Controffensiva informativa per la tecnologia genetica

Uscire dai laboratori e andare in contro alla popolazione, questo il traguardo delle Giornate della tecnologia genetica Keystone

Gli addetti alla ricerca genetica organizzano per la terza volta una serie di manifestazioni informative in alcune città elvetiche. L'azione di quest'anno porta il titolo "la tecnologia genetica e il rispetto dell'ambiente". Il traguardo è quello di migliorare la comunicazione tra scienziati e popolazione per risollevare l'immagine incrinata dei "manipolatori della natura".

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 giugno 2001 - 15:28

Tempi difficili per la tecnologia genetica. Le iniziative popolari, lanciate negli scorsi anni, e soprattutto la diffidenza dei consumatori verso i prodotti transgenici rende la vita difficile agli specialisti del ramo. Gli esperti intervenuti all'incontro con la stampa hanno riconosciuto il loro imbarazzo verso l'opinione pubblica, ammettendo di non aver saputo, negli ultimi anni, comunicare con sufficiente trasparenza i traguardi della ricerca.

Eppure la tecnologia genetica potrebbe, secondo i ricercatori, offrire delle prospettive degne di nota. Il settore della fitotecnologia - la tecnologia indirizzata alla modifica del patrimonio genetico delle piante per renderle resistenti a parassiti o ad agenti chimici - promette infatti più redditività e un impiego minore di pesticidi.

Questo tipo di applicazione, ha affermato il professor Daniel Schümperli dell'Università di Berna, è già diffusa oltre oceano, soprattutto nelle coltivazioni di mais e soia, con risvolti positivi anche per l'ambiente.

Le previsioni di crescita demografica mondiale indicano la necessità di avere un raccolto sicuro e abbondante in tutte le zone del mondo. La diffusione su vasta scala di simili colture garantirebbe i risultati e, contemporaneamente, ridurrebbe l'impiego sistematico di antiparassitari.

Altrettanto allettanti si dimostrano le prospettive per le tecniche mediche e industriali. Relegate dentro a fabbriche e a laboratori, queste applicazioni incutono meno timori nella popolazione e promettono progressi nella lotta a malattie ancora incurabili e la realizzazione di prodotti utili.

In particolare lo specialista dell'Università di Losanna, Jean-Pierre Zrÿd, vede delle prospettive con un valore economico e ambientale nelle modifiche del patrimonio genetico degli enzimi. Il traguardo è di arrivare ad un'applicazione industriale della trasformazione di grassi vegetali in polimeri e dunque in plastica biodegradabile. Un ulteriore possibilità rispettosa dell'ambiente.

La Svizzera terreno ostico per le biotecnologie

La Svizzera rimane un terreno difficile per la tecnologia genetica. L'agricoltura produce già delle eccedenze e la tendenza del mercato favorisce la coltivazione biologica, più rispettosa dell'ambiente, ma anche della biodiversità originale.

La legislazione nazionale in materia è, a giudizio dei relatori, restrittiva e richiede per ogni progetto la richiesta di un permesso federale. Questo ha portato ad un ridimensionamento degli investimenti dell'economia nella ricerca.

Malgrado le ristrettezze legali e di bilancio, Schümperli si dice ottimista: "Questa politica, severa ma corretta, ha portato alla concentrazione degli sforzi in ambiti concreti di studio. La valutazione pragmatica di ogni singolo caso obbliga gli studiosi a mantenere un contatto diretto con le istanze sociali del paese. A lungo termine questa è l'unica soluzione per far fruttare i risultati dei nostri sforzi".

Lo ammette anche Pia Malnoë, dottoressa al Centro federale per le coltivazioni: "Nel nostro paese non esiste né una prospettiva economica, né una disponibilità politica per la nostra ricerca". Questo non favorisce l'apporto di mezzi e risorse che potrebbero far veramente decollare il settore e, quindi, permettere delle applicazioni pratiche alle nuove conquiste.

È proprio per abbattere il muro di diffidenza che separa scienza e popolazione che gli scienziati sono scesi nelle piazze della Confederazione. "Ci rendiamo conto - ha detto un relatore - di toccare la sensibilità della gente, ma siamo convinti dell'utilità delle nostre ricerche e siamo qui per parlarne".

Daniele Papacella

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