Chi governa la Svizzera?

Dove sta il vero potere? swissinfo.ch

L'ingloriosa gestione degli ultimi giorni di vita di Swissair ha riportato l'attenzione sul rapporto di forza tra potere politico ed economico. Se il primo deve necessariamente essere radicato nel territorio preoccupandosi anche degli interessi locali, il secondo agisce ormai ad un livello superiore, attraverso gli Stati, su scala globale. Interrogativo preoccupante: c'è ancora equilibrio tra i due poteri?

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 ottobre 2001 - 14:18

Un prestigio distrutto

Grazie all'intervento di UBS e Credit Suisse, la Svizzera disporrà anche in futuro di una compagnia di bandiera, Crossair, che sarà adeguatamente sostenuta e rilanciata dai suoi nuovi proprietari. C'è da scommettere che, a termine, l'investimento miliardario si rivelerà anche redditizio per i due istituti.

In attesa della ripresa delle attività da parte del nuovo gruppo (previsto per il 28 ottobre) c'era tuttavia un periodo transitorio, di grande significato sociale, politico e storico, nel quale i voli avrebbero dovuto essere garantiti. Ma, per due giorni, non è stato così. Le grandi banche hanno preferito glissare sugli appelli del Consiglio federale, inizialmente restio ad attribuire contributi finanziari, anche in seguito all'esplicito invito in questo senso espresso dai vertici di UBS.

Le conseguenze si sono viste negli scorsi giorni: un vero e proprio putiferio. Gli aerei Swissair impossibilitati a volare, migliaia di passeggeri inchiodati a terra, un accordo di versamento milionario a Sabena semplicemente ignorato. L'immagine della Svizzera nel mondo ne esce con le ossa rotte. L'economia ha salvato il salvabile (o perlomeno l'appetibile), abbandonando al suo destino la "zavorra" superflua. Il governo è stato, più o meno, messo da parte.

Davide contro Golia?

Tutto ciò fa però pensare ad un rapporto sempre meno bilanciato tra autorità politiche e grandi interessi economici: quando l'economia chiama, la politica risponde. Il contrario non è invece garantito.

"È un dato di fatto - dice a swissinfo Jean-Jacques Friboulet, professore di politica economica all'Università di Friborgo - Oggi le società transnazionali, a differenza delle multinazionali degli anni '80, non necessitano più di basi locali o di compromessi politici. Perseguendo legittimamente i loro interessi, questi colossi hanno i mezzi per piegare anche i governi".

"Questo non è più un modello liberale, in quanto la dimensione politica è letteralmente schiacciata da quella economica" prosegue il prof. Friboulet. "Le responsabilità tra i vari attori non sono più distribuite in modo equilibrato".

Mauro Baranzini, professore di economia politica presso le Università di Verona e di Lugano, sottolinea come "il processo di globalizzazione ha rafforzato questo meccanismo. I singoli governi nazionali sono sempre meno attrezzati per far fronte a questo tipo di crisi, anche perché spesso hanno le mani legate dagli accordi internazionali".

"Intendiamoci: la responsabilità principale di questa situazione va attribuito agli errori decennali del management di Swissair" precisa Mauro Baranzini. "Gli eventi degli scorsi giorni dimostrano però che il fossato tra il potere politico e quello economico si sta scavando sempre più".

Mercoledì sera, è toccato infine al Consiglio federale metter mano al portafoglio ed estrarre 450 milioni per garantire i voli di Swissair nelle prossime settimane. "La prova di forza ha visto le banche prevalere" rileva il prof. Jean-Jacques Friboulet. Non poteva essere altrimenti.

La responsabilità è però anche dei politici. "Lo Stato aveva dimenticato l'elemento di servizio pubblico di certe prestazioni, tra le quali anche il trasporto aereo" prosegue Friboulet. In seguito alla deregolamentazione decisa dai vari parlamenti negli ultimi anni, "gli stessi politici non sono stati in grado di anticipare il problema del finanziamento del servizio pubblico. Ora la fattura è arrivata. Ed è forse addirittura più salata di quello che sarebbe costato contribuire al finanziamento del servizio pubblico in tutti questi anni" conclude il professore friborghese.

Il terzo elemento

Il politologo Ivan Rickenbacher invita a non sottovalutare il ruolo dei cittadini. "Le proteste e le reazioni di mercoledì e giovedì di fronte alla vergogna dei giorni precedenti danno nuova linfa ad un sistema politico che, in Svizzera, è volutamente privo di mezzi per influenzare pesantemente l'economia".

Secondo Rickenbacher i cittadini, che sono poi i clienti delle banche, possono assumere una funzione di arbitraggio molto importante per coordinare le azioni di politici e manager. "Contro la volontà di una gran parte della popolazione non è possibile sviluppare delle strategie aziendali a lungo termine" sottolinea il politologo, ex consigliere nazionale.

Un invito alla coerenza giunge dal prof. Mauro Baranzini: "Non si può invocare continuamente meno Stato e poi pretendere che il settore pubblico intervenga massicciamente in occasione di crisi. Meno Stato significa anche meno mezzi e meno strumenti legislativi per intervenire".

Una nuova dimensione

Secondo tutti i nostri interlocutori, gli eventi degli scorsi giorni hanno dimostrato la fragilità del sistema politico svizzero. Interessi particolari e logiche economiche che animano i grandi gruppi passano ben al di là della capacità d'intervento delle autorità federali. Esistono delle soluzioni per ridare potere alla politica?

"Nell'interesse stesso delle grandi transnazionali, è necessario adattare le istituzioni politiche alla dimensione attuale degli attori economici: un esempio potrebbe essere quello di un'autorità europea che, nel caso di Swissair, avrebbe potuto imporre l'adozione di un piano sociale complementare" ritiene il prof. Jean-Jacques Friboulet. "E' importante creare delle istanze che dispongano davvero della forza necessaria per rappresentare i cittadini" conclude.

Da parte sua, il prof. Mauro Baranzini teme un futuro caratterizzato da un rapporto sempre più squilibrato tra politica ed economia. "Non esistendo dei codici di comportamento fissi nel tempo, molto dipenderà tuttavia dall'abilità dei politici e dal senso di responsabilità dei presidenti delle grandi società. E' importante però che si riescano a difendere i principi democratici e federali, alla base del nostro modello di società" conclude Baranzini.

Ivan Rickenbacher auspica infine che le reazioni politiche, mediatiche e popolari di questi giorni abbiano insegnato qualcosa anche ai leader delle grandi banche svizzere. "Questa esperienza sarà sicuramente analizzata e porterà ad utili indicazioni per il futuro. Anche a loro".

Marzio Pescia

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