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Tocca al cantone di domicilio finanziare le cure dei suoi residenti in istituti situati fuori dai suoi confini e non coperti dall'assicurazione malattia. Ci sono ancora però divergenze fra le due Camere per quel che riguarda i costi residui.

Oggi il Consiglio degli Stati ha lanciato una nuova proposta di compromesso.

La Camera dei Cantoni aveva inizialmente proposto che il cantone di domicilio si prendesse carico dei costi nel caso in cui sia stato incapace di fornire all'assicurato un posto in uno dei suoi istituti. Il Nazionale ha però respinto tale proposta, sostenendo che alcuni pazienti vedrebbero la loro scelta limitata dalle disponibilità economiche.

Ora gli Stati tornano alla carica e completano la loro posizione precisando che la presa a carico del cantone di domicilio si applica solo "se al momento dell'ammissione" nessun posto può essere messo a disposizione.

Dall'entrata in vigore del nuovo regime di finanziamento nel 2011, sussistono problemi concernenti le cure fornite durante un soggiorno in una struttura medicalizzata situata al di fuori del cantone di residenza. Lo stesso dicasi per i servizi di assistenza e cura a domicilio.

La legge prevede che la cassa malattia si assuma una quota di spesa a seconda del bisogno di cure. L'assicurato versa fino al 20% di un importo massimo fissato dal Consiglio federale. I cosiddetti "costi residui", ovvero quelli non coperti dall'assicurazione malattie, sono invece di competenza dei cantoni, ma non vi è una regolamentazione chiara in merito.

In un primo momento, il Consiglio federale avrebbe voluto risolvere il problema d'intesa con le autorità cantonali, ma queste ultime non sono riuscite a trovare una soluzione soddisfacente. Allora le Camere hanno elaborato un progetto sulla base di un'iniziativa parlamentare dell'ex consigliera agli Stati Christine Egerszegi (PLR/AG).

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SDA-ATS