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Delitto e castigo per i minori

Alcuni giovani osservano il dibattito dalle tribune del parlamento: l'interesse per le novità a livello penale per i minori è grande

(Keystone)

Con la chiarificazione delle differenze al Consiglio nazionale, prende forma il nuovo codice penale minorile. Una larga maggioranza sostiene il cambiamento di paradigma.

Nella storia del diritto penale svizzero si registrano poche riforme sostanziali come quella votata dalla camera bassa giovedì. Il primo codice nazionale è stato varato infatti nel 1893 e fino agli anni sessanta non ha praticamente subito modifiche. Si trattava certamente di un progetto lungimirante, ripreso da ordinamenti di altri paesi.

Adesso, con una revisione di più parti del codice, si cerca di ridefinire quei punti che non corrispondono più alla sensibilità attuale. In particolare il rapporto verso la pena è profondamente mutato negli ultimi anni. La scarsa efficacia della detenzione per correggere gli errori dei colpevoli, ha portato a modifiche notevoli.

In armonia con l'evoluzione dei paesi limitrofi, dagli anni settanta in poi, una parte dei delitti con pene detentive brevi viene commutata in pene pecuniarie o in aliquote giornaliere, per esempio con la prestazione di lavoro socialmente utile. Il recupero sociale e la vita dopo la detenzione sono dunque centrali e non solamente l'incarcerazione. Questa revisione intende rafforzare ulteriormente queste alternative.

D'altro canto i nuovi fenomeni di criminalità organizzata, drammatici omicidi mediatizzati ed eventi di violenza di strada hanno scosso l'opinione pubblica. Il legislatore si sente quindi in dovere di rispondere in maniera chiara alla richiesta di sicurezza che arriva dalla popolazione.

Anche per i giovani

In sede di ridefinizione, c'è stata una piccola rivoluzione giuridica che ha portato a scorporare le normative legate ai delitti dei minori in un codice separato. "Il principio di premettere l'educazione e la risocializzazione alla pena per i minori è ormai riconosciuto", ha sottolineato la relatrice della commissione Anita Thanei.

Il parlamento ha comunque sostenuto la necessità di un codice penale per i giovani, rinunciando ad inserire le misure di reintegrazione sociale in una legge sulla protezione della gioventù. Il concetto di misure forti per situazioni straordinarie viene dunque riconfermato, ampliando però il ventaglio di misure a disposizione dell'autorità giudiziaria.

L'età minima per subire un processo è stata elevata dai sette ai dieci anni. In altri paesi europei valgono i dodici anni. Per le pene detentive con una durata massima fino a quattro anni, si è scesi a 16 anni, inserendo altresì una revisione periodica della sentenza per favorire una reintegrazione possibilmente rapida del condannato nella società civile.

Un ulteriore elemento di novità procedurale è rappresentato dalla figura del mediatore. Questa istanza esterna al sistema giudiziario, potrà sostituire il giudice nel caso in cui sia possibile una soluzione concordata fra vittima e colpevole.

Critiche al progetto

Malgrado l'ampia convergenza politica sulla riforma, la lettura nel plenum ha portato alcuni relatori a criticare diversi punti. In particolare i verdi hanno puntato il dito sulla procedura che non prevede la separazione personale nelle varie fasi istruttorie.

Lo stesso inquirente rimane, anche con il nuovo testo, giudice e esecutore delle misure, come presidente della commissione di ricorso. Una situazione legata direttamente all'organizzazione federalista dello Stato e alle differenze regionali nell'applicazione dei codici federali.

Un ulteriore punto di critica, uscito dai dibattimenti, è legato all'applicazione delle nuove forme di correzione e pena. Per i democristiani è mancata nella fase di consultazione un'analisi concreta del peso finanziario che le nuove misure provocheranno. Inoltre l'applicazione stessa delle misure non dispone ancora di una applicazione consolidata.

Il governo si dice comunque fiducioso e guarda con soddisfazione alla riforma accettata alla camera bassa senza voti contrari. Adesso il disegno di legge passa ancora al Consiglio degli Stati per appianare le ultime divergenze.

Daniele Papacella


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