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Davos, un'occasione persa

La polizia, presente in forze a Davos, è stata confrontata con una manifestazione piuttosto debole

(RTS)

Dopo ore di attesa confusa, la manifestazione dei new global contro il Forum economico mondiale si è sciolta come neve al sole.

Per molti esponenti della sinistra, tra cui la presidente del partito socialista, una grande delusione.

Da settimane vi era grande attesa per la manifestazione dei new global contro il Forum economico mondiale (WEF) - la prima ad aver ottenuto un'autorizzazione dal consiglio comunale di Davos.

Fin dal primo mattino di sabato, treni e pullman carichi di manifestanti sono partiti dalle principali città svizzere e dai paesi confinanti alla volta della località grigionese.

Tra le 4000 e le 5000 persone hanno risposto all'appello dell'Alleanza di Olten - l'associazione mantello che ha organizzato la manifestazione - e di altri gruppi e partiti, tra cui il Partito socialista svizzero.

Ma quello che inizialmente sembrava un successo, si è rivelata infine una grossa delusione.

A Davos sono arrivate poco più di 1000 persone, confrontate con l'incapacità degli organizzatori di dare una risposta unitaria al blocco di alcuni treni e pullman lungo il percorso e con un clima ormai piuttosto raggelato.

Fideris, pomo della discordia

L'origine di questa parziale sconfitta dei new global elvetici va ricercata innanzitutto nelle divergenze d'opinione, già note alla vigilia, sul dispositivo di controllo messo in piedi dalle forze dell'ordine a Fideris - località a metà strada tra lo snodo ferroviario di Landquart e Davos.

A Fideris, i manifestanti sarebbero dovuti scendere da treni e pullman e passare attraverso un corridoio di controllo, per risalire sui mezzi di trasporto duecento metri più avanti.

Mentre il Partito socialista aveva dichiarato di ritenere giustificati i controlli a Fideris, viste le particolari esigenze di sicurezza del WEF, l'Alleanza di Olten si era opposta, chiedendo un semplice controllo sui treni.

I manifestanti provenienti dalle località più vicine a Davos sono giunti nella cittadina già di primo mattino, accettando i controlli a Fideris. Alle 10, una delegazione dell'Alleanza di Olten è partita da Landquart in treno alla volta di Davos, con l'intenzione di forzare il blocco.

Un accordo di breve durata

Dopo ore di negoziazione tra forze dell'ordine e manifestanti, sotto l'occhio vigile di alcuni osservatori - per lo più deputati socialisti e di rappresentanti dei Giuristi democratici - verso l'una del pomeriggio un accordo è stato raggiunto.

La polizia ha accettato di effettuare un controllo dei bagagli in treno, senza verifiche dell'identità dei manifestanti e senza utilizzare videocamere o macchine fotografiche.

Confusione e disorientamento

Sembrava un successo della strategia dell'Alleanza di Olten, ma nel corso del pomeriggio sul piazzale ai margini di Davos, dove erano riunite le persone in attesa dell'avvio del corteo, è giunta la notizia di un secondo treno bloccato a Fideris e rinviato a Landquart.

Secondo l'Alleanza di Olten, la polizia avrebbe rinnegato l'accordo raggiunto precedentemente. Ma intanto gli appelli e le proposte contrastanti lanciate a Davos hanno finito per smorzare gli entusiasmi delle persone presenti.

Anche la decisione dell'Alleanza di Olten di restituire per protesta il permesso di manifestare alle autorità di Davos si è persa nel generale disorientamento.

Fatto sta che mentre a Landquart sono rimaste bloccate 2-3000 persone e la tensione è salita fino a sfociare in scontri tra polizia e manifestanti e in un tentativo di blocco dell'autostrada, a Davos la manifestazione si è risolta in un corteo di piccole dimensioni.

Una grande delusione

"Sono molto delusa", ha affermato al termine della manifestazione a Davos la presidente del Partito socialista Christiane Brunner.

"Molte persone volevano venire a Davos per manifestare pacificamente il loro dissenso contro la globalizzazione. Ne sono stati impediti da una parte degli organizzatori, che hanno bloccato i treni. È una manifestazione completamente fallita."

Per la presidente del Partito socialista, la colpa della sconfitta ricade completamente sulle spalle dell'Alleanza di Olten. "Non hanno accettato controlli che mi sembrano giustificati".

Cristiane Brunner ha detto però di essere dispiaciuta per la repressione poliziesca a Landquart, dove le forze dell'ordine hanno fatto uso di gas lacrimogeni e proiettili di gomma. "Una reazione inappropriata alle provocazioni piuttosto infantili di alcuni manifestanti".

Prossimo appuntamento il 15 febbraio

Dal canto suo Marcelo Lucca, delegato del Forum sociale di Porto Alegre, si è dichiarato stupito della scarsa coesione del movimento antiglobalizzazione svizzero.

Il prossimo appuntamento per verificare se la ferita è insanabile sarà la manifestazione nazionale contro la guerra il 15 febbraio a Berna.

Christiane Brunner rimane ottimista: "L'unico discrimine è la violenza. Ma la violenza è rigettata dalla stragrande maggioranza di questo movimento."

swissinfo, Andrea Tognina inviato speciale a Davos

In breve

I manifestanti non sono riusciti a mettersi d'accordo. Pomo della discordia i controlli della polizia, che una parte dei contestatori non voleva accettare.

La confusione generale ha fatto naufragare la manifestazione contro la globalizzazione prevista a Davos.

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