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Cresce in Svizzera l'emorragia di fedeli della Chiesa

Il profilo di chi abbandona ogni confessione è conosciuto: si tratta per lo più di gente che vive in città, vanta una buona formazione scolastica e lavora nei settori della comunicazione o delle arti

(Keystone)

Gli svizzeri che lasciano la Chiesa sono in aumento e rappresentano all'incirca didici fedeli su cento. La Chiesa più colpita dall'emoraggia è quella riformata.

Stando ai dati provvisori del censimento federale del 2000, pubblicati venerdìi dall'Ufficio federale di statistica, il 12 per cento della popolazione non aderisce a nessuna comunità religiosa. Secondo gli esperti, le due principali Chiese del paese - cattolica e protestante - devono cambiare orientamento per prevenire un'emorragia di fedeli.

Basilea l'atea

Dai risultati del censimento emerge che l'evoluzione del numero di fedeli non è legato alla crescita della popolazione. Negli ultimi dieci anni infatti, a fronte di un aumento del 5,9 per cento del numero di abitanti, è cresciuto anche il tasso delle persone senza confessione: in Svizzera essi rappresentano ora il 12 per cento, contro il 7,4 per cento del 1990.

Particolarmente colpite dal fenomeno sono le comunità religiose di Basilea Città: il 35 per cento della popolazione si dichiara senza confessione. In 25 anni la Chiesa protestante del cantone ha perso più della metà dei fedeli, mentre quella cattolica ne ha persi un terzo.

Più colpita la Chiesa protestante

La comunità protestante, per lungo tempo la più numerosa in Svizzera, ha registrato una forte erosione: il numero di fedeli rispetto alla popolazione è passato dal 56,3 per cento del 1950 al 37 per cento del 2000.

Più positiva la situazione delle parrochie cattoliche: se nel 1950 attiravano il 41,6 per cento della popolazione, ora contano il 44 per cento dei fedeli, grazie soprattutto all'arrivo negli Anni Sessanta e Settanta di comunità di immigrati italiani, spagnoli e portoghesi, Paesi dove il cattolicesimo è radicato nella storia sociale.

Attrattiva del dio-denaro

Per Alfred Dubach, direttore dell'Istituto svizzero di sociologia pastorale di San Gallo, l'aumento delle uscite dalla Chiesa si spiega con l'allentamento dei legami sociali. «La società è dominata dalla relazione costo-utilità».

Le Chiese evangelico-riformata e cattolico-romana, che raccolgono in totale l'81 per cento delle adesioni, possono comunque considerarsi le «più grosse associazioni elvetiche», ha aggiunto Dubach. Uno degli argomenti a favore delle due comunità è l'opportunità che entrambe lasciano all'individuo di posizionarsi rispetto agli altri fedeli.

L'imposta di culto

La decisione di lasciare la Chiesa, secondo l'esperto Alfred Dubach, è soprattutto motivata da ragioni materiali: spesso viene infatti menzionata l'intenzione di risparmiare il denaro dell'imposta di culto. «Dietro a questa motivazione vi è però sovente molto di.più», ha aggiunto. Per queste persone la Chiesa di fatto è scesa molto sulla scala dei valori.

Il profilo di chi abbandona ogni confessione è conosciuto: si tratta per lo più di gente che vive in città, vanta una buona formazione scolastica e lavora nei settori della comunicazione o delle arti, ha indicato Dubach. Lo stile di vita cittadino, dominato dall'anonimato e dalla mobilità, non si concilia infatti molto bene con la vita di comunità.

Ancora di salvezza

Malgrado queste defezioni, il 90 per cento dei neonati vengono battezzati: «i genitori vogliono che i figli abbiano un'ancora di salvezza», sottolinea Dubach. Se però venisse lasciata la scelta ai ragazzi, molti di loro deciderebbero di lasciare la Chiesa. La maggior parte delle uscite avvengono quando la persona è tra i 20 e i 35 anni di età.

Tra le principali motivazioni per restare in seno alla Chiesa, vi è quello di avere un funerale «decente», ha sottolineato Dubach. Forte peso hanno anche le attività assistenziali delle parrocchie, che sostengono anche chi non beneficia più degli aiuti dello Stato.

Le nuove chiese

Le Chiese hanno anche perso il loro monopolio e si trovano adover far fronte alla concorrenza: «Si fanno largo molti altri prodotti, legati ad esempio all'esoterismo», ha indicato l'esperto. Secondo Dubach, per trattenere i fedeli le Chiese non devono più fare loro la morale: «devono piuttosto occuparsi delle necessità dei singoli individui e aiutarli ad 'aiutarsi' da soli».

Sono in corso di realizzazione studi per vedere se le persone che lasciano la Chiesa abbiano davvero perso la fede religiosa o se cercano altrove per dare un senso alla propria vita, indica Hubert Knoblauch, della facoltà di teologia dell'Università di Zurigo. «Vi è persino chi cerca un significato nella figura di Elvis Presley», aggiunge.

Secondo Knoblauch, quello delle defezioni dei fedeli è un fenomeno innescatosi circa 200 anni orsono: l'emorragia è iniziata con l'affermarsi degli Stati nazionali all'indomani della Rivoluzione francese e si è accentuata alla fine della guerra fredda.

swissinfo e agenzie


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