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Consenso sulla diversità

Fermare l'estizione delle specie: è quanto chiede la conferenza dell'Aia

Venerdì si è conclusa all'Aia la conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla biodiversità. Con risultati che suscitano giudizi contrastanti.

Beat Nobs, capo della delegazione svizzera all'Aia, si dice soddisfatto. I rappresentanti governativi di 180 stati si sono potuti accordare su tre punti diversi: l'approvazione di una dichiarazione per promuovere la salvaguardia della biodiversità; un programma d'azione per la protezione delle foreste; le "linee direttrici volontarie" per un giusto utilizzo delle risorse genetiche.

Si tratta di "un chiaro segno", ha dichiarato Nobs a swissinfo, "un segnale inequivocabile" all'indirizzo del vertice della Terra, che si terrà a fine agosto a Johannesburg.

Giustizia per le risorse genetiche

Soprattutto l'utilizzo più equo delle risorse genetiche costituiva un tema molto importante per la delegazione svizzera. Oggigiorno, nel mondo, viene realizzata una cifra d'affari annua di 1000 miliardi di franchi con colture e prodotti biogenetici. E sebbene la parte più lucrativa del "tesoro verde" cresca nei paesi tropicali in via di sviluppo, sono soprattutto grandi ditte high-tech dei paesi industrializzati a guadagnare di più.

Con le nuove direttive, questa situazione dovrebbe cambiare. Perché, pur non essendo vincolanti, secondo Nobs rappresentano "il primo passo positivo". Le direttive dovrebbero contribuire "a migliorare la fiducia fra il Nord ricco e il Sud povero".

Come Nobs, anche il consigliere federale Moritz Leuenberger si era espresso positivamente, in occasione della sua visita all'Aia, mercoledì scorso. "Tra i ministri, c'è una forte presa di coscienza e la chiara volontà di giungere a una svolta a Johannesburg", aveva detto Leuenberger, riassumendo le sue impressioni sulla conferenza.

Critici gli ambientalisti

Le organizzazioni ambientaliste svizzere sembrano meno positive circa l'esito della conferenza. Pro Natura Svizzera approva sì il piano di protezione delle foreste. "Per la prima volta viene ufficialmente citato l'eccessivo consumo dei paesi industrializzati quale causa della distruzione delle foreste", ha confidato a swissnfo il portavoce dell'organizzazione, Beat Jans.

Ma Pro Natura non crede all'utilità delle direttive sull'impiego delle risorse genetiche. Secondo Jans, "mancano le azioni concrete contro la bio-pirateria senza scrupoli, praticata da grandi ditte nel Terzo mondo".

Per Greenpeace Svizzera, i risultati "non sono sufficienti, perché mancano misure concrete", ha dichiarato a swissinfo Wangpo Tethong. "In particolare, manca l'appoggio finanziario a quei paesi che rispettano il principio della conservazione", sostiene il portavoce dell'organizzazione ambientalista. "Quel che ci vorrebbe ora, sarebbe una moratoria per qualsiasi attività industriale nelle foreste vergini".

Tutto ebbe inizio a Rio

La prima volta che si tentò di cercare, con un approccio globale, soluzioni per la conservazione della vita, fu al vertice della Terra di Rio de Janeiro, nel 1992. In quell'occasione, la conferenza si focalizzò sulla preservazione del clima, con la protezione della coltre di ozono, la lotta contro la desertificazione e la salvaguardia delle diverse forme di vita.

Da allora, la preservazione della biodiversità è oggetto di un trattato di diritto internazionale: la "Convenzione sulla diversità biologica", ratificata finora da 179 stati e dall'Unione europea.

Felix Münger


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