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Il Consiglio federale ha fissato l'entrata in vigore del testo che consente di continuare a versare il cosiddetto "miliardo di coesione" (foto simbolica d'archivio).

KEYSTONE/PETER KLAUNZER

(sda-ats)

La cooperazione della Svizzera con gli Stati dell'Europa dell'Est si fonderà su nuove basi legali dal primo giugno.

Per questa data, il Consiglio federale ha infatti fissato l'entrata in vigore del testo che consentirà di versare a questi ex paesi comunisti oltre un miliardo di franchi tra il 2017 e il 2020.

Nel settembre 2016, il Parlamento aveva approvato un credito quadro di 1,04 miliardi di franchi. L'attuale legge sulla cooperazione con i Paesi dell'Europa orientale risale al 2006 scade il 31 maggio 2017.

La nuova legislazione, che resterà in vigore fino alla fine del 2024, permetterà di proseguire la cooperazione di transizione con gli ex Stati comunisti nel Caucaso meridionale, in Asia centrale, in Ucraina e nei Paesi dei Balcani occidentali, scrive oggi in una nota il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Lo scopo di questo aiuto allo sviluppo è di sostenere gli sforzi dei paesi in questione per costruire e consolidare la democrazia, realizzare l'economia di mercato e edificare le loro strutture sociali.

La legge contiene inoltre disposizioni relative al contributo della Svizzera a favore dei nuovi Stati membri dell'UE. Il Consiglio federale si pronuncerà in merito a un possibile rinnovo del "contributo autonomo" della Confederazione, "tenendo conto delle relazioni complessive tra la Svizzera e l'Unione europea", precisa ancora il comunicato.

SDA-ATS