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Chi ha paura della SARS?

Espositori asiatici assenti al Salone dell'orologeria e della gioielleria di Zurigo Keystone

Hong Kong abbandona la Fiera mondiale dell'orologeria di Basilea. Le autorità federali sono inflessibili: niente lavoro alle persone provenienti dal sud-est asiatico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 aprile 2003 - 18:48

Per i medici, la situazione è seria, ma non è il caso di farsi prendere dal panico.

La decisione presa dalle autorità federali nei giorni scorsi ha suscitato molte perplessità. Perché impedire agli espositori asiatici intenzionati ad intervenire alla Fiera mondiale dell'orologeria di assumere personale proveniente dal sud-est asiatico, quando la stessa fiera è aperta ai clienti, quando alle frontiere non si nega l'entrata in Svizzera a chi proviene dalle regioni a rischio di contagio?

«Quella presa dal governo è una misura tra le tante che sarebbe stato possibile prendere» dichiara a swissinfo il dottor Laurent Kaiser, virologo all'ospedale cantonale e universitario di Ginevra. «Si sarebbe potuto pensare anche ad altre soluzioni, come l'istituzione nei luoghi della fiera e negli hotel di centri di sorveglianza medica. In questo modo le persone con i sintomi della malattia avrebbero potuto essere individuate rapidamente e se necessario isolate».

Le alternative sono nelle mani dei cantoni

Baselworld, 31esimo salone dell'orologeria e della gioielleria di Basilea e Zurigo, ha aperto i battenti giovedì. L'ha fatto senza espositori e personale di vendita proveniente da Cina, Hong Kong, Singapore e Vietnam. O meglio, senza espositori e personale di vendita attivi. Molti di loro si trovano comunque in Svizzera, pronti a spacchettare la merce nel caso Berna dovesse dare luce verde.

Per il momento però il «no» resta deciso. Dopo una serie di colloqui con gli ambienti interessati, l'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) non ha ritenuto opportuno tornare sui propri passi. L'obiettivo è di scongiurare la diffusione del virus all'origine della polmonite atipica.

«Le misure approvate dal Consiglio federale sono sensate e necessarie dal punto di vista sanitario. Inoltre sono attuabili in tempi brevi e possono essere controllate dai cantoni» ha dichiarato Thomas Zeltner, direttore dell'Ufsp.

Le stesse misure saranno applicate al salone dell'orologeria di Ginevra che partirà il 14 aprile. Contrariamente a Basilea però, Ginevra non è aperta al pubblico, ma solo a chi è attivo nel settore. Non si teme dunque una grande perdita di pubblico.

Delegazione di Hong Kong prepara le valigie

A Baselworld rimane però uno spiraglio di speranza. L'Ufsp è disposto a valutare soluzioni alternative. Per poter essere applicate le nuove misure dovrebbero essere approvate dai cantoni interessati e soddisfare una serie di condizioni minime. In particolare il personale di vendita dovrebbe sottoporsi quotidianamente a dei controlli medici e portare delle mascherine.

Condizioni inaccettabili per la delegazione di Hong Kong che ha deciso di lasciare la Svizzera. Per Fred Lam, direttore del Consiglio per la promozione del commercio di Hong Kong, non c'era alternativa alla partenza, che avverrà nei prossimi giorni. «È evidente che non siamo i benvenuti» ha commentato «ad ogni modo gli uomini d'affari svizzeri saranno sempre i benvenuti ad Hong Kong».

Non si fermano le organizzazioni internazionali

Per la prima volta nella sua storia l'OMS ha deciso di sconsigliare ufficialmente i viaggi nelle regioni interessate dall'epidemia di polmonite atipica (SARS, «Sever acute respiratory syndrome»). Anche alla sede dell'ONU di Ginevra si è raccomandato di valutare la necessità di ogni riunione che interessa persone provenienti dal sud-est asiatico.

Per Elena Ponomareva-Piquier, responsabile della sezione relazioni pubbliche del servizio informazioni dell'ONU, queste raccomandazioni non hanno scatenato il panico. «All'ONU le cose seguono il loro sviluppo normale». Attualmente è in corso una sessione della Commissione dei diritti umani. Tra delegati e giornalisti non si sono registrate defezioni e dal momento che la sessione dura da più di dieci giorni - periodo di incubazione del virus della SARS - si possono escludere dei contagi.

Non sono stati perturbati nemmeno i lavori dell'Unione postale universale (UPU). La riunione internazionale prevista a Berna si sta svolgendo secondo programma e senza inquietudini particolari. Solo la delegazione di Singapore ha preferito non intervenire. Presenti invece i rappresentanti di Hong Kong.

«Su domanda delle autorità bernesi, abbiamo informato i delegati con una lettera sui sintomi della polmonite atipica e sulle misure da prendere nel caso dovessero manifestarsi» ha dichiarato a swissinfo Rheal LeBlanc, incaricato della comunicazione esterna per l'UPU.

Confusione

La paura che serpeggia nella popolazione è dovuta in gran parte alla mancanza d'informazioni precise e al risalto dato alla polmonite atipica dai media. «Bisognerebbe evitare di sovradimensionare il fenomeno» afferma il dottor Kaiser. «Le contromisure prese si stanno rivelando efficaci. Non abbiamo assistito a un'esplosione dei casi in Europa o negli Stati uniti. Ad Hanoi e a Singapore la situazione è sotto controllo. E nemmeno a Hong Kong si ha l'impressione che ci sia stata una vera e propria esplosione dei casi. L'unico punto interrogativo resta la Cina».

Per il momento, il virologo ginevrino esclude la possibilità di una pandemia mondiale, anche se questo non significa che si debba abbassare la guardia. «Grazie alla rete internazionale dell'OMS è possibile prendere delle misure per contenere in modo efficace questo genere di epidemie. L'altra faccia della medaglia, quando ci si organizza a livello mondiale, è che si parla molto di ogni nuova malattia».

Capita così di seminare paure non proporzionate alla situazione. «La gente esagera, siamo sommersi da domande di persone che in fin dei conti non corrono nessun rischio», dice Kaiser. Il rischio che il virus si propaghi in una società come la nostra, che viaggia molto, è certo presente. Non bisogna però dimenticare che proprio nei focolai d'infezione e negli ospedali si è riusciti ad evitare la sua diffusione.

swissinfo, Doris Lucini

Fatti e cifre

A livello mondiale, 2300 persone sono state contagiate finora dalla SARS.
La polmonite ha provocato la morte di un'ottatina di persone in 17 paesi.
In Svizzera si sono registrati finora 6 casi sospetti.

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In breve

L'Ufficio federale della sanità ha ribadito il divieto di lavoro alle grandi fiere svizzere per il personale proveniente dai paesi del sud-est asiatico.

Gli espositori di Hong Kong hanno deciso di ritirarsi dal Salone dell'orologeria e della gioielleria, criticando la decisione adottata delle autorità sanitarie svizzere per arginare il rischio di epidemia da SARS.

Il padiglione di Hong Kong, che rappresentava 331 imprese, era il più grande della fiera di Zurigo.

Secondo l'OMS le misure previste a livello internazionale dovrebbero permettere di scongiurare il pericolo di una pandemia mondiale.

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