Centenario da incubo per lo sci svizzero

Solo delusioni finora anche per il discesista svizzero Didier Cuche Keystone Archive

La federazione dello sci svizzero si trova in una crisi senza precedenti, proprio mentre ricorre il suo 100esimo anniversario di esistenza.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 gennaio 2004 - 10:26

Le critiche piovono da tutte le parti nei confronti degli sfortunati sciatori, come pure di dirigenti e allenatori della selezione nazionale.

“In segno di rispetto verso i pionieri dello sci svizzero, i nostri sciatori dovrebbero festeggiare molte vittorie nel corso di questa stagione del centenario” affermava nel novembre scorso a swissinfo Jean-Daniel Mudry, prima dell’inizio delle competizioni invernali.

Purtroppo, giunti ormai a metà stagione, le speranze del direttore di Swiss-ski sono state finora deluse.

Peggio, lo sci svizzero di competizione sta attraversando una crisi che si potrebbe definire storica: soltanto l’appenzellese Sonja Nef è riuscita ad issarsi sul podio dal mese di novembre!

Il prezzo di 12 anni di letargia

“Oggi stiamo pagando per una letargia durata circa 12 anni” ritiene Didier Bonvin, responsabile della formazione delle nuove leve di sciatori.

“Dalla fine degli anni ’80 fino alla fine degli anni ’90, la formazione dei più giovani è stata completamente trascurata. Allenatori, dirigenti e sponsor si sono concentrati esclusivamente sull’élite, pensando che i nuovi talenti si sarebbero affermati da soli”.

Ma è ormai ben lontana l’epoca d’oro della metà degli anni ’80, quando gli svizzeri dominavano il circo bianco ed avevano trionfato ai campionati mondiali di Crans-Montana nel 1987.

Costruzione vacillante

La struttura dello sci svizzero ha potuto resistere fino a quando alcuni campioni eccezionali riuscivano a tenerla in piedi. Oggi, la squadra elvetica è debole sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

“Il numero di atleti in grado di realizzare delle buone prestazioni nel corso della stagione è alquanto limitato” conferma l’ex-allenatore nazionale Louis Monney.

Diversi sciatori dell'attuale selezione nazionale erano riusciti ad imporsi alcune volte l’anno scorso. Ma, dopo le controprestazioni registrate finora, si trovano maggiormente sotto pressione e sono diventati ancora più vulnerabili.

Fragilità psicologica

“È chiaro che la spirale negativa e le sconfitte a ripetizione di questi ultimi tempi hanno reso ancora più fragili gli sciatori svizzeri” constata anche Roland Seiler, psicologo specialista di sport e capo dell’Istituto delle scienze dello sport presso la Scuola federale di Macolin.

“Da un lato le aspettative aumentano e dall’altro le possibilità di vincere diminuiscono” aggiunge Seiler.

A suo avviso, per uscire dalla crisi attuale, sarebbe necessario l’intervento di uno specialista esterno. Ma un’analisi approfondita della dinamica del gruppo e la ricerca di soluzioni adeguate richiedono evidentemente molto tempo.

Vittorie necessarie

Solo dei successi sembrano ormai poter evitare un’esplosione della squadra svizzera di sci e il siluramento di alcuni allenatori e dirigenti. Ma queste vittorie devono arrivare in fretta perché anche gli sponsor sono ormai alle strette.

Le due discese di Chamonix (uomini) e di Veysonnaz (donne), in programma questo fine settimana, potrebbero essere determinanti per il futuro della selezione nazionale. Decisioni sono attese al più tardi dopo le prove di Wengen del 17-18 gennaio.

Principale vittima designata dovrebbe essere il capo della squadra maschile, Karl Freshner, già criticato per i metodi duri che utilizza nei confronti degli atleti.

Martedì scorso, sul giornale romando Le Temps, le vecchie glorie dello sci svizzero Pirmin Zurbriggen e Joël Gaspoz hanno vivacemente attaccato le strategie dell’uomo di ferro austriaco.

Freshner è stato d’altronde convocato lo stesso giorno dai dirigenti dello sci svizzero a Berna per una riunione da cui non è emersa nessuna decisione definitiva. Ma, forse, è soltanto una questione di giorni.

swissinfo, Mathias Froidevaux

Fatti e cifre

24 novembre 2004: nascita della federazione svizzera di sci - oggi Swiss-ski.
Della federazione fanno parte 872 club di sci, per un totale di 106'600 membri.
18,6 milioni di franchi il budget di Swiss-ski per la stagione 2003/04.

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In breve

La stagione 2003/2004 è iniziata nel peggiore dei modi per la selezione nazionale svizzera.

Nessun rappresentante della squadra maschile è riuscito finora a salire sul podio.

Tra le donne spicca soltanto il secondo posto ottenuto da Sonja Nef nello slalom di Park City.

Il primo svizzero nella classifica generale, Didier Cuche, si trova soltanto al 18esimo posto.

In campo femminile, la prima rappresentante dei colori rossocrociati è Sonja Nef, che figura in 12esima posizione.

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