Collaborazione giudiziaria italo-svizzera: «Ufficio centrale Italia» a un punto morto a Berna

La collaborazione giudiziaria italo-svizzera, criticata dal ministro italiano delle finanze, potrebbe essere accelerata con la creazione a Berna di un «ufficio centrale Italia». Roma però non ha ancora ratificato un accordo firmato nel 98 dai due paesi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 settembre 2000 - 15:38

L'»ufficio centrale Italia», dipendente dall'Ufficio federale della giustizia (UFG), dovrebbe occuparsi dei casi importanti di corruzione e di crimine organizzato.

Sei persone sarebbero incaricate di esaminare le richieste di assistenza giudiziaria italiane che riguardano diversi cantoni. Il progetto però è a un punto morto. «Non metteremo i posti a concorso fino a quando l'Italia non avrà ratificato all'accordo aggiuntivo alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale», ha detto venerdì all'ats Folco Galli, portavoce dell'UFG.

Prima di dare il via libera, il parlamento italiano deve adattare tre leggi. Il testo è già stato adottato invece dalle Camere federali, seppur senza entusiasmo.

L'»ufficio centrale Italia» era una richiesta di Roma. In cambio la Svizzera ha ottenuto la firma di un accordo sulla riammissione degli immigrati clandestini.

In una recente intervista alla Televisione della Svizzera italiana, Ottaviano del Turco aveva criticato le autorità elvetiche accusandole di non aver collaborato nella lotta contro il traffico di sigarette, in particolare in relazione alla vicenda Cuomo/Verda. Del Turco aveva affermato che l'accordo fra Svizzera e Italia sulla collaborazione giudiziaria va «rivisto».

swissinfo e agenzie

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo