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Coronavirus: studio, polveri fini aggravano infezione

Il tasso di polveri fini sembra comportare un incremento della gravità della malattia. KEYSTONE/GAETAN BALLY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 24 novembre 2020 - 14:41
(Keystone-ATS)

Una forte concentrazione di polveri fini nell'aria costituisce un fattore aggravante del Covid-19.

È quanto sembrano suggerire i lavori condotti da ricercatori dell'Università di Ginevra e del Politecnico federale di Zurigo, secondo cui pare esserci un legame fra i due aspetti. All'origine di tale conclusione l'analisi di quanto avvenuto in Ticino.

Le concentrazioni importanti di polveri fini più piccole di 2,5 micrometri possono modulare e amplificare le ondate di contaminazione da SARS-CoV-2 e spiegare in parte l'andamento della malattia, scrive in un comunicato di oggi l'ateneo romando.

Diversi studi illustrano come il coronavirus circolasse in Europa già a fine 2019. Nonostante ciò, il netto aumento della mortalità in città come Parigi e Londra è stato osservato solo nella primavera successiva. "Una discrepanza temporale sorprendente", commenta Mario Rohrer, ricercatore a Ginevra.

Gli esperti hanno voluto dunque approfondire la questione e ritengono che, oltre al contatto fra le persone, vi sia un altro fattore a favorire la trasmissione e soprattutto la gravità dell'infezione. Hanno infatti constatato che l'aumento dei contagi è seguito a fasi in cui il livello di polveri fini era particolarmente elevato.

Proprio qui entra in gioco il Ticino. Nel cantone italofono, l'inquinamento da polveri fini è nettamente cresciuto dopo un periodo di particolare foschia sul piano di Magadino e sul Sottoceneri, verificatosi alla fine di febbraio. In seguito, si è assistito a un'esplosione delle ospedalizzazioni dovute al Covid-19, sottolinea Rohrer, pur precisando che in concomitanza si svolgeva anche il carnevale, che ha ovviamente facilitato la propagazione del virus.

Questa possibile relazione fra la virulenza del Covid e le polveri fini, riportata in un articolo sulla rivista "Earth Systems and Environment", è un'informazione importante per la Svizzera, Paese spesso alle prese con un fenomeno di inversione termica, con della nebbia che si forma sull'Altipiano. Le emissioni non possono più scappare e quindi si accumulano sotto questa sorta di cappa.

Inoltre, l'équipe di ricercatori evidenzia come le alte concentrazioni di particelle, soprattutto quelle più minuscole, provochino infiammazioni delle vie respiratorie e addensino il sangue. Tale condizione può condurre a un decorso grave della malattia per chi si infetta con il coronavirus.

Rohrer arriva a non escludere che il Covid-19 sia trasportato dalle polveri fini. Uno studio italiano ha in effetti scoperto l'RNA del virus su queste particelle. Per il momento comunque è ancora tutto da dimostrare che l'epidemia possa diffondersi anche così, ma ciò "è una possibilità", svela lo specialista.

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