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Discussioni informali sul dossier atomico iraniano

Ali Larijani ha ribadito anche in Svizzera la posizione dell'Iran

(Keystone)

Ali Larijani, capo negoziatore iraniano incontra a Berna la presidente elvetica, Micheline Calmy-Rey, per discutere del dossier atomico.

Per il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) si è trattato semplicemente di "colloqui informali", ma secondo l'Iran le proposte svizzere potrebbero rilanciare il dialogo con l'Occidente.

La presidente della Confederazione, Micheline Calmy-Rey, e il capo negoziatore iraniano per il nucleare, Ali Larijani, si sono incontrati lunedì pomeriggio a Berna. Larijani ha dichiarato che il colloquio ha permesso di fare alcuni progressi, ma su alcuni punti c'è bisogno di ulteriori discussioni.

Micheline Calmy-Rey ha esortato dal canto suo Teheran a dare una maggiore prova di trasparenza nel dossier relativo all'arrichimento di uranio. La Svizzera - si legge in un comunicato diramato in serata - riconosce il diritto all'utilizzo pacifico delle tecnologie nucleari ma rifiuta qualsiasi forma di proliferazione.

Contenuti segreti

L'incontro con Ali Larijani è stato definito ufficialmente uno scambio "informale" d'opinioni sul dossier nucleare e su altri temi di politica internazionale, e i contenuti dell'incontro "di natura segreta", ha precisato un portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri.

In realtà si sarebbe trattato di una manovra diplomatica svizzera. "La Svizzera riveste un importante ruolo di mediatore", ha dichiarato Larijani alla fine dell'incontro, definendolo molto costruttivo, senza però rivelare ulteriori dettagli.

"L'essenziale per l'Iran è non perdere la faccia e non fare troppe concessioni alla comunità internazionale. E di continuare con il suo programma, insistendo sul fatto che ha scopi civili", ha commentato alla radio svizzera romanda Mohammed-Reza Djalili, docente presso l'Istituto universitario di alti studi internazionali di Ginevra.

Molto interesse per la proposta svizzera

Intanto da Teheran è arrivato un ribadito 'no' alla sospensione dell'arricchimento dell'uranio chiesto dall'Onu, ma al contempo proposte di tornare ai negoziati.

Nel turbinio delle iniziative diplomatiche iraniane la "proposta svizzera" è stata comunque messa in rilievo dalla radio di Stato di Teheran, che ha detto che essa potrebbe far ripartire il dialogo fra Iran e Occidente.

Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Mohammad Ali Hosseini, ha detto che l'Iran è pronto a discutere "anche di una sospensione dell'arricchimento dell'uranio", ma solo dopo la ripresa dei negoziati con la comunità internazionale.

E a patto che il caso torni dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), un organismo che fa anche a capo all'Onu e che si è già occupato del problema per vari anni, senza giungere ad una conclusione.

Toni concilianti di Ahmadinejad

Apparentemente si prospetta un'apertura, ma in realtà la posizione dell'Iran è la stessa già espressa tante volte. Lo stesso presidente iraniano, Ahmadinejad, in un'intervista alla televisione americana Abc ha usato toni pacifisti, affermando che la Repubblica islamica "rifugge da ogni conflitto". E comunque, ha aggiunto, le possibilità di un attacco americano sono "molto deboli".

Intanto i ministri degli Esteri della Ue, riuniti a Bruxelles, hanno dato il via libera ufficiale alle prime sanzioni contro l'Iran votate dal Consiglio di Sicurezza il 23 dicembre, ma hanno anche espresso la volontà di mantenere la porta aperta per i negoziati.

swissinfo e agenzie

L'Iran sorvegliato speciale

La comunità internazionale sospetta l'Iran di volersi dotare dell'arma atomica, con la scusa di completare un programma nucleare civile.

Un desiderio che aveva già espresso lo Scià di Persia negli anni '70.

Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha preteso, in due risoluzioni, la sospensione del programma di arricchimento dell'uranio ed ha già adottato delle sanzioni contro l'Iran lo scorso dicembre.

Se Teheran non sospende ora il suo programma, dal 21 febbraio si espone a nuove misure di ritorsione.

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