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Cambi: oro ancora record, super-ricchi a caccia lingotti

(Keystone-ATS) NEW YORK – Il Fondo Monetario Internazionale torna a fare il punto sulla crisi, i mercati rimangono incerti e volatili, gli investitori e i super-ricchi danno la caccia all’oro. Intanto cede il dollaro, con il franco record e l’euro ai massimi di otto mesi.
Il metallo giallo ha segnato l’ennesimo record stamani, superando i 1.340 dollari l’oncia (a 1.341,70 dollari a New York). E ha trainato al rialzo l’argento, ai massimi di trent’anni sopra i 22 dollari, in un mercato in preda all’incertezza.
Qualcuno – spiegano gli operatori – teme una doppia recessione negli Usa: e nonostante alcuni recenti segnali confortanti (come l’indice Ism dei servizi, salito oggi oltre il previsto) si attende la data chiave di venerdì 8, quando è in arrivo la disoccupazione di settembre, attesa in rialzo al 9,7%. Poi c’è il grande interrogativo della prossima mossa della Fed americana, il cui presidente Ben Bernanke lavora per trovare l’accordo e lanciare nuove maxi-iniezioni di dollari che rischiano di indebolire ulteriormente il biglietto verde. La crisi del debito europeo non dà tregua, con Irlanda e Portogallo nuovi possibili epicentri dopo la Grecia; e poi c’è l’interrogativo della Cina, che non accenna a far apprezzare il suo yuan con buona pace della ripresa negli Usa e nei Paesi europei rimasti in mezzo al guado.
Ce ne è abbastanza per innescare l’ennesima corsa all’oro, con i super-ricchi di tutto il mondo stanno rispondendo alle incertezze sull’economia comprando interi lingotti d’oro, con ordini che a volte superano la tonnellata e che talora servono per spostare capitali senza destare sospetti. “Abbiamo avuto l’esempio di una coppia che ha comprato oltre una tonnellata d’oro, e lo ha trasportato altrove”, racconta alla Reuters Josef Stadler di Ubs.
Intanto continua a cedere il dollaro, ai minimi da metà marzo contro l’euro che a 1,3850 segna i massimi dallo scorso febbraio. Il biglietto verde risente delle aspettative crescenti per un nuovo intervento di “stimolo monetario” da parte della Fed, che acquistando titoli di Stato non farebbe che riservare una montagna di dollari sui mercati. E cede terreno anche contro il franco svizzero e contro lo yen, che fa le spallucce ai nuovi interventi della Banca del Giappone apprezzandosi fino a 82,97. In aperta sfida alle minacce di dazi da parte degli Usa, invece, fa marcia indietro lo yuan, che cede posizioni fino a 6,6945: Pechino sembra voler dimostrare che non ha alcuna intenzione di voler lasciare apprezzare la sua valuta come chiedono gli Usa.

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