Da Saffo a Rut Plouda-Stecher

Dall’antica Grecia ai Grigioni di lingua romancia: le donne scrivono, ma spesso sono poco conosciute al grande pubblico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 ottobre 2004 - 15:21

Intervista per un giro d’orizzonte breve, sull’orizzonte elvetico.

Curatrice, insieme ad Osvalda Varini-Ferrari, del volume dedicato alla scrittura delle donne in Svizzera “Pensare un mondo con le donne”, Franca Cleis conosce molto bene l’universo della scrittura al femminile.
Universo che ha indagato con numerose ricerche e di cui si occupa agli Archivi Riuniti delle Donne Ticino.

swissinfo: Si può parlare di scrittura delle donne in Svizzera, o si dovrebbe piuttosto parlare di scritture?

Franca Cleis: Per scrittura delle donne (non solo in Svizzera) si intende semplicemente: donne che scrivono. Le donne alfabetizzate (un tempo poche privilegiate – non dimentichiamo che perfino i sovrani non scrivevano ma dettavano) si sono sempre espresse, anche nell’antichità, e i loro testi hanno avuto a volte ampia circolazione. Pensiamo ad esempio a Saffo, a Ildegarda di Bingen, o a Christine de Pizan.
Quando l’alfabetizzazione, nell’Ottocento, ha raggiunto in Europa strati più larghi della popola-zione, la scrittura di mano femminile si è diffusa in maniera massiccia, e in tutti i campi, anche in quelli scientifici. Scrivere non è mai neutro. La donna che scrive è il soggetto della scrittura, scrittura che parte da sé, dalla propria esperienza di mondo, che viene espressa secondo la propria cultura, e secondo identità individuali.

swissinfo: C’è comunque un tratto che accomuna le esperienza delle scrittrici in Svizzera?

F.C.: Parola, mater-materia. Secondo me è la comune esperienza di vita del femminile-materno, il collante che accomuna la scrittura delle donne. L’esperienza del materno (l’esperienza del no-stro corpo) non può essere scritta da un altro, dall’uomo. La parola ri-trovata è il corpo ritrovato che si esprime nel testo, quando è sincero.
È stato molto bello per me scoprire la vivacità della scrittura femminile nel nostro paese, che la difficoltà della lingua diversa, mi aveva parzialmente “oscurato”. Sono felice che le autrici sviz-zere siano state finalmente “scoperte” anche dall’editoria, che attualmente le sta proponendo e pubblicando in traduzione italiana. Ed è stato veramente commovente “scoprire” e conoscere di persona un’autrice di lingua romancia come Rut Plouda-Stecher. Commovente e meraviglioso. Acqua cristallina.

swissinfo: quanto spazio è loro dedicato pubblicamente in Ticino e nel resto della Svizzera?

F.C.: Lo spazio, in Ticino, in tutti i sensi, è piuttosto ristretto. Faccio un esempio piccolo-piccolo: in questi anni recenti l’editore Casagrande di Bellinzona ha pubblicato in traduzione alcune autrici svizzere, che io avevo proposto, per la collana “La sfera”, più di 15 anni fa: Corinna Bille, Cathérine Colomb, Cécile Ines Loos, Amélie Plume. Libri bellissimi. Chi ne ha parlato o scritto-recensito? Chi ne ha dato notizia mettendole in “giusta luce”? (forse RSI Rete 2).
Ma, si sa: i libri, qualunque sia il loro genere, non vanno mai a finire in porta, non fanno clamorosi goal di piede! Non sono doppati. Nei nostri quotidiani, ad esempio, quante pagine sono loro riservate? E alla TSI quanti secondi per le notizie culturali? Sembra che la cultura sia diventata il “peccato originale”.
Per quel che riguarda il resto della Svizzera non so come sia la situazione.
Spero sia migliore, o almeno mi piace crederlo.
C’è il posto per una citazione? “Creare non è immaginare, è correre il rischio grande di accedere alla realtà. Capire è una creazione, il mio unico modo”. Clarice Lispector (con devozione).

swissinfo, Françoise Gehring

Fatti e cifre

Franca Cleis è nata a Chiasso e vive a Ligornetto.
Insegnante per diversi anni, si è sempre impegnata nella scrittura, sia di testi scolastici, sia di articoli di cultura femminile.
E' autrice e coautrice di numerose pubblicazioni.

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