«Il mio interesse principale è far felice gli artisti»

Claude Nobs ritratto nel suo chalet sopra a Montreux, nel giugno 2006. Rodrigo Carrizo Couto

«Spesso la fedeltà degli artisti non si conquista con i soldi, ma facendo attenzione ai piccoli dettagli. Bisogna farli sentire come re». Questo era il credo di Claude Nobs, fondatore del Montreux Jazz Festival, deceduto il 10 gennaio 2013 all'età di 76 anni.

Rodrigo Carrizo Couto, Caux, swissinfo.ch

Amico di leggende della musica come Miles Davis, Freddie Mercury, David Bowie, Santana o B.B. King, Claude Nobs era riuscito a portare Montreux nell'Olimpo dei festival e a far conoscere al mondo la sua piccola città, diventata sinonimo di qualità.

swissinfo.ch lo aveva incontrato nel 2006 nel suo chalet di Caux, un piccolo villaggio sopra Montreux, sulla collina che si affaccia sul lago Lemano.

Già allora Claude Nobs aveva assicurato che il festival gli sarebbe sopravvissuto. «Sono circondato da giovani di grande talento che si occuperanno del festival e potranno volare con le proprie ali».

swissinfo.ch: Come è iniziata l'avventura di Montreux?

Claude Nobs: Nel 1967 avevo un sogno: far conoscere la mia piccola città agli Stati Uniti. Abbiamo cominciato con un budget modesto di 6'000 euro. Mi ispiravo a festival come quello di Newport e Rhode Island. All'epoca Newport attirava 10'000 persone a notte, mentre noi eravamo contenti se potevamo avere 600 persone al Casinò. Lo scorso anno (nel 2005, ndr) invece sono passate 240'000 persone da Montreux. Inizialmente l'idea era di concentrarci esclusivamente sul jazz, ma poi abbiamo dato spazio anche a musica diversa.  Ho cominciato a tradire i puristi del jazz negli anni Settanta, commettendo un crimine di "lesa maestà": programmare qualcosa che non fosse jazz. Per fortuna, da allora ogni anno invitiamo sempre più musicisti di altri orizzonti.

swissinfo.ch: Qual è il suo segreto? È soltanto una questione di cachet?

C. N.: La magia di Montreux sta negli incontri tra musicisti e nei concerti. Sono eventi unici, irripetibili. L'idea è di permettere agli artisti di uscire dai sentieri battuti e di evitare di riproporre il loro repertorio abituale. I musicisti non vengono a Montreux soltanto per una questione di soldi. Al contrario, spesso ricevono offerte migliori da altri festival.

Però noi li trattiamo da re e offriamo loro le migliori condizioni al mondo, a livello di qualità del suono, registrazione e tecnologia video. Di fatto nel 1968 il pianista Bill Evans vinse un Grammy con un album registrato dal vivo a Montreux.

swissinfo.ch: Parte del suo lavoro consiste per l'appunto nel soddisfare i desideri degli artisti. Girano molti aneddoti, in particolare su Miles Davis…

C. N.: A Miles Davis piaceva una delle mie camicie (ride). Così un giorno me la sono tolta e gliel'ho offerta. Era allucinato. Una volta invece ci aveva chiesto una Ferrari decapottabile. Ne abbiamo trovata una rossa, mentre lui la voleva nera. Questi dettagli dimostrano come il mio interesse principale sia far felice gli artisti.

swissinfo.ch: Ha qualche ricordo speciale della sua amicizia con Miles Davis?

C. N.: Miles veniva spesso a casa mia per ascoltare musica. Sceglievo sempre dischi di jazz. Finché un giorno mi ha detto, un po' imbronciato: "Metti del rock and roll o del funk". Stupito, gli ho chiesto se non gli piacesse il jazz. E lui mi ha risposto: "Il jazz è una merda".

Era davvero un personaggio unico e tutti avevano paura di lui. Un giorno ha accettato di tenere una conferenza stampa, perché glielo avevo chiesto personalmente. Era un fatto straordinario. Arrivò vestito di nero con i suoi insperabili occhiali da sole. Guardò i trenta giornalisti presenti al Palace e il suo effetto intimidatorio fu tale che nessuno osò fare una domanda.

swissinfo.ch: Come è riuscito a creare questo clima di fiducia con gli artisti?

C. N.: Spesso la fedeltà degli artisti non si conquista con il denaro, ma facendo attenzione ai piccoli dettagli. I primi concerti europei di Aretha Franklin si sono tenuti proprio a Montreux. Aveva accettato di essere mia ospite anche se non potevo pagarla molto. A convincerla credo siano state le due casse di cioccolato svizzero che le avevo spedito a casa. I dolci compensavano un cachet ridotto.

swissinfo.ch: A Montreux sono stati registrati numerosi dischi storici. Penso ad un memorabile concerto di Elis Regina e Hermeto Pascoal.

C. N.: Elis Regina, come Tom Jobim e Hermeto Pascoal, è venuta a Montreux su invito di André Midani, presidente della WEA (Warner Bros Records) Brasile. Quest'ultimo è stato il primo a portare in Europa musicisti dal Brasile. Alla fine del famoso concerto di Elis al Casinò ho suggerito: "E se Hermeto continuasse a suonare con lei?". Al che mi ha risposto: "Ma sei pazzo? Hermeto non può accompagnare Elis Regina!".

Io l’ho proposto lo stesso e loro sono rimasti affascinati e hanno deciso di registrare qualche canzone insieme per questo album storico. Generalmente queste pazzie mi riescono bene, perché io sono come un bambino che non ha paura di chiedere.

