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I confinamenti a geometria variabile dei cantoni svizzeri

Chi pagherà il conto della crisi del coronavirus? Disoccupato, il personale di bar e ristoranti protesta a Losanna. Keystone / Jean-christophe Bott

Mentre la Francia ha istituito una commissione indipendente per valutare la crisi sanitaria, in Svizzera non è ancora giunta l'ora dei bilanci. Eppure, in quello che figura tra i Paesi più colpiti in Europa dalla seconda ondata di Covid-19, piovono critiche sulle incongruenze del federalismo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 novembre 2020 - 17:28
Alain Meyer

La crisi del coronavirus ha messo a nudo i limiti più nascosti del federalismo svizzero? Di certo, sono chiaramente emerse disparità tra i Cantoni e errori di comunicazione da parte della Confederazione. Ma a differenza di altri Paesi, nessun organismo indipendente è stato finora incaricato di valutare l'operato delle autorità svizzere, federali e cantonali, per fare luce sulla gestione della crisi.

Attualmente, vi sono abitanti di un cantone pronti a percorrere decine di chilometri per andare a fare acquisti prenatalizi nei negozi di un altro cantone che non ha chiuso le cosiddette attività non essenziali. Tali transumanze sono osservate da una decina di giorni nella regione del Lago Lemano, dove attualmente le misure preventive contro la diffusione della pandemia nel cantone di Ginevra sono più severe rispetto al confinante Vaud.

Stesso scenario nel cantone del Giura, i cui residenti sono stati costretti a celebrare questo fine settimana la tradizionale festa di San Martino, loro vanto culinario, in cerchie molto ristrette (non più di cinque persone). Molti amanti della bouchoyade si apprestano quindi a recarsi in un altro cantone nei prossimi giorni per soddisfare le loro papille gustative. Ancor peggio, per tanti giurassiani, è vedere che nel cantone di Berna – dal quale si sono separati, ottenendo la loro autonomia, dopo lunghissimi anni di conflitti – caffè e ristoranti sono tuttora aperti, così come in quasi tutta la Svizzera tedesca.

Rapporto introspettivo

Allorché la seconda ondata di Covid-19 era già avanzata parecchio, in ottobre, il ministro svizzero della sanità Alain Berset aveva comunque ricordato che nel Paese del federalismo per eccellenza "la gente sa già che da un cantone all'altro, gli orari di chiusura dei commerci sono diversi. Di fatto, non c'è niente di nuovo ". Dalla fine della prima ondata di pandemia, ogni entità cantonale agisce ormai a modo suo.

Mentre per le autorità il momento di fare il punto non è ancora arrivato, la popolazione svizzera s'interroga su certe incongruenze di questo sistema. Se l'unione sacra ha globalmente retto la scorsa primavera sotto lo stato di "situazione straordinaria" decretato dal governo federale, da allora questa unione si è un po' sgretolata e ora si sentono voci di dissenso. Le decine di misure e raccomandazioni diverse promulgate nei Cantoni sono sconcertanti.

"Senza arrivare al punto di dichiarare nuovamente lo stato di emergenza, la Confederazione dovrebbe prendere in mano le redini per frenare la mobilità, importante vettore di trasmissione", sostiene Hasim Sancar, deputato verde bernese e autore, alla fine della scorsa primavera, di un'interpellanza rivolta alle autorità del suo cantone. Nell'atto parlamentare esigeva un rapporto ad hoc sulla gestione di questa crisi, perché "altre pandemie, peggiori di questa, ci minacciano", ammoniva.

Stato controllore in Francia

In Francia, il presidente Emmanuel Macron ha nominato lo specialista in malattie infettive ed epidemiologo ginevrino Didier Pittet, specialista in igiene delle mani, per dirigere una commissione indipendente incaricata di valutare la crisi sanitaria. Una missione guidata da un osservatore neutrale di un Paese neutrale e vicino. Questo organo di controllo ha il compito di evidenziare gli eccessi e gli errori di percorso dei governanti confrontati con una crisi del tutto inedita anche per loro.

Le prime conclusioni sono state tratte il mese scorso. Indicano che il governo francese ha "misurato bene la posta in gioco" di questa crisi. "Nessuna carenza massiccia o sistematica", sottolinea il rapporto. Nell'implementazione delle risposte per contrastarla, però, sono state riscontrate alcune difficoltà: una mancanza di anticipazione, collaborazioni a volte difficili tra le varie agenzie sanitarie e lentezza dell'aumento dei test d'individuazione del virus. Questo è grosso modo quello che hanno notato gli esperti.

Ministri e capi di organismi sanitari sono inoltre stati interrogati da una commissione parlamentare d'inchiesta. Sulla tribuna e davanti alle telecamere, tutte e tutti hanno dovuto presentarsi e spiegare le manchevolezze nel corso della crisi, in particolare la penuria di mascherine protettive.

Comunicazione approssimativa

Una tale analisi sarebbe utile e necessaria in Svizzera? "È chiaro che occorrerà stilare un bilancio, ma nel complesso il federalismo ha retto bene", afferma il politologo Andreas Ladner, specialista del funzionamento delle amministrazioni pubbliche. Nell'analisi sull'organizzazione di uno Stato non accentratore come il nostro, pubblicata l'anno scorso, il professore dell'università di Losanna aveva definito il federalismo svizzero "generalmente cooperativo, simmetrico, competitivo e solidale".

"È chiaro che occorrerà stilare un bilancio, ma nel complesso il federalismo ha retto bene"

Andreas Ladner, politologo

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Alla luce della gestione della crisi attuale, a suo avviso, questi quattro aggettivi hanno superato il "crash test". "Salvo, forse, per l'aspetto simmetrico, dato che i cantoni sono molto diversi l'uno dall'altro e anche i loro mezzi", aggiunge. Ma "i livelli di interazione hanno funzionato abbastanza bene tra Confederazione, Cantoni e Comuni", osserva.

Secondo Ladner, sarebbe quindi superfluo istituire una commissione di controllo indipendente come in Francia per giudicare gli errori. "Costituire una commissione, per sentire cosa?", sbotta. "Sarebbero sicuramente dette cose elementari e banali che abbiamo già sentito", commenta. Se sono apparse note stonate nell'esercizio del federalismo nell'era Covid, per il professore, queste sono venute dalla parte della comunicazione carente e contraddittoria.

Andreas Ladner rammenta alcune approssimazioni ormai tristemente famose. "Spiegare all'inizio della crisi che le mascherine protettive non erano necessarie non ha aiutato a capire. Lo stesso è avvenuto quando la Task Force Covid istituita dalla Confederazione ha iniziato ad alimentare il dibattito pubblico con le proprie conclusioni ". Ma nel confronto con altri Paesi più centralizzanti, come la Francia, la Svizzera oggi non ne uscirebbe così male, secondo il politologo. Andreas Ladner ne è convinto: il federalismo svizzero ha finora resistito allo shock con adeguamenti circostanziali.

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