Borodin estradato in Svizzera forse già nel fine settimana

L'entrata della sede di Lugano della Mabetex, una delle due società ticinesi dalle quali Borodin avrebbe ricevuto, secondo i giudici ginevrini, mazzette per circa 25/30 milioni di dollari Keystone

L'ex tesoriere del Cremlino Pavel Borodin, incarcerato dal 17 gennaio a New York, potrebbe essere consegnato alla Svizzera sabato o domenica, secondo Vincent Solari, uno dei suoi avvocati a Ginevra. L'estradizione è comunque prevista entro una settimana.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 aprile 2001 - 18:53

«Per ragioni di sicurezza non diamo mai la data esatta di una estradizione», ha detto all'agenzia di stampa britannica Reuters un «portavoce della Polizia federale svizzera» a Berna. Secondo l'avvocato Solari, interpellato dalla stessa Reuters e dall'agenzia tedesca Dpa, Borodin dovrebbe essere portato nel carcere ginevrino di Champ-Dollon e tradotto lunedì prossimo davanti al giudice istruttore Daniel Devaud.

Sempre secondo Solari, Devaud ha la possibilità di interrogare o già incriminare Borodin, come ha manifestato l'intenzione di fare. Borodin, ha aggiunto l'avvocato Solari, respinge ogni accusa ed ha accettato lunedì l'estradizione agevolata per vedere che cosa gli si rimprovera.

Il giudice Devaud ha avviato nei confronti del 54enne Borodin un procedimento penale per riciclaggio di denaro e per appartenenza ad un'organizzazione criminale. Egli afferma di avere le prove che l'ex tesoriere ha accettato dalle società ticinesi Mabetex e soprattutto Mercata tangenti per oltre 25 milioni di dollari per la concessione di appalti per la ristrutturazione del Cremlino. La procura generale russa ha tuttavia completamente scagionato Borodin, sostenendo che le prove per incriminarlo non ci sono.

Il procuratore generale di Ginevra Bernard Bertossa ha dichiarato lunedì sera alla Televisione della Svizzera romanda che, una volta Borodin giunto in Svizzera, «non è certo che il giudice consideri (la sua) detenzione necessaria fino al processo». L'estradizione «ha per scopo solo l'incriminazione, non siamo ancora allo stadio del processo», ha poi precisato Bertossa.

In caso di una incriminazione formale, toccherebbe alla Camera d'accusa ginevrina decidere sulla detenzione preventiva. Alla radio svizzero tedesca DRS, il procuratore generale Bertossa ha dichiarato martedì che sussisterebbe un certo pericolo di fuga in caso di una liberazione su cauzione. Per questo, la cauzione dovrebbe consistere in una grossa somma. A suo avviso, il passaporto come garanzia non sarebbe sufficiente: Borodin «potrebbe subito procurarsi nuovi documenti».

swissinfo e agenzie

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