Claude Nobs

Io non sono un produttore o un agente. Costoro sono interessati solo a riempire la sala e fare soldi.

swissinfo.ch: Però cerca sempre sfide più difficili.

C. N.: Sì, io non sono un produttore o un agente. Costoro sono interessati solo a riempire la sala e fare soldi. Io vado sempre molto più in là.

swissinfo.ch: Un'altra unione storica è stata il "nuovo tango" di Piazzolla-Burton.

C. N.: L'unione di Astor Piazzolla e Gary Burton al Casinò è stata un'idea del leggendario produttore Nesuhi Ertegun. La proposta di suonare un'opera scritta fino all'ultima nota, senza poter improvvisare e con un eccezionale livello di difficoltà, aveva provocato un attacco di panico a Gary Burton. Alla fine, il concerto e l'album sono stati un trionfo.

Piazzolla era un tipo difficile, che stava sempre sulla difensiva, pensando che qualcuno volesse prendergli ciò che era suo. Ma una volta stabilita la fiducia, era un uomo adorabile. A lui è piaciuto molto il mio rapporto con Camarón de la Isla e ciò ha agevolato molto le cose. Ha anche tenuto a Montreux la prima mondiale del suo Concerto per bandoneon e orchestra con la Sinfonica di Lille. Pochi lo sanno, perché di quel concerto non è mai stato prodotto un disco.

swissinfo.ch: Cosa ne pensa dell'attuale proliferazione di festival musicali?

C. N.: La concorrenza dei festival estivi in Europa è veramente pazzesca. Solo in Svizzera ce ne sono oltre un centinaio! Basta affittare un terreno e preparare un palcoscenico affinché chiunque si improvvisi organizzatore di concerti, senza avere alcuna idea di quel che significa. Non hanno alcuna preparazione o criterio. Questa situazione non può continuare. Imploderà.

swissinfo.ch: E cosa ne dice dei concorsi televisivi di aspiranti cantanti che imperversano in Europa?

C. N.: Questi concorsi sono talmente patetici che non meritano ulteriori commenti. Tutto è artefatto e puzza di plastica. È solo "look" senza cuore né talento.

Claude Nobs

Abbiamo realizzato un miracolo, che è stato rendere fedeli tre generazioni di spettatori.

swissinfo.ch: Spesso i "puristi" rimproverano al festival di Montreux il suo eclettismo che permette di vedere la stessa sera Alice Cooper e Joao Gilberto. Cosa risponde alle critiche?

C. N.: Abbiamo realizzato un miracolo, che è stato rendere fedeli tre generazioni di spettatori. Una famiglia può venire tutta insieme a Montreux: mentre i nonni sessantenni vanno al Casinò ad ascoltare Juliette Greco, i genitori quarantenni vanno a vedere Sting all'Auditorio Straviniski e i figli adolescenti vanno a sentire i Black Eyed Peas nella Miles Davis Hall. E tutti sono molto contenti.

swissinfo.ch: Lei ha trasformato il nome del Montreux Jazz Festival in un marchio esportabile. Una sorta di franchising multinazionale.

C. N.: Montreux è l'unico evento culturale in tutto il mondo che è presente in quattro continenti, grazie alle nostre rappresentanze a Singapore, Tokyo, Atlanta, San Paolo e Praga.

swissinfo.ch: Qual è il bilancio dei 40 anni del "padre di tutti i festival"?

C. N.: Per me, godersi la vita è lavorare tutti i giorni, compresi il sabato e la domenica. La mia passione per questa attività, non solo non diminuisce con l'età, ma anzi aumenta. Bencé mantenere questo ritmo non sia sempre facile.

swissinfo.ch: Anche se a volte lo sembrerebbe, lei non è eterno. Cosa ne sarà del Festival di Montreux il giorno in cui Claude Nobs non ci sarà più?

C. N.: Per quel giorno il ricambio è assicurato. Sono circondato da giovani di grande talento che si occuperanno del festival e potranno volare con le proprie ali. Quel che mi rattrista è che non sembrano intrattenere amicizie e stretti vincoli personali con gli artisti come ho fatto io. Ma viviamo in un'altra epoca, suppongo.

Claude Nobs

Nasce il 4 febbraio 1936 a Territet, nel canton Vaud.
 
Assolve un tirocinio di cuoco che termina con il titolo di migliore apprendista della Svizzera.
 
Lavora per un certo periodo al Centro dei congressi di Zurigo, dove ha l’occasione di ascoltare artisti rinomati come Duke Ellington o Ella Fitzgerald.
 
L’ufficio del turismo di Montreux lo ingaggia come contabile. A metà degli anni ’60, Nobs è il primo a far venire i Rolling Stones in Svizzera.
 
Nel 1967 fonda il Montreux Jazz Festival con il pianista Géo Voumard e il giornalista René Langel.
 
La manifestazione, che tradizionalmente si svolge in estate, diventa sempre più grande e nota a livello internazionale.
 
Tra i musicisti approdati sulle rive del lago Lemano si possono citare Miles Davis, James Brown, Quincy Jones, Ray Charles, Eric Clapton, Prince, David Bowie, Bob Dylan, Gilberto Gil, B.B. King, Leonard Cohen, Santana o Keith Jarett.
 
Nella sua carriera, Nobs ottiene numerosi premi e riconoscimenti tra cui una laurea honoris causa al Politecnico federale di Losanna e il titolo di “personalità dell’anno” (2007) del Mercato internazionale del disco e dell’edizione musicale.
 
In seguito a un incidente nel corso di un’escursione sugli sci di fondo, Claude Nobs muore a Losanna il 10 gennaio 2013.

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