Il presidente del parlamento catalano, Roger Torrent, ha annunciato che il leader indipendentista detenuto a Madrid, Jordi Sanchez, è ufficialmente candidato alla presidenza della Catalogna e sottoposto al voto dell'assemblea.

La candidatura di Sanchez è stata presentata dal deposto presidente regionale Carles Puigdemont, in esilio a Bruxelles, che mercoledì scorso ha rinunciato "provvisoriamente" a essere candidato. Torrent, che oggi ha incontrato i leader dei gruppi politici, non ha indicato quando si terrà il voto di investitura.

Sanchez al momento però non dispone di una sicura maggioranza. Il fronte indipendentista ha 70 deputati su 135 nell'assemblea catalana, ma due - Puigdemont e Toni Comin, in esilio in Belgio - non possono votare, e l'ala sinistra del partito indipendentista CUP - 4 seggi - ha deciso di astenersi.

Il partito anti-sistema non considera abbastanza di rottura con Madrid il programma con il quale le due grandi famiglie dell'indipendentismo, JxCat (34 seggi) e ERC (32) propongono la candidatura di Sanchez.

L'opposizione unionista e il governo di Madrid sono contrari alla possibile elezione di un candidato presidente in carcere. La leader dell'opposizione Ines Arrimadas (Ciudadanos) ha definito "una farsa di cattivo gusto" la candidatura di Sanchez accusando Puigdemont che l'ha proposta "di non preoccuparsi dei 6,5 milioni di catalani ma di un solo catalano, lui stesso". ERC e JxCat hanno annunciato nuove trattative su un nuovo documento programmatico che sposti la CUP sulla fiducia a Sanchez.

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