Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Svizzeri in Italia Le sfide sulla strada del parlamento che verrà

Genova è una delle città storicamente più legate alla Svizzera. Il Consolato generale di Svizzera a Genova, che oggi non esiste più, è stato aperto nel 1799. Era il secondo più antico della diplomazia elvetica (il primo era stato quello di Bordeaux l’anno precedente). Era stato creato per rispondere agli importanti movimenti di soldati svizzeri che si imbarcavano al porto di Genova per raggiungere Napoli.

(AFP)

Rapporti con l’UE, migrazione, diritti popolari: sono tre dei principali temi che dovrà affrontare il parlamento svizzero nella prossima legislatura. Questioni che sono state anche al centro del 77esimo Congresso del Collegamento Svizzero in Italia, svoltosi sabato a Genova.

Chi tra gli oltre 170 partecipanti convenuti nella città ligure si aspettava una risposta sul futuro delle relazioni tra Svizzera e Unione Europea è probabilmente rimasto deluso. I rappresentanti dei quattro più importanti partiti svizzeri presenti a Genova – per un congressoLink esterno all’insegna delle prossime elezioni federali di ottobre – non avevano con sé la sfera di cristallo.

Dopo l’adozione, il 9 febbraio 2014 dell’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», gli accordi bilaterali – in particolare quello sulla libera circolazione – che regolano i rapporti tra Berna e Bruxelles sono in bilico. Come conciliare il rispetto del mandato costituzionale conferitogli dal popolo e la preservazione di questi accordi sarà certamente uno dei temi principali con cui sarà confrontato il prossimo parlamento.

«In questo momento non ci sono soluzioni in vista. Vi sono solo colloqui esplorativi per avvicinare le parti. Il problema è che la soluzione fedele al mandato costituzionale non sarà accettata dall’UE. Non sono quindi per nulla ottimista», ha dichiarato il consigliere agli Stati ticinese Fabio Abate (Partito liberale radicale).

«Ci siamo messi in una posizione oggettivamente difficile», gli ha fatto eco il suo collega nella Camera alta Filippo Lombardi (Partito popolare democratico). «L’UE aspetta di vedere come risolviamo le nostre contraddizioni». Il consigliere nazionale socialista zurighese Martin Naef è sulla stessa lunghezza d’onda. Da poco tornato da una visita di due giorni a Berlino, Naef ha riassunto così l’aria che si respira nella capitale tedesca: «L’UE dice in sostanza ‘i contratti sono questi. La libera circolazione non si negozia. Il problema è vostro, a voi di risolverlo’».

Più di 50'000 svizzeri in Italia

In Italia sono immatricolati 51'881 cittadini svizzeri; 33'070 nella circoscrizione consolare di Milano e 18'811 in quella di Roma. Si tratta della terza comunità elvetica in Europa più importante, dopo Francia e Germania.

Circa uno svizzero in Italia su tre è iscritto a registro elettorale. A Milano gli iscritti sono 5'808 e a Milano 9'625, per un totale di 15'433 persone.

Con un tasso di partecipazione medio del 36,1%, gli svizzeri che vivono in Italia sono i più assidui alle urne, ha rilevato Peter Zimmerli, delegato per le relazioni con gli svizzeri dell’estero del Dipartimento federale degli affari esteri. 

Fine della finestrella

Unica voce fuori dal coro – e non poteva essere altrimenti visto che a promuovere l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa» è stato proprio il suo partito, l’Unione democratica di centro (UDC) – Gabriella Binkert Becchetti, candidata per il Consiglio nazionale nei Grigioni per l’UDC internazionale, che vive tra la Val Monastero e il lago di Garda, dove gestisce un agriturismo. «Non sono così pessimista. Bruxelles ha ogni interesse ad avere buoni rapporti con la Svizzera. Basti pensare ai moltissimi cittadini dell’Unione che vivono nella Confederazione. I nostri negoziatori dovrebbero forse essere un po’ più duri, come sta facendo la Grecia».

