richiedenti l’asilo in patria

Secondo Blocher, dovrebbe essere l’ONU a decidere quali siano i “veri profughi” e ad assegnarli, in base a dei contingenti, ai diversi paesi europei. Per la Svizzera ciò significherebbe accogliere ogni anno 4000 profughi. D’altro canto, reintroducendo un sistema di contingenti – è dal 1995 che la Svizzera non accoglie più gruppi di rifugiati, ma prende in esame ogni singolo caso – si diminuirebbe drasticamente il numero di domande d’asilo individuale prese in considerazione.

Per raggiungere questo obiettivo, l’esercito, coadiuvato dalla Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC), dovrebbe allestire dei campi profughi direttamente nelle regioni di crisi.

«È una proposta che va prima discussa a livello internazionale e più precisamente con l’Alto commissariato ONU per i rifugiati (UNHCR)», puntualizza Harry Sivec, responsabile dell’informazione per la DSC. «Per il momento, quindi, la DSC non prende posizione».

All’UNHCR si dimostrano poco entusiasti di quest’idea. «Ci preoccuperebbe molto se l’allestimento di campi profughi del genere avesse come conseguenza un’Europa totalmente barricata», afferma Madalena Hogg, consigliera legale dell’UHNCR.

Motivi di fuga individuali

Il problema dell’immigrazione illegale non verrebbe eliminato con l’allestimento di campi profughi. L’Alto commissariato ONU teme piuttosto che si darebbe origine ad un sistema d’asilo ingiusto.

Dei campi in comune sono un tema anche per l’Unione europea, decisa ad armonizzare il diritto d’asilo. «Si tratta però di campi sul territorio dell’UE», precisa Madalena Hogg. Uno scenario del genere è stato già discusso anche all’interno dell’UNHCR.

Per Jürg Schertenleib, portavoce dell’Organizzazione svizzera d’aiuto ai rifugiati (OSAR), l’ipotesi di campi extraeuropei «non è realistica». «La Svizzera deve e può farsi carico di nuovo di contingenti di rifugiati. Ma una procedura del genere può essere vista solo come un’aggiunta al diritto d’asilo individuale».

Ogni profugo ha una storia e dei motivi personali che l’hanno portato a fuggire. Abolire il diritto di richiesta d’asilo per il singolo sarebbe negare questa realtà. «Dal nostro punto di vista, se la Svizzera dovesse rinunciare ad esaminare i singoli casi, incapperebbe in una chiara violazione delle Convenzioni di Ginevra», spiega Schertenleib.

Italia e Germania in prima linea

L’idea di centri d’accoglienza per asilanti posti fuori dei confini europei da qualche tempo è tornata d’attualità anche a Bruxelles.

Alla fine d’agosto, durante una visita in Libia, Silvio Berlusconi ha ribadito la necessità di rafforzare la lotta comune all’immigrazione illegale, per esempio controllando le frontiere con delle pattuglie internazionali e creando dei centri di raccolta in Libia, dove effettuare una prima selezione dei candidati all’asilo.

Dal canto suo il ministro dell’interno tedesco, Otto Schily, ha ripreso un’idea lanciata a suo tempo da Tony Blair che consigliava l’allestimento di campi alle frontiere dell’UE. La Gran Bretagna era stata costretta a ritirare questa proposta nella primavera del 2003, in seguito a vibranti proteste. Ma oggi, l’Europa dei 25 che opinione ha in proposito?

Per il momento, le iniziative di Roma e Berlino non hanno suscitato grandi reazioni a Bruxelles. Un portavoce della Commissione europea sottolinea che in futuro la collaborazione tra gli stati membri in questo ambito potrebbe venir rafforzata grazie all’Agenzia europea per il controllo delle frontiere e al principio di solidarietà implicato dalla futura costituzione.

Un argomento di cui si discuterà presto

La presidenza olandese fa intanto capire che il tema potrebbe essere all’ordine del giorno dell’incontro dei ministri dell’interno previsto per la fine di settembre.

In ogni caso, a partire dal primo novembre, data in cui entrerà in funzione la nuova Commissione Europea, l’Italia potrà contare su Rocco Buttiglione. L’attuale ministro italiano per le questioni europee diventerà ministro europeo della giustizia e della sicurezza. Buttiglione ha già annunciato l’idea di una «Convenzione mediterranea».

Per ora, fonti governative marocchine non vogliono né smentire né confermare che siano in atto delle trattative con l’Unione europea.

Souhayr Belhassan, portavoce della Lega tunisina per i diritti umani, si dice «molto preoccupata» dai piani europei che sono attualmente in discussione. Ecco perché la Belhassan, che è anche vicepresidente dell’Unione internazionale delle Leghe per i diritti umani, è ben intenzionata ad affrontare pubblicamente questo tema.

swissinfo, Christian Raaflaub e Barbara Speziali
(traduzione, Doris Lucini)

Fatti e cifre

84'471 persone fanno capo all’asilo svizzero (fine luglio 2004)
24'365 sono ufficialmente riconosciuti come rifugiati
Da inizio anno a fine luglio sono state inoltrate 9556 richieste d’asilo
Circa il 10% di queste domande sono state accettate

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In breve

Christoph Blocher, ministro elvetico della giustizia, ha rispolverato un’idea del premier britannico Tony Blair che prevede l’allestimento di campi profughi al di fuori dei confini europei.

Aspre critiche vengono dalle organizzazioni attive nel campo dell’asilo: in questo modo si mette in pericolo il diritto alla domanda d’asilo individuale.

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