Riforme indispensabili nella lotta globale contro i cartelli della droga

Operazione di polizia contro presunti consumatori di droga a Manila nel 2016. Secondo Amnesty International, elementi di prove indicano che diverse migliaia di persone sono state uccise da individui armati non identificati che avrebbero legami con la polizia.​​​​​​​ Keystone / Mark R. Cristino

Il traffico di droga è stato frenato dalla pandemia, che ha ostacolato il flusso delle rotte commerciali internazionali, ma potrebbe riprendere con maggior vigore non appena le frontiere si riapriranno, avverte un rapporto dell'ONU. Secondo la Commissione globale per la politica della droga, è quindi ancora più urgente concentrarsi sui responsabili della criminalità organizzata.

Frédéric Burnand, Ginevra

Agili ed efficienti, le organizzazioni criminali che controllano il mercato delle droghe illecite si reinventano costantemente. Il loro vantaggio comparativo è chiaro: non rispettano nessuna legge, corrompono i funzionari statali e, se necessario, uccidono chi si mette sulla loro strada. Neppure la pandemia di Covid-19 potrà rallentare a lungo le loro attività.

In un rapporto pubblicato la settimana scorsa, l'Ufficio delle Nazioni unite contro la droga e il crimine (UNODC) ha rilevato che le misure di contenimento introdotte da molti paesi del mondo hanno avuto effetti di rilievo. Molti paesi in tutte le regioni del mondo hanno segnalato una riduzione dello smercio di vari tipi di droga per le strade. Come conseguenza immediata, molti tossicodipendenti sono passati a prodotti più adulterati e ancora più pericolosi.

La resilienza dei cartelli della droga

Ma l'UNODC sottolinea anche la grande flessibilità dei cartelli della droga: "Il rapido adattamento delle organizzazioni criminali a nuovi ambienti è già stato segnalato in alcuni paesi balcanici, dove alcuni gruppi organizzati, coinvolti nel traffico di droga, si stanno indirizzando verso forme di criminalità favorite dalla pandemia, come la pirateria informatica e il traffico di medicinali falsificati".

L'agenzia specializzata dell’ONU rimane preoccupata per l’evoluzione a medio termine. Facendo riferimento agli effetti della crisi finanziaria del 2008, l'UNODC ritiene che la recessione economica porterà probabilmente a una trasformazione duratura dei mercati delle droghe illecite e alla crescita del settore a livello mondiale. La criminalità organizzata potrebbe trarre vantaggio, per rafforzarsi, dalla perdita di numerosi posti di lavoro in varie regioni del mondo, a cominciare dall’America latina. 

"Durante la pandemia di COVID-19, si è notato che alcuni cartelli stanno distribuendo viveri e altri rifornimenti all'interno dei loro territori di influenza e fanno ricorso all'azione sociale per conquistare le simpatie della popolazione locale. L'aumento della disoccupazione, il calo dei redditi e l'aumento dei prezzi delle colture illecite (ad esempio per la produzione di cocaina ed eroina) possono rendere sempre più attraente l'adesione a un cartello della droga ", osserva il rapporto. 

Queste prospettive rendono ancora più rilevante l'ultimo rapporto della Commissione globale per la politica della droga (GCDP), che dal 2011 riunisce un gruppo di personalità con l’obbiettivo di sollecitare i governi e le organizzazioni internazionali a riorientare radicalmente la "guerra alla droga", decretata dagli Stati Uniti all'inizio degli anni '70. 

"In soli 10 anni, centinaia di migliaia di persone sono morte come vittime collaterali del proibizionismo. Rappresentano il costo di una politica che ha solo arricchito e rafforzato le organizzazioni criminali, alimentato la corruzione e il riciclaggio di denaro sporco, contribuito a far aumentare i traffici, le rotte e le reti utilizzate, come pure il numero di Stati falliti, parzialmente controllati dalla criminalità organizzata", scrive l'ex consigliera federale e presidente della Commissione Ruth Dreifuss nel preambolo del rapporto, che questa volta si concentra sulla criminalità organizzata.

100 miliardi di dollari buttati via 

Mentre il fatturato del mercato globale delle droghe illecite viene stimato a 500 miliardi di dollari all'anno, "i costi annuali dei mezzi impiegati per reprimere il traffico di stupefacenti supererebbero i 100 miliardi di dollari", rileva il nuovo rapporto della Commissione con sede a Ginevra, che per la prima volta nella sua esistenza si concentra sul crimine organizzato. 

"La lotta contro il riciclaggio di denaro e contro la corruzione sono i due mezzi più importanti che andrebbero privilegiati", dichiara Ruth Dreifuss a swissinfo.ch. A suo avviso, occorre inoltre organizzare gli interventi internazionali in base ad un nuovo approccio: "La cooperazione internazionale non è sufficiente. Tutto è troppo frammentato. Le svariate organizzazioni che si occupano di criminalità internazionale dovrebbero collaborare molto più strettamente". Punti deboli che vengono ampiamente sfruttati dai cartelli della droga per aggirare le legislazioni e le azioni contro di loro. 

La depenalizzazione del consumo di droga e lo sviluppo di un approccio incentrato sulla salute dei tossicodipendenti, che il GCDP sostiene da 10 anni, stanno convincendo un numero crescente di Stati nel continente europeo, americano e asiatico.  

Stallo persistente alle Nazioni Unite 

Tuttavia, questo sviluppo non ha ancora portato a un cambiamento nell'approccio proibizionista della Commissione delle Nazioni unite sugli stupefacenti, da cui dipende l'UNODC menzionata qui sopra. "La situazione lì è attualmente bloccata, con due campi opposti. Questo in un momento in cui dovrebbe essere possibile rivedere o sostituire leggi e convenzioni internazionali, poiché è chiaro che l'obiettivo dichiarato è lungi dall'essere raggiunto", deplora Ruth Dreifuss. 

Secondo l'ex consigliera federale, i sostenitori del proibizionismo incentrato sulla repressione stanno conducendo una battaglia ideologica in cui la droga e i suoi consumatori sono visti come l'incarnazione del male. "Secondo molti governi, queste persone devono essere allontanate dalla società, l'esatto contrario di quello che si deve fare, se si vogliono veramente affrontare i danni sociali e sanitari del traffico di droga e diminuire la morsa della criminalità organizzata", dice Dreifuss.   

Intraprendendo una guerra a tutto campo contro i consumatori e gli spacciatori di droga, il presidente filippino Rodrigo Duterte incarna questa politica proibizionista fino alla caricatura. In un rapporto pubblicato martedì, Amnesty International ha espresso la preoccupazione che la Cambogia si stia muovendo nella stessa direzione: 

"La guerra alla droga condotta dal governo cambogiano negli ultimi tre anni, subito dopo una visita di Stato del presidente delle Filippine, sta portando a una crescente ondata di violazioni dei diritti umani, al sovraffollamento dei centri di detenzione e a una situazione sanitaria molto preoccupante, ancor più dopo l'arrivo della pandemia di COVID-19", avverte l'organizzazione non governativa.

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