Flussi migratori

Un’altra delle grandi sfide che rimarranno d’attualità per la prossima legislatura è l’emergenza profughi. «L’UE reagisce puntando soprattutto sull’edificazione di un muro difensivo. In Svizzera l’ex cancelliera della Confederazione e presidente della Croce Rossa Svizzera Annemarie Huber-Hotz ha invece proposto di accogliere 80'000 profughi. È fattibile?», ha chiesto il moderatore del dibattito Marco Cameroni, ex console generale di Milano.

«Pura provocazione», per Filippo Lombardi, soprattutto in un clima politico come quello attuale, dove una qualunque maggiore apertura dal punto di vista migratorio sarebbe probabilmente spazzata via in votazione popolare. Secondo Gabriella Binkert Becchetti – il cui padre è di origine nigeriana – è impossibile assorbire simili flussi.

L’accento deve essere posto soprattutto sulla politica di sviluppo, «primo passo della politica migratoria», ha annotato Fabio Abate. E soprattutto bisogna evitare di cadere nel tranello di seguire una strada autonoma in materia di flussi migratori, strada che «romperebbe tutto il meccanismo di cooperazione e di solidarietà dell’Europa».

Più possibilista Martin Naef, secondo cui continuare a inasprire la politica d’asilo in Svizzera non ha funzionato. «Non si può bloccare la voglia di trovare una vita migliore. Per i rifugiati che provengono da zone di guerra deve esserci posto». E l’Europa ha «una responsabilità comune» nell’accogliere questi profughi.

Diritti popolari

Altro tema sul banco i diritti popolari e in particolare l’iniziativa lanciata dall’UDC per la preminenza del diritto svizzero su quello internazionale. «Non è normale accettare altre legislazioni, siamo ancora indipendenti», si è giustificata Gabriella Binkert Becchetti. L’iniziativa attacca in particolare – senza precisarlo a chiare lettere – la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Un’iniziativa «bugiarda» per gli altri tre parlamentari presenti, poiché non dice che bisogna denunciare la Convenzione europea, ma è di fatto ciò che accadrebbe. Un po’ come sta accadendo con l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», «ci si ritroverebbe con un articolo costituzionale non applicabile, perché non dice cosa si dovrebbe fare con le convenzioni internazionali», ha sottolineato Filippo Lombardi.

«La Svizzera si ritroverebbe come la Grecia del regime dei colonnelli, unico altro paese ad aver denunciato questa Convenzione. La Confederazione non può pretendere di essere sempre e solo un’isola. Stiamo scherzando con il fuoco», ha dal canto suo rilevato Fabio Abate.

Espatriati Gli svizzeri all’estero hanno la loro legge ad hoc

Gli espatriati elvetici possono esultare: il parlamento ha adottato la nuova legge sugli svizzeri all’estero (LSEst) che rende più trasparenti i loro diritti e i loro doveri e che rafforza i legami della Confederazione con i suoi espatriati. Si tratta di un successo per l’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE).

PLACEHOLDER

Nato da un’iniziativa parlamentareLink esterno del senatore ticinese Filippo Lombardi, il testo riunisce tutte le disposizioni riguardanti gli svizzeri all'estero attualmente sparpagliate in varie leggi, ordinanze e regolamenti. Dai diritti politici, all’aiuto sociale, passando per la protezione consolare, fino al sostegno alle istituzioni a favore degli svizzeri all’estero: tutto rientra ormai nella LSEst che, con un approccio coerente e integrato, definisce chiaramente le relazioni tra la Svizzera e i suoi espatriati. Tutto l’insieme si regge su un principio basilare: la responsabilità individuale, esplicitamente menzionata del testo.

