Cosa succede sui mercati azionari?

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Prosegue il periodo nero-grigio delle borse. Ma perché? L'economia svizzera e quella europea continuano a progredire a ritmi rispettabilissimi. Quella USA frena ma cresce. I dati macroeconomici principali sono sotto controllo. Le prospettive per molte aziende sono promettenti. Eppure la fase negativa delle quotazioni, pur con qualche pariziale ripresa, non accenna a svanire. E lo swiss market index (SMI) non fa eccezione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 marzo 2001 - 08:42

E' ormai da più di anno che sono cominciati i guai sui mercati azionari. Lo scoppio della bolla speculativa che avvolgeva tutto il settore della new economy e che si era autoalimentata per circa 2/3 anni ha dato il via ad un rally borsistico...in discesa.

E se da una parte un ridimensionamento di alcuni valori era atteso e forse anche necessario per la credibilità del mercato, ora sembra quasi che, al di fuori di ogni logica economica, il momentaccio debba continuare ancora per parecchio tempo. Oltretutto coinvolgendo anche titoli di grandi aziende che offrono determinate garanzie finanziarie, che dispongono di una fama consolidata e che operano in ambiti rassicuranti.

Ad esempio ecco il caso dello SMI, nel quale sono rappresentate una trentina tra le principali società svizzere. L'economia svizzera raggiunge prestazioni e tassi di crescita che non sfiorava più da un decennio, l'inflazione è sotto controllo, la disoccupazione pure, i tassi d'interesse sono bassi, la politica della BNS è stabile e non vi è l'ombra d'instabilità politica. Lo SMI apriva il 2001 ad una quotazione di 8049 punti. Le prospettive per il nuovo anno erano relativamente buone, con gli analisti che indicavano una crescita per l'indice tra il 6 e l'8 %. Ed invece? Siamo a metà marzo ed ecco che, in un certo senso inspiegabilmente, il listino elvetico è scivolato attorno ai 7130 punti. Altro che crescita: in due mesi e mezzo l'indice ha già perso circa il 10 %.

Questo andamento sembra irrazionale, in quanto potrebbe essere determinato più da timori ed apprensioni dovute alle "scottature" passate che dagli effettivi rischi di una recessione, che di fatto, almeno in Europa, per il momento non esistono proprio. L'ottimismo che molti investitori hanno riposto nei mercati finanziari è stato forse eccessivo, anche se, negli scorsi anni, ben ripagato da rendimenti spesso eccezionali. Ed in quei momenti, irrazionali quanto quelli attuali, l'ottimismo non faceva che generare altro ottimismo trascinando verso l'alto le quotazioni.

Da ormai un anno, la situazione sembra inversa. Nonostante il quadro macroeconomico sia a tinte rosee ed ora esistano sul mercato parecchie opportunità "sicure" a costi contenuti, anche titoli decisamente appetibili non vengono presi d'assalto. Anzi!

A differenza di ciò che succedeva in passato, si riscontra oggi uno scollamento, anche abbastanza marcato, tra l'evoluzione economica in generale e quella borsistica. A medio-lungo termine però, l'economia e la borsa viaggiano solitamente a braccetto. Nei prossimi tempi la relazione tra i due andamenti dovrebbe quindi riequilibrarsi.

Le montagne russe degli scorsi anni hanno introdotto nel sistema delle turbolenze che si stanno pagando in questo periodo, in termini di sfiducia generalizzata e di conseguenti listini piuttosto anemici. Nel giro di qualche mese, secondo l'opinione di molti analisti, il tempo dovrebbe ritornare al bello, o perlomeno al passabile, anche sui mercati finanziari.

Ed allora, lentamente, la cappa di diffidenza che ora avvolge il settore potrebbe diradarsi, alimentando così la ripresa del corso dei titoli. Poi, una volta ristabilito un clima più favorevole, può darsi che molti si chiederanno perché non hanno acquistato quando i prezzi erano bassi bassi. Come sono appunto adesso.

Marzio Pescia

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