Da Ginevra il "no" a Doha (XSA 10.11.01)

Per la pace e contro la commercializzazione del mondo swissinfo.ch

No alla commercializzazione del mondo e sì alla pace e alla solidarietà: in migliaia in strada a Ginevra.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 novembre 2001 - 18:06

Mentre a Doha, nel Qatar, sono in corso i lavori dell'Organizzazione mondiale del commercio, in varie città del mondo gli anti-globalizzatori scendono in piazza per protestare contro il capitalismo sfrenato, contro una società che definiscono disumana e sfruttatrice, ma in favore della pace e della solidarietà.

Anche se "i grandi" si sono rifugiati nel lontano Qatar, per sfuggire alle contestazioni ed evitare inutili violenze, i "no global" non hanno dunque rinunciato a far sentire la loro voce dissidente. In Svizzera è prevista un'imponente manifestazione, a Ginevra, alla quale, stando alle valutazioni, dovrebbero aderire dalle 5'000 alle 30'000 persone. Accanto ai gruppi terzomondismi tradizionali sfileranno anche i sindacati, numerosi partiti di sinistra ma anche l'Unione dei contadini e il gruppo di donne che aderiscono alla Marcia mondiale delle donne, in favore della pace.

"I nostri obiettivi principali sono due", ci dice Marianne Ebel, del Sindacato dei Servizi pubblici e della Marcia mondiale delle donne. "Vogliamo far capire a tutti che siamo contro il mondo così com'è, cioè contro la commercializzazione del pianeta. In secondo luogo, nel particolare momento in cui ci troviamo, dopo l'11 settembre, ci teniamo a sottolineare che si può garantire la sicurezza senza buttare alcuna bomba, semplicemente sviluppando la solidarietà".

Una solidarietà che, come detto attraverserà il pianeta e si estenderà a vari Paesi, anche se non sarà presente nel piccolo emirato che ospita il vertice. D'altronde, "il fatto che abbiano scelto il Qatar come sede dei lavori è sintomatico", dice Marianne Ebel, " è la prova che coloro che prendono decisioni ci temono". In effetti, Ginevra è lontana e gli anti-globalizzatori e i movimenti a loro vicini rischiano di non poter approfittare dei riflettori puntati su Doha. Un argomento che tuttavia non sembra preoccupare i manifestanti, certi dell'appoggio che riceveranno dai simpatizzanti nelle altri parti del mondo.

Se la conferenza si è trasferita nel Qatar ciò dipende anche dal fatto che dopo gli avvenimenti di Genova e gli episodi di violenza dei vertici di Seattle, Goeteborg, Praga gli organizzatori hanno voluto limitare al massimo i rischi legati alle manifestazioni. Anche a Ginevra, la polizia è in stato d'alerta ma i dimostranti assicurano che il loro modo di procedere non è cambiato: "noi abbiamo sempre dimostrato in modo pacifico e lo faremo anche in futuro", dice Marianne Ebel, "Genova non ha scalfito le nostre convinzioni pacifiste e democratiche".

Elena Altenburger

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