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Boom prezzi elettricità, comuni chiedono aumento canoni d’acqua

Da sempre il tema dei canoni d'acqua suscita discussioni molto accese fra regioni alpine e grandi aziende elettriche. KEYSTONE/GIAN EHRENZELLER sda-ats

(Keystone-ATS) Grazie al forte rincaro globale dei prodotti energetici l’elettricità prodotta dai bacini idrici delle Alpi svizzere vale oltre mezzo miliardo di franchi in più all’anno: è giusto quindi aumentare i canoni d’acqua, sostengono i comuni grigionesi interessati.

Dopo il coronavirus, la prossima sfida per la Svizzera potrebbe essere la penuria di corrente in inverno, si legge in un comunicato diffuso oggi dalla comunità di interessi delle realtà comunali che hanno concessioni idroelettriche (Bündner Konzessionsgemeinden, IBK). Occorre quindi favorire gli impianti che sfruttano acqua e sole, magari anche in combinazione, con l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle zone delle dighe.

Secondo la IBK, la vicenda delle mascherine anti-Covid destinate alla Svizzera e bloccate l’anno scorso in Germania ha mostrato come reagiscono gli stati vicini in situazioni di bisogno. Diventa perciò imperativo salvaguardare l’approvvigionamento energetico.

Per farlo servono anche condizioni quadro corrette, a partire dai cosiddetti canoni d’acqua (cioè quanto le aziende energetiche devono pagare all’ente pubblico locale per produrre energia idroelettrica). Oggi la tariffa è di 1,5 centesimi al kWh, a fronte di una “esplosione dei prezzi dell’elettricità in borsa”, arrivati a 15 centesimi, cioè il livello più alto registrato in questo secolo, si legge nella nota.

Due anni or sono le aziende elettriche avevano chiesto una riduzione dei canoni idrici o addirittura una loro abolizione: ma un’analisi di Karl Frauendorfer, professore all’università di San Gallo, ha mostrato come le imprese in questione con negoziazioni speculative abbiano subito perdite ben più consistenti di quanto debbano pagare per i canoni d’acqua, sottolinea la IBK.

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