Chiese svizzere alla ricerca della verità sui rapporti con l'apartheid

Thomas Wipf, presidente del consiglio della Federazione delle chiese evangeliche della Svizzera (FCES) Keystone

Le relazioni tra la Svizzera e il Sudafrica dell'apartheid vanno ristudiate perché possa essere trovata la verità: secondo le Chiese questa è la premessa indispensabile alla realizzazione di un futuro di giustizia. Tuttavia, né protestanti né vescovi forniscono idee concrete per la realizzazione del loro messaggio.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 ottobre 2001 - 18:21

«Siamo stati troppo poco coraggiosi e non abbiamo prestato attenzione alle voci che si levavano contro l'apartheid», ha ammesso il presidente del consiglio della Federazione delle chiese evangeliche della Svizzera (FCES) Thomas Wipf in una conferenza stampa mercoledì a Zurigo. Due delegazioni - della FCES e della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) - hanno infatti appena fatto ritorno da una visita nel Paese dell'Africa australe.

Wipf ha spiegato che non si tratta di provare sentimenti di colpa poiché quanto accaduto allora va anche inteso come espressione di un'epoca storica. Tuttavia è necessario fare piena luce sul ruolo avuto da Chiese, Stato, banche e imprenditori durante il regime di segregazione razziale: «la ricerca della verità deve aprire la strada verso il futuro», ha auspicato Wipf. Le Chiese però non hanno dato alcuna indicazione su come tradurre queste parole in fatti.

Le delegazioni delle Chiese svizzere hanno trascorso alcuni giorni in Sudafrica, dove erano state invitate dal Consiglio delle Chiese e dalla conferenza dei vescovi di quel Paese. Gli inviti, ha spiegato il vescovo di San Gallo Ivo Führer, sono stati rivolti indipendentemente alle due Chiese svizzere, cattolica e protestante, ma le attività sul posto hanno presentato vari punti comuni, come comuni sono risultate le impressioni sulla realtà del paese. La CVS non ha tuttavia ancora deciso quali passi concreti intraprendere.

Durante il viaggio è divenuto sempre più evidente che l'apartheid è scomparso nell'ufficialità e nelle teste ma non nei cuori, ha affermato Wipf. Anni dopo l'abolizione del regime segregazionista la situazione nel Paese rimane allarmante: la povertà è grande e l'indebitamento impedisce la ricostruzione. Per le Chiese è però l'Aids il maggiore flagello per il Paese: l'epidemia colpisce circa il 20 per cento della popolazione adulta, ha concluso Wipf.

swissinfo e agenzie

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