“Senza questa legge, l’articolo costituzionale sugli svizzeri all’estero sarebbe rimasto lettera morta. Con questo testo, la Confederazione tiene veramente conto degli svizzeri all’estero, ne fa una risorsa, li valorizza, li informa. I loro diritti sono dunque rafforzati, con chiari obblighi per la Confederazione. Credo che abbiamo fatto un passo in avanti importante”, ha dichiarato Filippo Lombardi a swissinfo.ch, dopo la decisione della Camera del popolo che oggi ha eliminato le tre divergenze che la dividevano dalla Camera dei cantoni, permettendo così alla LSEst di andare in porto.

Resta l’obbligo di iscriversi

Il nodo più importante che rimaneva da sciogliere era l’obbligo per gli espatriati di immatricolarsi nelle rappresentanze elvetiche. Attualmente gli svizzeri che soggiornano all’estero per più di un anno sono giuridicamente tenuti ad annunciarsi presso la rappresentanza elvetica competente per iscriversi nel registro ad hoc. Il governo raccomandava di abolirlo e nella prima fase dei dibattimenti era stato seguito dalla stragrande maggioranza della Camera del popolo. Gli argomenti avanzati dai difensori dell’abrogazione erano che non ha senso avere un obbligo dal momento che non è prevista alcuna sanzione per chi non vi adempie e che occorre invece puntare sul principio della responsabilità individuale.

Una posizione fermamente contestata dall’OSE e dalla Camera dei Cantoni. Per ben due volte i senatori si sono pronunciati per il mantenimento di questo obbligo nella LSEst. Secondo i sostenitori di questa linea, se lo si sopprimesse si rischierebbe di perdere i contatti con la maggior parte degli espatriati. L’esempio dell’Austria insegna, aveva ripetutamente sottolineato alla Camera dei Cantoni Filippo Lombardi.

“Ciò sarebbe stato contrario allo scopo della legge di valorizzare gli svizzeri all’estero: non lo si può certo fare perdendone la metà per strada”, ha commentato il senatore popolare democratico ticinese a swissinfo.ch, chiaramente soddisfatto dopo che oggi anche la Camera del popolo è tornata sui suoi passi e ha aderito alla versione del “Senato”.

“Se questo obbligo di immatricolazione fosse stato soppresso, sarebbe stato rimesso in questione lo scopo stesso della legge. L’immatricolazione è il cuore stesso della LSEst, permette di offrire tutte le prestazioni”, gli hanno fatto eco all’unisono le codirettrici dell’OSE Ariane Rustichelli e Sarah Mastantuoni. Riferendosi alla questione della responsabilità individuale, Ariane Rustichelli replica: ”Per essere responsabili si deve innanzitutto essere informati. E per essere informati occorre fare in modo che si possa essere raggiunti”.

Filippo Lombardi ha anche rilevato che “se negli uffici del Dipartimento federale degli affari esteri a Berna c’era la convinzione di poter fare economie amministrative rinunciando all’obbligo di immatricolazione, al contrario, parecchi ambasciatori e consoli generali che operano sul campo e che abbiamo incontrato ci hanno confermato l’importanza di mantenerlo. Loro che conoscono la realtà delle comunità svizzere nei diversi paesi si rendono conto del rischio di perdere questi legami. Quando non ci sono più per esempio non si sa come allertare i compatrioti in caso di pericolo, non si sa più come informarli sulle votazioni, come raggiungerli per qualsiasi comunicazione o necessità”.

Per votare ci si dovrà ancora iscrivere

Un secondo punto aveva diviso le due Camere federali. La maggioranza dei deputati alla Camera del popolo voleva che l’immatricolazione implicasse automaticamente anche l’iscrizione nel catalogo elettorale nel proprio comune di voto. Un automatismo che aveva provocato una levata di scudi dei comuni e dei cantoni, per i quali ciò comporterebbe l’obbligo di inviare ad ogni scrutinio federale il materiale di voto a tutti gli svizzeri all’estero maggiorenni immatricolati. Ne conseguirebbe un enorme aumento della mole di lavoro e dei costi.

