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Brindisi e addii, è calato il sipario sulla 47esima legislatura

Abbraccio tra i consiglieri agli Stati partenti Marianne Slongo e Hans Lauri

(Keystone)

Venerdì è stato l'ultimo giorno di lavoro a Berna per una quarantina di parlamentari che hanno deciso di ritirarsi dal palcoscenico della politica nazionale.

Tra una festa d'addio ed un'ultima votazione, swissinfo ha raccolto i ricordi e le emozioni di cinque di loro.

A palazzo federale il valzer degli addii è cominciato lunedì. Ci hanno pensato i 14 consiglieri agli Stati che non si ripresentano alle elezioni del 21 ottobre a dare il via alle danze con un aperitivo offerto ai colleghi. L'idea della festa è venuta agli zurighesi Trix Heberlein e Hans Hoffmann, ma ha messo subito d'accordo gli altri partenti «volontari». Così ognuno ci ha messo del suo e sul buffet accanto ai dolci tipici di Zurigo, i luxemburgerli, sono spuntate le specialità degli altri cantoni.

Nell'aria niente rimpianti, solo un po' di nostalgia. «C'è una vita dopo la politica. Ora dobbiamo lasciar spazio ai giovani» spiega a swissinfo il socialista vodese Michel Béguelin. Con i suoi 71 anni, Béguelin è il decano del gruppo. In media i consiglieri agli Stati partenti hanno 64 anni, l'età della pensione. «È arrivato il momento di partire» conferma la liberale radicale Trix Heberlein. «Anche se questo è un lavoro che faccio volentieri e che mi arricchisce molto».

La camera alta – aggiunge Béguelin – è un «piccolo club» dove si lavora fianco a fianco e a contare «non è tanto l'appartenenza ad un partito, ma la qualità delle idee». Se c'è qualcosa che dispiace lasciare sono «le persone estremamente interessanti che s'incontrano qui».

Attivi fino all'ultimo momento

Nell'altro settore di palazzo federale, quello del Consiglio nazionale, i brindisi e gli abbracci sono stati riservati per il venerdì, quando la sessione si è ufficialmente conclusa con le note di un quintetto classico che ha fatto da pendant alle melodie popolari scelte ad inizio settimana dai consiglieri agli Stati.

Il giorno prima, però, tutto era ancora in fermento. «A 65 anni non me ne vado per l'età, ma per lasciar spazio agli altri», ci aveva detto il liberale Jacques-Simon Eggly, prima di correre al suo posto per una votazione. «C'è gente più vecchia di me qui», ha continuato un istante dopo. Nessuno, però, ha passato più tempo di lui in parlamento: 38 anni, 14 come corrispondente per un giornale e 24 come deputato.

Pierre Kohler, invece, se ne va dopo una legislatura appena. 43 anni, il deputato del Partito popolare democratico è stato membro del governo del canton Giura dal 1993 al 2002. Lascia «temporaneamente» la politica per motivi famigliari: «Ho due figli di sette e dodici anni e la nonna, che si occupava di loro quando mia moglie era al lavoro ed io a Berna, non c'è più. Ci siamo trovati di fronte ad un aut aut: o mia moglie rinunciava ad una promozione o io lasciavo la politica. È 15 anni che faccio politica. Mi è parso che questa volta toccasse a me rinunciare».

Niente rinunce ma tanta commozione per Anne-Catherine Menétray-Savary. 69 anni ben portati, nel suo penultimo giorno di lavoro la deputata dei verdi ha depositato quattro interpellanze. «Avevo ancora qualche promessa da mantenere, prima di mettere la parola fine a questi otto anni pieni di passione, impegno, fatica e patemi d'animo. Me ne vado sollevata. So di non aver perso il mio tempo e di aver fatto un buon lavoro. Ora posso passare ad altre cose». Quali? «Leggere, scrivere, camminare». Insomma, tornare a quello stile di vita silenzioso che le è consono. «Mi viene da sorridere se penso che in questa legislatura sono stata la deputata che ha parlato più a lungo dalla tribuna. Vorrei però essere ricordata non come una chiacchierona, ma come una che parla perché ha qualcosa da dire».

