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Da mezzo secolo un amico discreto all'ascolto

Nei luoghi dove vi è un altro rischio di suicidio - ad es. sui ponti - un cartello ricorda che si può chiedere aiuto al Telefono Amico

(Keystone)

Lo scorso anno oltre 230'000 persone in Svizzera si sono rivolte al Telefono Amico. Un servizio diffuso in tutta Europa che permette di comunicare le proprie emozioni restando anonimi.

Due terzi delle richieste provengono da donne. Ma la percentuale di uomini è in continuo aumento, soprattutto fra i contatti via internet.

"La linea telefonica 143 è disponibile per tutti. Anche per chi non ha nessuno". Rudolf Bolliger, segretario centrale dell'Associazione nazionale Telefono Amico, riassume così il senso e l'attività di questo servizio che fornisce assistenza telefonica – dal 2002 anche via internet – a chiunque senta il bisogno di parlare, sfogarsi, fare uscire le proprie emozioni.

In Svizzera, la prima antenna di questa rete psicosociale fu fondata a Zurigo nel 1957 su iniziativa di un pastore protestante. Si è poi ampliata negli anni fino alle attuali 12 sedi ripartite sull'insieme del territorio nazionale.

I 640 operatori volontari, che garantiscono una consulenza 24 ore su 24, hanno un gran daffare: lo scorso anno - tramite telefono, posta elettronica, lettere e chat-line - hanno ricevuto in tutto 233'000 richieste d'aiuto. Solo dieci anni fa i contatti erano la metà.

Gli uomini escono dal silenzio

Philippe Beuret, direttore del centro d'ascolto Nord-Ovest del Telefono Amico, ritiene che il successo crescente del Telefono Amico sia dovuto da un lato alla diffusione massiccia dell'uso del telefono e di internet, dall'altro al profondo cambiamento del tessuto sociale: "Nella nostra società sempre più individualista, caratterizzata dalla fretta e dalle difficoltà nelle relazioni interpersonali, il disagio cresce. Vi è un altro contatto con la gente, con i vicini. Molte persone si sentono sole e cercano qualcuno con cui confidarsi", dice a swissinfo.

Non è però solo per problemi di solitudine che ci si rivolge al Telefono Amico. Anche e soprattutto i rapporti interpersonali sembrano creare parecchi grattacapi: un terzo degli utenti chiama perché ha problemi a gestire le relazioni con gli altri, in famiglia o sul lavoro. Anche i problemi psichici (angoscia, attacchi di panico, desiderio di suicidarsi) sono spesso al centro delle discussioni.

A prendere il coraggio a due mani e a comporre il 143 sono soprattutto le donne. Ma la percentuale di uomini ha registrato una crescita costante negli ultimi dieci anni e si attesta attualmente attorno al 30% (40% dei contatti via posta elettronica).

"Tradizionalmente gli uomini sono meno inclini a confidarsi. Ciò non significa però che ne sentano meno il bisogno", sottolinea Beuret. "Alcuni di loro sfogano le loro emozioni in altri modi, a volte nella violenza o nell'abuso di potere. Ritengo quindi estremamente positivo che si rivolgano a noi per cercare di uscire da questa opprimente mancanza di parole e ritrovare un certo equilibrio", sostiene Beuret.

Volontari formati

In taluni paesi il Telefono Amico si caratterizza come un vero e proprio servizio di assistenza sociale svolto quindi da specialisti e psicoterapeuti. In Svizzera invece, così come in Italia, questo servizio è fornito da "semplici" volontari, di tutte le professioni e ceti sociali.

"Chi mette a disposizione il suo tempo per ascoltare gli altri lo fa per vocazione", dice il responsabile della sezione Nord-Ovest del 143, "dobbiamo però accertarci che sappiano come trattare con le persone che chiamano, spesso in stato di grande fragilità". Per questo al Telefono Amico sono attivi anche alcuni professionisti del settore sociale, responsabili soprattutto della direzione, della selezione e della formazione dei volontari.

I volontari, selezionati in base a severi criteri seguono un'istruzione della durata di uno o due anni – a seconda dell'organizzazione del centro regionale – al termine della quale ricevono un "Certificato di competenza nell'ascolto". Un attestato che, sottolinea Philippe Beuret, può rivelarsi molto utile per il futuro: "La formazione da noi impartita è sempre più riconosciuta in Svizzera e ha già permesso a molti dei nostri collaboratori di trovare un lavoro in ambito sociale, a contatto con la gente. A buon intenditor...".

swissinfo, Anna Passera

Fatti e cifre

Il numero dell'associazione Telefono amico è il 143.
Chi chiama ha il diritto di restare anonimo. I telefoni del 143 non permettono l´identificazione del numero di chi chiama.
La chiamata costa 20 centesimi – o 70 centesimi da una cabina telefonica – indipendentemente dalla sua durata.
Il Telefono amico è raggiungibile anche via internet all'indirizzo www.143.ch.
Nel 2006 i 640 volontari del Telefono amico hanno risposto a 233'000 appelli via telefono o internet (630 contatti al giorno ca.).
Se si calcola l'impegno volontario del «Telefono amico» in base al compenso di un operatore sociale, i collaboratori dell'associazione sgravano annualmente lo Stato di circa 6 milioni di franchi.

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In breve

Il primo centro di ascolto telefonico inizia la sua attività a New York nel 1906. Denominato "Safe a Life" il servizio era orientato alla prevenzione dei numerosi casi di suicidio che si verificavano nella metropoli. Negli USA questi centri si moltiplicano rapidamente, adottando nomi diversi: "Friends", "We care", "Life Samaritan Service".

Il primo centro telefonico di questo tipo in Europa fu fondato solo mezzo secolo dopo, nel 1953, dal pastore londinese Chad Varah. Non potendo più far fronte – dopo breve tempo – a tutte le richieste d'aiuto, Varah decide di chiedere aiuto a collaboratori volontari: nasce così il primo Telefono Amico.

Il modello londinese si diffonde poi in tutta Europa.

Nel 1957, su iniziativa del pastore Kurt Scheitlin, è fondato il «Telefono amico» a Zurigo. In lingua francese nasce a Ginevra nel 1959. In Ticino, esiste dal 1971, con la sede principale di Lugano e un punto d'ascolto nel Sopraceneri.

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