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Contaminazioni jazz a Willisau

Il festival di Willisau è noto non solo per la sua musica, ma anche per i suoi manifesti.

(www.jazzwillisau.ch)

Dalle note mediterranee di Gianluigi Trovesi e Louis Sclavi all'avanguardia newyorchese di John Zorn, passando per la fisarmonica di Richard Galliano.

Il 28° festival di Willisau, in programma da giovedì a domenica, esplora i nuovi territori del jazz.

Accanto a Montreux, Berna e Lugano, il festival jazz di Willisau è un appuntamento immancabile, in Svizzera, per i cultori del jazz.

Anzi, fra tutte le kermesse musicali nel segno del jazz, è forse quella ha saputo mantenere meglio, nel corso degli anni, una sua identità ben definita.

Certo, dagli inizi free-jazz, anche Willisau si è aperto ad una maggiore commistione di stili.

Ma l'esplorazione delle zone di confine tra i generi, guidata dalla mano esperta dell'iniziatore e organizzatore Niklaus Troxler - noto anche per i suoi manifesti del festival - non perde mai di vista l'evoluzione del jazz contemporaneo.

Omaggio agli innovatori

Ad aprire il festival, giovedì, è chiamato il fisarmonicista Richard Galliano, che rende omaggio all'amico e maestro del bandoneon Astor Piazzolla - morto 10 anni fa - con un'originale formazione, composta da fisarmonica, basso, pianoforte e quartetto d'archi.

Altro tributo è quello dedicato sabato al compositore americano William C. Hardy (1873-1958), autore del celeberrimo "St. Louis Blues", dalla pianista Aki Takase, accompagnata per l'occasione da tre instancabili sperimentatori del calibro di Fred Frith (chitarra), Nils Wolfgram (trombone) e Paul Lovens (batteria).

Tra jazz, classica e folklore

Se già la fisarmonica di Richard Galliano sa viaggiare tra musica colta e musica popolare, non sono da meno le formazioni di Gianluigi Trovesi e di Louis Sclavi.

Il primo, clarinettista e sassofonista con formazione classica e lunga esperienza jazz, presenta giovedì - con il suo ottetto - la suite "Blues and West", storia suonata del jazz dalle origini blues al free contemporaneo.

Louis Sclavi è invece di scena sabato pomeriggio con il progetto "Napoli's Walls", viaggio tra le strade e i suoni della metropoli partenopea.

La via elettrica

Tutta all'incontro tra jazz e elettronica - terreno fertile di impulsi fin dal leggendario "Bitches Brew" di Miles Davis del 1970 - è dedicata la serata di venerdì.

Di scena il trio Headfake - due ex-Living Colour, Doug Wimbis (basso) e Will Cahoun (batteria), più DJ Logic -, il collettivo di DJ tedeschi Jazzanova, stella di prima grandezza del nu-jazz europeo, e il norvegese Eivind Aarset, chitarrista di Nils Petter Molvaers e autore di "Electronique Noire", fra i più interessanti esperimenti a cavallo fra jazz e techno degli ultimi anni.

Improvvisazione fra New York e Zurigo

Per gli amanti dell'improvvisazione, da non perdere domenica il concerto del New New York Art Quartett, riedizione potenziata di una formazione storica del free-jazz.

Ai musicisti della band originale, Roswell Rudd (trombone), Reggie Workman (basso) und Milford Graves (batteria), si affiancherà nientemeno che John Zorn, iper-produttivo sassofonista newyorchese e protagonista di molti dei più innovativi progetti jazz degli anni Novanta.

E sempre domenica, con il supergruppo statunitense si misurerà una delle migliore formazioni europee dedite all'improvvisazione: il quintetto Big Zoom guidato dal percussionista zurighese Lucas Niggli.

A chiudere il festival ci penseranno domenica sera i Bassdrumbone con Mark Helias, Gerry Hemingway e Ray Anderson e la Bubblefamily della cantante svizzera Erika Stucki.

Da non dimenticare infine i concerti gratuiti e la mostra "Jazz sul palco e dietro le quinte" della fotografa svizzera Francesca Pfeffer.

Andrea Tognina, swissinfo

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