Questo non avrebbe senso, avevano obiettato il governo e la Camera dei Cantoni. Le cifre infatti parlano chiaro: alla fine del 2013, nelle rappresentanze elvetiche nel mondo erano registrati circa 730mila svizzeri all’estero, di cui oltre 570mila maggiorenni, ossia con diritto di voto e di eleggibilità. Di costoro, soltanto poco più del 27% era iscritto nei cataloghi elettorali in Svizzera.

E oggi la Camera del popolo ha deciso di seguire la Camera dei Cantoni e di mantenere la prassi attuale, ormai consolidata: chi vuole iscriversi nel catalogo elettorale lo indica con una semplice crocetta quando compila il formulario di immatricolazione. Oppure lo può fare anche in seguito, sempre semplicemente compilando l’apposito formulario, disponibile su internet. In questo modo, il materiale di voto è inviato solo a chi è interessato a riceverlo.

L’OSE nella legge

Tra le novità, nella legge viene iscritta la possibilità che la Confederazione sostenga “le istituzioni che promuovono le relazioni degli svizzeri all’estero tra loro e con la Svizzera oppure che concedono aiuti agli svizzeri all’estero”. Viene quindi indicata esplicitamente la possibilità di accordare aiuti finanziari all’OSE “per tutelare gli interessi e assicurare l’informazione degli svizzeri all’estero”.

Finora l’OSE figurava solo in un’ordinanza: con l’iscrizione nella legge, si rafforza la sua posizione e quella dei cittadini all’estero che rappresenta, osserva Filippo Lombardi.

Una proposta di minoranza della Commissione della Camera del popolo, sostenuta da socialisti e Verdi, avrebbe voluto regolamentare nella LSEst il funzionamento dell’OSE, soprattutto l’elezione democratica del suo organo legislativo, il Consiglio degli svizzeri dell’estero. Ma la maggioranza ha optato per la decisione dei senatori di non immischiarsi nel funzionamento di questo organismo di diritto privato. Ciò sarebbe infatti problematico dal profilo giuridico, aveva obiettato anche il governo.

Sostegno al voto elettronico

La legge prevede la promozione della sperimentazione del voto elettronico e contempla la facoltà per la Confederazione di “prendere provvedimenti che facilitano l’esercizio dei diritti politici degli svizzeri all’estero”. Ciò che comporta anche misure di sostegno ai Cantoni interessati.

Pur rammentando che la competenza in materia elettorale è cantonale, il “padre” della LSEst – da taluni persino chiamata “Lex Lombardi” – giudica che questa costituisca “un buono strumento affinché la Confederazione possa sostenere i cantoni e condurli ad adottare una prassi uniforme per il voto elettronico per gli svizzeri all’estero”. E Filippo Lombardi pronostica l’introduzione del voto elettronico per tutti gli svizzeri all’estero alle elezioni federali del 2019.

LSEst in sintesi

Nella Legge sugli svizzeri all’estero (LSEst) sono state riunite tutte le disposizioni riguardanti gli svizzeri all’estero, intesi sia come persone fisiche sia come persone giuridiche. Il testo concerne tutti i cittadini elvetici che si trovano fuori dai confini nazionali, non unicamente coloro che sono domiciliati all’estero, ma anche coloro che vi si recano solo per poco tempo.

Il principio della responsabilità individuale è capitale: l’articolo 5 sancisce che “chiunque prepari e svolga un soggiorno all’estero oppure eserciti un’attività all’estero ne risponde in prima persona”. Ciò implica che la protezione consolare non è un diritto e che il ruolo dello Stato è sussidiario. L’idea è di avere un equilibrio tra il forte impegno dello Stato quando è necessario e la responsabilità dell’individuo.

Una nozione importante della LSEst è quella della rete: la LSEst non centralizza e uniforma tutto, ma coordina e favorisce la cooperazione tra le diverse amministrazioni, tra il pubblico e il privato. È in questo ordine di idee che si iscrive il compito di “sportello unico”, ossia da interlocutore centrale della Confederazione per gli svizzeri all’estero su qualsiasi questione, assegnato al Dipartimento federale degli affari esteri.