Eredità

A riposare Eggly non ci pensa proprio. «Ho assunto la presidenza dell'Organizzazione degli svizzeri dell'estero, insegno storia in una scuola privata, mi occupo di alcune fondazioni e torno a fare il giornalista. Ma non sarà la stessa cosa. Ho passato una vita tra questa mura e ora ci tornerò sì e no una volta a sessione per fare lobbing nella sala dei passi perduti o partecipare alla riunione annuale degli ex».

Venerdì è stato l'ultimo atto di un capitolo di vita importante. Il distacco, però, è cominciato già qualche mese fa, quando gli altri, gli «attivi», sono scesi in campagna elettorale e i «partenti» sono rimasti ad osservare un «clima politico deteriorato» (Kohler), sempre più «polarizzato e poco in linea con la tradizione svizzera».

Il dibattito «non è più sui programmi e sulle idee, è uno scontro di posizioni» (Menétray-Savary). Se quattro anni fa la campagna elettorale è stata «dura», questa volta «è estremamente penosa».

Si avverte poi un cambio di stile. «Io ho sempre fatto politica con obiettivi a lungo termine», dice Béguelin. «Oggi a prevalere sono gli aspetti finanziari e gli obiettivi a corto termine. E questo un po' m'inquieta».

«Le cose stanno cambiando» conferma anche Eggly. «Oggi tutto è più complicato e anche se il parlamento resta di milizia, le giovani leve sono sempre più spesso politici di professione». A loro, conclude Menétray-Savary, passa ora il testimone e un'eredità non solo morale, ma fatta anche di «una montagna di carta».

swissinfo, Doris Lucini, Berna

In breve

Il parlamento svizzero è un parlamento di milizia. Non è previsto un tetto massimo di mandati, anche se soprattutto per quanto riguarda la camera bassa alcuni partiti chiedono ai loro rappresentanti di non rimanere in parlamento per più di tre legislature (12 anni).

Alla fine della 47esima legislatura hanno deciso di non ricandidarsi per quella successiva 24 consiglieri nazionali su 200.

Al Consiglio degli Stati sono 14 i senatori che non si ripresentano alle elezioni federali di ottobre, quando si eleggeranno 43 dei 46 membri del consiglio. Zugo ha già eletto i suoi due rappresentanti. Anche il rappresentante del semicantone di Appenzello interno è già stato eletto.

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Palazzo addio

Tra gli ex parlamentari c'è nostalgia per la vita politica e i suoi attori, ma non per palazzo federale. «Affezionato a queste mura? No, ci si affeziona al lavoro, non al posto in cui lo si svolge». (Pierre Kohler)

«Mi mancheranno le persone, non l'edificio. Però ho sempre portato i miei ospiti in cima alla torre. Da lì si gode una vista stupenda su Berna». (Trix Heberlein)

«Il primo ricordo di questo posto è un senso d'oppressione. Facevo fatica a fare le scale e pensavo di essere troppo vecchia per la sfida che mi aspettava. In realtà avevo l'influenza e non lo sapevo. Ora con le scale non ho problemi, però questo palazzo mi sembra ancora "pesante". In compenso amo molto Berna e la piazza federale. Mi mancheranno». (Anne-Catherine Menétray-Savary).

«Curiosamente non mi sento legato in modo particolare a questo posto». (Michel Béguelin)

«Amo l'atmosfera che si respira qui dentro, non i dettagli. Insomma, non ho una poltroncina preferita. Mi mancherà l'ambiente, la fatica delle voci che si mescolano in mille discorsi, gli "ehilà", i "ciao" scambiati tra colleghi. Non siamo tutti amici, ma qui abbiamo una vita in comune, diventiamo membri di una grande famiglia». (Jacques-Simon Eggly)

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