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Count down per la sfida svizzera in Coppa America

Una fase dell'allenamento del Team Alinghi lo scorso 21 febbraio ad Aukland, in Nuova Zelanda

(Keystone)

Da un anno il Politecnico federale di Losanna (EPFL) partecipa allo sviluppo della barca svizzera che parteciperà alla Coppa America.

Il Team Alinghi di Coppa America si appresta a affrontare l'ultimo periodo di preparazione a Auckland prima del debutto nelle regate tra gli sfidanti. Il consorzio ginevrino, composto per la verità da velisti di tutto il mondo, ribadisce d'avere grosse ambizioni e di voler rappresentare la Svizzera non solo in senso sportivo ma anche scientifico e tecnologico.

Aspettando il nuovo scafo

Devono proprio gustarsele queste vacanze quelli dell'equipaggio di Alinghi. Appena rientrati dal freddo inverno di Auckland, assaporano i primi tepori estivi nella vecchia Europa. Tra qualche regata e le giornate di promozione è d'obbligo pensare anche al riposo. Da metà luglio il lavoro non mancherà, scatterà infatti l'ultimo periodo di allenamenti che precederà l'inizio della Louis Vuitton Cup: il trofeo tra i nove sfidanti che aspirano ad affrontare i neozelandesi detentori della Coppa America.

L'attività è per la verità intensissima già dall'autunno scorso. Le due barche, di cui il consorzio si è finora dotato, sono state messe a confronto e sono servite anche per testare i materiali e affiatare l'equipaggio. Sono SUI 59, l'ex "Be happy" che rappresentò la Svizzera nella scorsa edizione della Coppa America e SUI 64, uscita in settembre dal cantiere Décision di Vevey. Attualmente è inoltre in viaggio su una nave-cargo l'ultima creazione del costruttore navale vodese, quel SUI 75 che potrebbe essere lo scafo scelto per le regate che cominceranno il primo ottobre.

La F1 del mare

Brad Butterworth, passato in settimana alla Societé Nautique Genevoise, ha detto che le uscite quotidiane delle due imbarcazioni hanno permesso di formare un equipaggio affiatatissimo di una trentina di persone. Ognuno ha un compito, ma è anche specialista in altri settori, ciò che permette al gruppo di crescere enormemente. Il neozelandese, vincitore delle ultime due edizioni della Coppa America e ora tattico di Alighi, si dice convinto che nella prossima edizione del trofeo conterà tantissimo la reattività e l'adattabilità degli uomini a bordo. Peraltro non esiste ancora la formazione dei sedici marinai che difenderanno i colori svizzeri: tutto sarà deciso alla vigilia della prima regata e anche per le successive tutti avranno la loro chance di salire a bordo.

Le regate di Coppa America sono sempre state una sfida sportiva ad altissimo concentrato di emozioni. Se le regole del mach-racing sono piuttosto sottili e complesse, in realtà lo spettacolo è assicurato perché tutto si riduce ad un duello tra due imbarcazioni, dove una vince e l'altra perde. Ne sanno qualcosa gli italiani che sono un popolo di navigatori. Tre anni fa milioni di persone hanno passavato le notti davanti al televisore per vedere la sfida tra Luna Rossa e New Zeland. Con le immagini dall'alto e le animazioni elettroniche la televisione svela moltissimi segreti della competizione e la rende fruibilissima. Ci si può aspettare che la stessa febbre si diffonderà dall'autunno prossimo anche in Svizzera, dato che la SRG SSR idée suisse sta per acquisire i diritti di trasmissione e le regate saranno diffuse dalle televisioni regionali.

Sfida anche tecnologica

Se gli interessi agonistici e sportivi sono di altissimo livello, la Coppa America rimane anche una sfida ad altissimo contenuto scientifico e tecnologico. Visto che da sempre il regolamento obbliga i partecipanti a costruire entro i confini nazionali, il trofeo rappresenta anche una vetrina delle capacità realizzative, in vari campi, di un intero Paese. Allo sport si fondono quindi conoscenze tecnologiche, ricerca scientifica, oltre alla creatività e alle capacità manageriali, perché si tratta di dirigere e motivare un gruppo di un centinaio di persone.

Il team Alinghi ha svolto il lavoro di costruzione e di messa a punto delle barche a stretto contatto con il Politecnico federale di Losanna. Una collaborazione che è stata molto pubblicizzata in questi giorni e presentata come molto fruttuosa da entrambi i partner. Innanzitutto il Politecnico ha offerto i propri servizi nell'ambito delle conoscenze sui materiali per la costruzione dello scafo e testando la resistenza delle attrezzature. Ma i progettisti hanno saputo avvalersi degli studi di idrodinamica portati avanti da professori e studenti. Altre analisi sul passaggio dell'aria attraverso le vele, siamo quindi nell'ambito dell'aerodinamica, continuano ad occupare e appassionare ricercatori e velisti. I risultati di tali ricerche vengono esposti spesso per videoconferenza tra Losanna ed Auckland, con conversazioni in cui si dà una dimensione scientifica a questioni estremamente complesse di rendimento delle vele.

Flavio Fornari


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