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Con la storica torre torna la vita a Gondo

La Torre Stockalper di Gondo, semidistrutta dalla frana (foto:swisscastles.ch)

La rinascita del villaggio di confine, dilaniato dalle acque nel 2000, prende forma. Infrastruttura e rispetto della memoria fanno parte del progetto.

Una fondazione promuove la ricostruzione della Torre Stockalper, simbolo degli antichi traffici sul Sempione.

Nell'ottobre del 2000 un terribile nubifragio mette in movimento la terra. Una frana di pietre e melma scivola dalle pendici della montagna seppellendo gran parte del piccolo villaggio di Gondo.

Il villaggio, abbarbicato sulla strada del Sempione, è in gran parte distrutto. Tredici persone perdono la vita. Quasi tutti gli altri 165 abitanti abbandonano il villaggio. Non c'è più la scuola, i negozi, la strada: un'enorme ferita rimane aperta. La montagna ha trascinato con sé l'identità di un paese.

La solidarietà confederata non si fa attendere. La Catena della solidarietà raccoglie in poche settimane molti milioni di franchi. Ma come spenderli? Ha ancora un futuro il villaggio al confine con l'Italia, spesso isolato in inverno?

Si ritarda, c'è un po' di polemica, ma alla fine la decisione è positiva. A due anni dalla distruzione comincia la ricostruzione. 16 milioni arrivano per il consolidamento della montagna. Sette milioni arrivano dalla Catena della solidarietà per ricreare delle fonti di sussistenza per gli oltre cento abitanti già tornati.

Nuova vita nell'edificio storico

E sabato 2 novembre è stata creata ufficialmente una fondazione che si occuperà della ricostruzione del simbolo del villaggio: la Torre Stockalper. Il capitale iniziale è garantito dal governo vallesano. A presiedere il comitato c'è l'ex consigliere federale e ambasciatore straordinario delle Nazioni Unite, Adolf Ogi.

L'edificio della famiglia di notabili vallesani risale al Seicento ed è il simbolo di un passato ricco, dominato dai trasporti commerciali fra nord e sud dell'Europa sulla rotta del Sempione. L'orgogliosa Torre è viva memoria dei secoli precedenti all'industrializzazione. Allora lunghe colonne di somieri con i loro animali carichi di merci preziose, salivano a passo d'uomo lungo la stretta mulattiera.

L'alluvione del 2000 ha spezzato l'edificio in due: la parte più antica della Torre Stockalper è rimasta intatta, ma il tratto residenziale è stato spazzato a valle. Le televisioni di tutta Europa hanno proposto l'immagine dell'orgoglio di Gondo ferito: è il simbolo della peggiore tragedia della natura da decenni in Svizzera.

Il tramonto di un villaggio?

Oggi il villaggio continua a vivere della sua posizione di confine, ma i cambiamenti a livello continentale mettono in forse la tradizione fatta di sigarette e benzina, di piccoli negozietti e guardie di confine.

Oltre un secolo fa il tunnel ferroviario ha portato buona parte dei traffici molto sotto il villaggio. Oggi l'apertura delle frontiere da parte dell'Unione europea potrebbe annientare quei margini di guadagno residui. Per questo con la ricostruzione della Torre si cerca di ripensare il futuro del villaggio, pianificando nuove prospettive di sviluppo.

Nuovi orizzonti

Il progetto è ambizioso ed è la chiave di volta della rinascita del villaggio. La ricostruzione della parte distrutta offrirà spazi per seminari, una sala comunale, un piccolo museo. Si auspica anche la creazione di un "Istituto sull'uomo e il tempo".

Si scopre dunque una vocazione turistica per un villaggio che ha sempre vissuto di transito. Gli abitanti si sono imposti con la loro volontà di tornare; la ricostruzione della Torre Stockalper sarà il simbolo del loro ritorno. Il ritorno ad un paese, come a più volte ripetuto il sindaco Roland Squaratti, "ancora più bello di prima".

Daniele Papacella, swissinfo

Fatti e cifre

Nell'ottobre 2000 una frana ha distrutto gran parte del villaggio
13 persone persero la vita
Dopo aver scartato la possibilità di un trasferimento della popolazione in un'altra località del Vallese, è iniziata la ricostruzione
Gli accordi di Schengen minacciano le basi di sussistenza della piccola località che vive dei traffici di confine

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