Fine della finestrella

E per gli svizzeri all’estero?

Ma se questi temi sono centrali per i parlamentari svizzeri, lo sono anche per gli svizzeri in Italia, e in particolare i giovani, che li eleggono?

«Non discutiamo tantissimo di politica», ci dice Edoardo Trebbi, presidente della neonata Unione Giovani SvizzeriLink esterno, che riunisce una cinquantina di membri in tutta la Penisola. «Voto però regolarmente; adesso col voto elettronico è molto facile. I temi che interessano noi giovani riguardano di più l’istruzione, come venire a studiare in Svizzera, le borse di studio».

Davide Wüthrich, che fa la spola tra Torino e Losanna, dove sta facendo un dottorato al Politecnico federale, e che si occupa della pagina Facebook del gruppo, sottolinea anche lui che il tema della formazione è in cima alla lista delle priorità. «Naturalmente, però, anche le questioni dei rapporti con l’UE e soprattutto dell’immigrazione ci toccano da vicino, in particolare qui in Italia».

«Ci avete parlato di diritti popolari, UE, migrazione… Ma quello che ci interessa sapere è anche il programma dei vostri partiti per gli svizzeri all’estero», ha chiesto Arved Büchi, presidente dell’associazione Gazzetta SvizzeraLink esterno.

«In questo momento in cui la Svizzera è sotto pressione, per temi come l’UE e la migrazione, non c’è particolare attenzione per gli svizzeri all’estero», ha ammesso Fabio Abate, ricordando però che nel corso dell’ultima legislatura è stato compiuto un passo importante, ossia l’adozione della nuova Legge sugli svizzeri all’estero.

Una legge sostenuta dal Partito socialista, che ha anche appoggiato l’aumento dei contributi per le scuole svizzere all’esteroLink esterno, ha ricordato Martin Naef. La candidata dell’UDC Gabriella Binckert Becchetti ha dal canto suo sottolineato di voler porre l’accento su quattro aspetti: sicurezza sociale, progetti interregionali, formazione in Svizzera per i giovani espatriati e stop alla cura dimagrante della rete consolare.

Filippo Lombardi, all’origine dell’iniziativa parlamentare che ha portato all’adozione della nuova legge, ha rammentato che il testo ha posto le basi, tra l’altro, per un aumento dei contributi alle scuole svizzere all’estero e che permette alle commissioni estero del parlamento di dire la loro su eventuali ristrutturazioni della rete consolare.

Il consigliere agli Stati ticinese ha però soprattutto voluto lanciare un messaggio ai presenti: «In un momento difficile come quello attuale, dove la Svizzera è sotto tiro, abbiamo bisogno di cittadini che parlino a favore del loro paese. Siete voi soprattutto che potete fare qualcosa per la Svizzera».

Collegamento svizzero

Fondato nel 1938, il Collegamento Svizzero in Italia raggruppa oltre una sessantina di istituzioni private svizzere in Italia, tra cui circoli, società di beneficenza, scuole, chiese, ecc.

Il Collegamento ha come obiettivi principali di favorire lo scambio di informazioni ed esperienze tra le istituzioni elvetiche in Italia, assisterle in caso di difficoltà organizzative, mantenere i vincoli tra i connazionali residenti nella Penisola e la Svizzera, difendere i loro interessi presso governo, parlamento e amministrazione in Svizzera, tramite l’Organizzazione degli svizzeri dell’estero.

Dal 1969, il Collegamento è inoltre editore della Gazzetta Svizzera, incaricata di informare i cittadini elvetici residenti in Italia sui principali avvenimenti in Svizzera.

Fine della finestrella

swissinfo.ch


Link

Neuer Inhalt

Horizontal Line


swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.