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C'è una vita anche dopo il Parlamento

Con la fine della corriera politica, anche i deputati abbandonano la scena massmediatica

(Keystone)

Hanno definito la politica nazionale per decenni. Adesso è arrivato il momento dell’addio: 38 parlamentari non si ricandidano per un seggio a Berna.

swissinfo ha incontrato Vreni Spoerry, Claude Frey, Rosmarie Dormann e Ruedi Baumann per riflettere sul loro vissuto in Parlamento.

Per lunghi 20 anni, Vreni Spoerry ha discusso e cercato soluzioni per il paese nell’emiciclo di Palazzo federale. Per 12 anni è stata alla Camera bassa, gli ultimi otto li ha trascorsi al Consiglio degli Stati. Ma adesso è arrivato il momento del commiato; una figura importante della politica svizzera lascia il mandato.

Durante gli anni - questa l’esperienza in prospettiva della radicale zurighese Spoerry - c’è stato un cambiamento nel tono con cui si gestisce al politica. Le parole forti non sono limitate allo scontro fra destra e sinistra, oggi anche all’interno dei partiti borghesi ci si scontra verbalmente.

Destra contro destra

I dibattiti sul diritto all’asilo politico e l’integrazione della Svizzera in Europa hanno surriscaldato il clima: «Su questi temi si dividono le opinioni anche nel blocco borghese e fra svizzero-tedeschi e romandi».

Anche Rosmarie Dormann ha osservato a lungo il clima di Palazzo. Dopo 12 anni come deputata al Consiglio nazionale, la popolare democratica del canton Lucerna, non si ripresenta alle elezioni federali di ottobre.

Nel lavoro quotidiano, la pressione è aumentata, tutto è più complesso e c’è sempre meno tempo. «La tensione è continua. Poi continuiamo a correggere e rivedere le leggi. Questa cosa mi preoccupa».

«La politica degli slogan»

Il bernese Ruedi Baumann, ex-presidente dei verdi e per 12 anni membro del legislativo nazionale, ha una spiegazione per questa tensione che non cede: «È la politica dell’Unione democratica di centro che fomenta paure e tensioni».

«Il confronto delle idee si riduce spesso allo scambio di slogan con poco contenuto – continua l’uscente –, un vero dibattito non esiste più».

Il radicale di Neuchâtel Claude Frey afferma, passando in rivista i suoi 24 anni in Parlamento: «Oggi si fa politica in un altro modo. Nel 1979 la caduta del Muro di Berlino era ancora lontana, avevamo problemi completamente diversi».

Difficoltà crescente

Oggi i deputati sono confrontati con una serie di temi sempre più complessi. Praticamente nessuno riesce ancora ad avere una panoramica. Ci si specializza. Eppure, al termine dei dibattiti, ogni singolo deve votare su tutti i temi.

Rosmarie Dormann ha dovuto imparare a «delegare le decisioni, a parlare con gente che conosce la materia meglio di me». Per questo sostiene l’importanza delle commissioni parlamentari specializzate.

E Vreni Spoerry è impressionata dalla «serietà del lavoro prestato dalle commissioni». E contemporaneamente loda il sistema di milizia: «Il nostro sistema con parlamentari non professionisti ha il vantaggio di far arrivare il sapere del mondo del lavoro all’interno delle istituzioni».

Ma Ruedi Baumann scuote la testa. Lui dubita «che il nostro sistema sia veramente migliore degli altri». In Svizzera, fa notare, va a votare meno del 50% degli aventi diritto. «Come svizzero residente ormai in Francia, devo dire che le cose qui non sono meglio di quelle in altri paesi».

Poco tempo libero

Frey guarda con una punta di nostalgia al passato. «30, 50 anni fa, i politici erano meno informati. Ma avevano un’idea di come gestire la politica».

Oggi i deputati lavorano 60, 70 ore a settimana; è duro, sostiene Frey. «Ma rimane un arricchimento personale incredibile, un lavoro affascinante», aggiunge il deputato neocastellano.

Anche gli altri tre confermano il fascino del compito. Per Baumann «è stata una tappa della vita veramente interessante». Ma comunque si rallegra «di tornare a disporre di tempo libero. Prendere seriamente il mandato e il lavoro accanto, necessario per vivere, è pesante».

Anche Rosmarie Dormann non ha avuto praticamente tempo libero per anni. Eppure anche lei ha svolto il suo compito con passione: «Ho imparato molto e ho potuto dare un mio contributo».

Il futuro

«Adesso inizia un’altra vita con nuove opportunità e stimoli intellettuali», si dice con gioia Claude Frey.

Vreni Spoerry ammette invece che l’addio non è facile: «La politica integrava tutti i miei hobby: leggo, scrivo e discuto volentieri. Mi piace occuparmi in profondità di un tema, mi piace stare con la gente». Adesso spera di trovare un ritmo nel tanto tempo libero di cui disporrà.

Per Baumann e la Dormann è previsto invece un ritorno nel mondo del lavoro. La lucernese intende concedersi una pausa e poi lanciarsi nella ricerca di un impiego: «Mi rallegro di cogliere una nuova sfida»

Il contadino biologico Ruedi Baumann ha invece trovato una nuova casa al sud della Francia. Con sua moglie (a sua volta consigliera nazionale uscente, ma socialista) ha tirato le somme e deciso: «Per un contadino, le condizioni in Europa sono molto migliori rispetto alla situazione svizzera».

Swissinfo, Christian Raaflaub
(traduzione: Daniele Papacella)

In breve

Ruedi Baumann (verdi) è stato per 12 anni deputato al Consiglio nazionale per il canton Berna. Ha 56 anni. Dal 1997 al 2001 è stato presedente del suo partito.

Rosmarie Dormann (Partito democratico cristiano) ha rappresentato per 16 anni il canton Lucerna in Consiglio nazionale. Si è fatta un nome soprattutto come «madre» delle norme contro il razzismo.

Claude Frey (radicale) è stato in Consiglio nazionale per ben 24 anni. Rappresenta il canton Neuchâtel. Ha 60 anni. Nel 1994/95 ha presieduto la camera del popolo, massima carica istituzionale.

Vreni Spoerry (radicale), ha rappresentato il canton Zurigo per 12 anni in Consiglio nazionale e 8 al Consiglio degli Stati. Ha 65 anni. La Spoerry è finita nell’occhio della critica: faceva parte del consiglio di amministrazione responsabile del crash di Swissair.

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