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Capirsi nella Babele svizzera

Contro il mito di Babele, la Svizzera vuole dimostrare la possibilità del plurilinguismo.

(Peter Bruegel il Vecchio, La torre di Babele)

Promuovere il plurilinguismo svizzero: lo vuole il disegno di legge federale sulle lingue. Ma non mancano le critiche. Ed è battaglia sulla sede del nuovo Istituto nazionale per il plurilinguismo.

La procedura di consultazione sul disegno di legge federale sulle lingue nazionali e la comprensione tra le comunità linguistiche (LLC) è terminata a fine gennaio.

Dalle reazioni di partiti e associazioni risulta un fondamentale consenso sugli scopi della legge - la salvaguardia del quadrilinguismo svizzero e la promozione del plurilinguismo individuale - ma non mancano le critiche di chi teme sovvenzioni a pioggia e di chi si stupisce che non si faccia alcun accenno all'insegnamento precoce dell'inglese.

Inglese e sovvenzioni: i punti di vista sulla legge

Dei partiti governativi soltanto l'Unione democratica di centro (UDC) respinge in blocco il testo di legge, pur riconoscendo il fondamento della promozione del multilinguismo. Il Partito liberale radicale (PLR) si rammarica invece che non sia emersa alcuna soluzione «nella sensibile problematica dell'insegnamento delle lingue straniere», mentre il Partito socialista (PS) evidenzia come il senso di una simile legge sia di migliorare la salvaguardia delle lingue ufficiali.

"Una legge federale sulle lingue non può rimanere muta sulla questione di quale sia il posto dell'inglese nell'insegnamento", afferma la Conferenza intercantonale dell'istruzione pubblica della svizzera romanda e del Ticino (CIIP). Essa attende che la legge esprima chiaramente la priorità di una lingua nazionale sull'inglese.

Imporre l'insegnamento di una lingua nazionale come prima lingua straniera è indispensabile per la coesione elvetica, dicono i Verdi, mentre per UDC e Partito popolare democratico cristiano (PDC) la decisione di insegnare l'inglese precocemente è una questione che spetta ai Cantoni.
Corsi di lingua e cultura per gli immigrati

Piace a pochi poi l'idea di finanziare corsi di lingua e cultura per gli immigrati nel loro idioma non raccoglie affatto l'unanimità dei consensi: è una misura che non può figurare nella legge dicono i partiti - ad eccezione dei socialisti -, i direttori cantonali dell'istruzione e la Fondazione CH, portavoce dei governi cantonali.

Agli occhi della Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE), il progetto assomiglia troppo a un «catalogo di sovvenzioni» minori, che rischia di generare un'eccessiva burocrazia.

Identica cosa osserva il PLR, secondo cui il testo di legge contiene «il pericolo di sovvenzioni a annaffiatoio, sparse e inefficaci». Per l'UDC le sovvenzioni non spettano alla Confederazione e i Cantoni devono poter mantenere le proprie prerogative in materia scolastica. Il PPD si rammarica per l'assenza di una valutazione sia dei costi che delle conseguenze di questa legge.

A chi andrà l'Istituto per il plurilinguismo?

E' battaglia poi sulla sede del futuro Istituto nazionale per il plurilinguismo (IP). Il governo di Coira spera in un aiuto supplementare per far fronte alla complessa situazione del suo trilinguismo e cerca di spuntarla sull'IP. Il Grigioni lo vorrebbe in casa propria, ma il Consiglio federale non è di questo avviso e deciderà entro giugno. La struttura sarebbe gestita da Confederazione e Cantoni.

Il consigliere nazionale grigionese Duri Bezzola (PLR) ha inoltrato una mozione nell'intento di far assegnare al suo Cantone l'IP, ma il Consiglio federale ha risposto che il futuro Istituto non dovrà necessariamente avere sede nei Grigioni; devono invece"prevalere i bisogni dell'insieme del Paese".

Secondo il disegno di legge, l'IP dovrebbe sottostare ad un istituto universitario ed essere collegato ad altri enti attivi in questo ambito nelle diverse regioni linguistiche come le università, le scuole universitarie professionali o strutture cantonali.

Il sostegno al romancio, la lingua nazionale più minacciata, parla a favore del Grigioni, secondo il PDC, che però vedrebbe di buon occhio - per ragioni pratiche - se l'Istituto nazionale fosse collegato alla sola università bilingue del Paese, ossia Friburgo. E proprio il canton Friburgo fa notare la sua predisposizione naturale ad ospitare l'IP.

Da parte sua il governo cantonale bernese vorrebbe che l'Istituto s'installasse a Bienne, dove già si trova il "Forum per il bilinguismo", i cui obiettivi sono simili a quelli previsti nel disegno di legge.

swissinfo e agenzie


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