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Dopo Davos: rimangono i timori per la guerra

Finiti gli incontri di Davos - ognuno torna sulla sua strada

(Keystone)

Il Forum di Davos si è concluso - dopo sei giorni di ricerca di unità di intenti e attestazioni di preoccupazione per le prospettive di guerra in Iraq e la debolezza dell'economia mondiale.

Le imponenti misure di sicurezza non hanno precedenti.

«Si costruisce la fiducia durante lunghi anni di lavoro... e la si distrugge in secondi», ha affermato con desolazione Peter Brabeck, direttore delegato di Nestlé. E con il suo messaggio ha colpito gli oltre 2'000 partecipanti al convegno annuale dei leader di economia e politica di Davos.

Le preoccupazioni si cumulano: la recessione mondiale, il pericolo della guerra in Medio oriente, i grandi problemi sociali irrisolti. E alla partenza dalla località turistica molti si dimostrano ancora più preoccupati di prima.

Manager parsimoniosi cercasi

Mark Pieth, criminalista dell'Università di Basilea, ha riportato al centro dei dibattiti le questioni che erodono la credibilità della macchina economica: il riciclaggio internazionale di danaro, i problemi di trasparenza contabile, la corruzione e la frode.

«Queste sfide sono attualmente sul tavolo e i partecipanti si dicono pronti ad agire per migliorare la situazione - commenta l'esperto con tono positivamente sorpreso - mi sembra non fosse stato il caso nelle edizioni scorse».

In passato, Davos è stata spesso la piattaforma esclusiva per vincitori, un luogo dove esporre il proprio successo. Fin tanto che compagnie come Enron e WorldCom volavano alto, anche i loro manager brillavano al meeting di Davos.

Quest'anno il profilo dei direttori ricercati è molto diverso. In primo piano c'è stato per esempio il direttore di Nestlé, Brabeck. L'uomo che è riuscito a garantire alla sua multinazionale dell'alimentazione una crescita, forse minore a quella di altre compagnie, ma costante e al riparo da ondate recessive.

Traguardi oltre il pessimismo

Brabeck ha colto l'occasione del podio del Forum di Davos per denunciare la mentalità dei guadagni a corto termine che hanno distrutto molte aziende negli anni '90. «L'ossessione dei risultati quadrimestrali, diffusa soprattutto negli Stati uniti - ha continuato - incoraggia solamente i profitti immediati, piuttosto che dare peso ad una pianificazione duratura».

«Siamo stati criticati come l'azienda più conservatrice al mondo», ha ricordato Brabeck. Ma a lungo termine, la fiducia nel sistema che integri impiegati, produzione e mercato reale si dimostra più vincente di quella degli «Shareholder», gli azionisti interessati solo alla rendita dell'azione. La quotazione in borsa di Nestlé, sostenuta malgrado i tempi, gli dà ragione.

Tante parole pochi fatti?

Lasciando Davos, molti partecipanti si sono chiesti se ci sarà un riscontro nei fatti, dopo le parole spese al Forum. Per Pieth la volontà dimostrata da molti manager per ripensare la gestione delle loro aziende è notevole e sicuramente molto più importante degli anni scorsi.

«Dovremmo riuscire a responsabilizzare maggiormente i dirigenti per un'azione socialmente compatibile», auspica Mark Pieth. E, grazie ad una selezione molto rigida, a Davos sono arrivati solo i rappresentanti di aziende che contano come motore e modello delle economie nazionali. Si vedrà la fortuna dell'auspicio espresso dall'esperto.

Iraq, Iraq, Iraq

Oltre il treno delle proteste dei no-global, fermatosi prima del traguardo, i dibattiti dentro il palazzo dei congressi di Davos si sono concentrati sul Medio oriente: la paura per la guerra e le lunghe ombre del terrorismo non lasciano pace.

Il presidente della Confederazione Pascal Couchepin, ha aperto il Forum di Davos annunciano che la Svizzera non sosterrà un'eventuale azione unilaterale degli americani in Iraq.

A lui ha risposto il primo ministro della Malesia, Mahathir bin Mohamad, dicendo che «terrorizzando i terroristi» si crea solo nuovo terrorismo. E rimanendo in qualche modo legati al tema del Forum 2003, dedicato appunto alla fiducia, si sono espressi anche il segretario di Stato americano Colin Powell e il neoeletto presidente brasiliano Lula da Silva.

Ma per molti l'appello di Powell ad un'azione contro l'Iraq non è risultata convincente.

Sicurezza

La 33esima edizione passerà comunque alla storia come la più grande operazione di sicurezza in Svizzera dalla Seconda guerra mondiale. Migliaia di poliziotti e soldati armati hanno seguito minuto per minuto ogni spostamento in tutta la località alpina. La cittadina nelle Alpi si è trasformata in una fortezza per i 2'000 ospiti del Forum economico mondiale.

Ma proprio la presenza massiccia delle forze di sicurezza ha sottolineato una volta di più la realtà. «Ristabilire la fiducia» è un compito difficile in un clima tutt'altro che definito dall'ottimismo.

swissinfo, Jakob Greber, inviato speciale a Davos
(traduzione: Daniele Papacella)

In breve

«Building trust» - «Costruire la fiducia» - è stato il tema centrale proposto ai partecipanti del Forum economico mondiale WEF.

Quest'anno, la 33esima edizione ha riunito al palazzo dei congressi di Davos circa 2150 personalità provenienti da quasi 100 paesi.

Fra di loro: 30 capi di Stato o di governo e oltre 80 ministri.

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