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Conferenza umanitaria sull'Iraq a Ginevra

Micheline Calmy-Rey non ha ancora precisato la data della conferenza

(Keystone)

La Svizzera intende organizzare una conferenza entro fine febbraio a Ginevra sulle conseguenze umanitarie di una guerra in Iraq.

La ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ha invitato i paesi della regione, Stati Uniti e Unione europea.

L'annuncio è stato fatto lunedì, dopo che la ministra aveva incontrato le commissioni di politica estera delle due camere del parlamento.

Tra i paesi invitati figurano Iraq, Iran, Siria, Kuwait, Arabia Saudita, Turchia, Giordania, Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Europea.

Dovrebbero partecipare anche organizzazioni come il Comitato internazionale della Croce rossa (CICR) e l'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati. La portavoce del CICR Antonella Notari ha indicato che l'organizzazione con sede a Ginevra è molto interessata a questa conferenza.

Decisivo l'incontro con Powell

La riunione sarà incentrata sulle conseguenze umanitarie di un conflitto e le attività si svolgeranno nell'ambito dell'ONU, ha precisato la ministra.

Questa iniziativa fa seguito al messaggio che lei stessa aveva portato al segretario di stato americano Colin Powell, incontrato al Forum economico di Davos. In quell'occasione, la consigliera federale aveva esposto all'ospite americano la posizione della Svizzera e gli aveva offerto i buoni uffici della Confederazione.

Micheline Calmy-Rey aveva anche insistito sulla necessità del rispetto del diritto umanitario internazionale e avvertito del rischio di una catastrofe umanitaria.

Aumentare l'aiuto umanitario

La titolare del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) è convinta dell'utilità dei suoi sforzi diplomatici, che taluni politici non gradiscono perché li ritengono sproporzionati per un piccolo paese come la Svizzera. "La Svizzera non è un piccolo paese per quanto riguarda la sua credibilità e la sua influenza è ben più grande della dimensione del suo territorio", ha sottolineato.

Parallelamente, il DFAE e la Direzione per l'aiuto allo sviluppo e la cooperazione (DSC) preparano l'intensificazione dell'aiuto umanitario in Iraq e stanno elaborando uno scenario di crisi.

La Svizzera, attiva in quel paese dal 1993, spende attualmente 5 milioni di franchi all'anno per l'Iraq.

La neutralità in causa

Durante la loro riunione sulle conseguenze della crisi irachena, la consigliera federale e le commissioni parlamentari hanno esaminato le implicazioni per la neutralità svizzera.

La Svizzera resterà neutrale in caso di attacco contro l'Iraq senza una seconda risoluzione dell'ONU, ha ricordato la Calmy-Rey. Questo significa che il sorvolo del territorio svizzero per fini militari è escluso.

In caso di nuova risoluzione, il Consiglio federale potrà autorizzare questi sorvoli, anche se non si ritiene obbligato. In questo caso, il governo si riunirà per valutare la situazione. La Svizzera ha sempre dato il suo avallo, dal 1993, al sorvolo del suo territorio in caso di risoluzione dell'ONU.

Commissioni soddisfatte

Le commissioni parlamentari si sono dette soddisfatte dell'incontro con Micheline Calmy-Rey. Hanno ottenuto la promessa di essere consultate dal governo per i sorvoli in caso di nuova risoluzione delle Nazioni unite, se il tempo a disposizione lo permetterà.

"Le risposte ottenute ci hanno soddisfatto", ha precisato la presidente della commissione della camera bassa, la deputata liberale radicale zurighese Lili Nabholz.

Le commissione desiderano essere "un interlocutore per la discussione". È anche l'occasione per il governo di tastare il polso al parlamento, che rappresenta il popolo, ha aggiunto.

swissinfo e agenzie

In breve

La Svizzera, paese depositario delle Convenzioni di Ginevra, non assiste passivamente agli sviluppi in vista di una guerra contro l'Iraq.

La ministra degli esteri elvetica propone una conferenza internazionale per discutere delle conseguenze umanitarie di un conflitto. Da tenersi entro fine febbraio.

Invitati i paesi della regione (compreso l'Iraq), USA, Gran Bretagna, Unione europea, il CICR e l'agenzia ONU per i rifugiati.

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