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Democrazia diretta «Criteri più severi nella verifica preventiva delle iniziative popolari»

I dibattiti senza fine per l’applicazione di alcune iniziative popolari hanno riacceso la discussione sulle riforme della democrazia diretta. Il politologo e parlamentare Andreas Gross è contrario all’idea di permettere solo iniziative formulate come «proposte generiche». Chiede invece criteri più severi sul rispetto dei principi costituzionali e delle norme sui diritti umani e sui diritti fondamentali. 



Il ministro Ueli Maurer, ex presidente dell'Unione democratica di centro, mentre consegna le firme raccolte a favore dell'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa", approvata dal popolo il 9 febbraio 2014. La sua applicazione sta creando non pochi grattacapi al governo elvetico.

Il ministro Ueli Maurer, ex presidente dell'Unione democratica di centro, mentre consegna le firme raccolte a favore dell'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa", approvata dal popolo il 9 febbraio 2014. La sua applicazione sta creando non pochi grattacapi al governo elvetico.

(freshfocus)

Andreas Gross, deputato Partito socialista al Consiglio nazionale e al Consiglio d’Europa e attivo dal 2002 come osservatore elettorale in numerosi paesi, è noto all’estero come ambasciatore della democrazia diretta – di recente al «Forum per una democrazia diretta moderna» a Tunisi.

Alle domande di swissinfo.ch sulle proposte di riforma del diritto d’iniziativa Gross ha voluto rispondere solo in forma scritta.

swissinfo.ch: Cosa ne pensa dell’idea di permettere solo iniziative formulate come «proposte generiche»?

Andreas Gross: Sono decisamente contrario. La proposta mira all’addomesticamento dell’iniziativa popolare e a un riequilibrio dei poteri in favore del parlamento. Sarebbe la fine della democrazia diretta così come la conosciamo dal 1891. L’iniziativa popolare vive della possibilità che una minoranza di cittadini sottoponga una determinata modifica della costituzione a tutti i cittadini.

swissinfo.ch: Secondo alcuni costituzionalisti, iniziative come quella recente sull’«immigrazione di massa» mostrano che testi formulati in modo dettagliato finiscono per iscrivere nella Costituzione articoli che difficilmente possono essere applicati. È d’accordo?

A.G.: No, in nessun modo. Non bisogna scordare che già 130 anni fa alcuni esperti erano contrari alla democrazia diretta, perché erano convinti di saperne più degli altri e trovavano faticoso convincere la popolazione della propria opinione. Non esiste l’iniziativa legislativa e perciò iniziative costituzionali che hanno un carattere esclusivamente legislativo in futuro potrebbero essere dichiarate non valide per mancato rispetto della forma. In ogni caso rispetto ai principi costituzionali e alle norme sui diritti fondamentali e sui diritti umani servono regole più severe.

swissinfo.ch: Il modo in cui il diritto d’iniziativa è stato utilizzato negli ultimi anni potrebbe mettere in forse i diritti popolari, perché ci sono grossi problemi di applicazione. Cosa propone per superare queste difficoltà?

A.G.: Alcune di queste iniziative prendevano di mira esplicitamente la libertà di determinati gruppi di persone, fossero essi stranieri, richiedenti l’asilo, criminali o persone colpevoli di delitti a sfondo sessuale. Queste iniziative non hanno messo in evidenza solo delle difficoltà di applicazione, ma anche una lacuna nella Costituzione federale, che finora non era stata riconosciuta come tale. La protezione dei diritti fondamentali e umani nella costituzione federale non è conciliata in modo procedurale con il diritto internazionale. È possibile perciò anche votare su iniziative popolari che, una volta approvate da popolo e cantoni, violano i diritti fondamentali di alcune persone specifiche. E perciò non possono essere applicate nella forma auspicata da alcuni loro promotori. Ma questo danneggia sia la democrazia diretta, sia i diritti umani e fondamentali. Per questo dobbiamo modificare il modo di affrontare queste iniziative, non la sostanza del diritto d’iniziativa in generale.

swissinfo.ch: Rispetto a varie iniziative approvate dal popolo e dai cantoni, alcuni ritengono che il legislatore non applichi la volontà popolare. Lo pensa anche lei?

A.G.: No. Da noi il potere legislativo spetta all’Assemblea federale e ai cittadini. L’Assemblea federale s’impegna da un lato ad applicare un’iniziativa in modo che rispetti gli altri principi costituzionali, come i diritti fondamentali e i diritti umani. D’altro canto cerca di mettere in pratica nel migliore dei modi possibili le norme iscritte nella Costituzione dall’iniziativa. E considera che se questo non le riesce, chi è contrario alla sua proposta – con funzione di legislatore sussidiario – può ricorrere al referendum e bloccare il progetto di applicazione del parlamento. Questa pressione referendaria è molto efficace e spinge il parlamento a non ignorare le richieste degli promotori delle iniziative.


(Traduzione dal tedesco, Andrea Tognina)

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