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Dubbi svizzeri sulla convenzione dei popoli indigeni

La Svizzera teme le conseguenze giuridiche e finanziarie del riconoscimento dei nomadi come popolo tribale

(Keystone)

La convenzione 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) fissa i diritti dei popoli indigeni e tribali. 18 Stati l'hanno ratificata, ma non la Svizzera.

Il governo elvetico si riconosce nei principi generali della convenzione, ma teme che una ratifica comporti nuovi obblighi nei confronti dei nomadi. Un gruppo di organizzazioni non governative lo invita però alla coerenza.

«La situazione giuridica e pratica in Svizzera non corrisponde alle esigenze poste dalla convenzione 169», osserva Christian Sieber, collaboratore scientifico della Segreteria di Stato dell'economia (SECO). «Una ratifica renderebbe necessarie misure in favore dei nomadi a livello federale, cantonale e comunale».

Finora la convenzione 169 (C169) è stata ratificata per lo più da Stati dell'America latina, che hanno così riconosciuto i diritti degli indigeni che abitano sul loro territorio. Alla convenzione hanno aderito anche paesi europei come la Norvegia e la Danimarca, dove vivono minoranze indigene (i saami e gli inuit).

Inizialmente la stessa OIL riteneva che la convenzione dovesse essere ratificata solo dagli Stati in cui vivono popolazioni indigene o tribali. Nel corso degli anni Novanta, anche grazie all'interessamento dell'ONU, si è però fatta strada l'idea che la protezione dei diritti degli indigeni fosse una questione di rilevanza internazionale.

Il primo paese a trarre le conseguenze di questo nuovo approccio è stato l'Olanda, che ha ratificato la convenzione nel 1998. Nel dicembre del 2006 l'ha seguita anche la Spagna.

La Svizzera e i nomadi

In Svizzera la possibilità di una ratifica della C169 è stata dibattuta già nel 1991. Allora era prevalsa l'opinione che la ratifica non fosse una priorità per il paese, non confrontato direttamente con una popolazione indigena.

Il governo si è di nuovo espresso sull'argomento nel 1999. Pur affermando il sostegno agli obiettivi generali della convenzione, l'esecutivo spostava l'attenzione sulla possibilità che la ratifica comportasse il riconoscimento dei nomadi residenti in Svizzera come popolo tribale, con conseguenze rilevanti sul piano giuridico e finanziario.

Nel dicembre del 2001, dopo che l'Ufficio internazionale del lavoro aveva dichiarato di non poter escludere l'applicabilità della C169 ai nomadi, il Consiglio degli Stati (camera dei cantoni) ha votato contro la ratifica della convenzione, opponendosi al Consiglio nazionale (camera del popolo), che in precedenza si era invece espresso favorevolmente.

Contrario alla prassi di ratifica

Il voto delle camere non ha però messo fine alla discussione sulla C169. Già prima del dibattito parlamentare il Consiglio federale aveva dato l'incarico alla SECO di analizzare le conseguenze finanziarie e legislative di una ratifica. Il rapporto, approvato dal governo nell'ottobre del 2006, ha ribadito il no alla ratifica.

«La prassi del governo prevede che uno strumento internazionale possa essere ratificato solo se il diritto positivo svizzero corrisponde alle esigenze che esso pone», spiega Christian Sieber, che ha partecipato alla stesura del rapporto. «Questo non è il caso per la C169», Anche la maggioranza dei cantoni si è detta contraria.

L'adozione della C169 comporterebbe la necessità di intervenire in vari ambiti, in particolare per offrire sufficienti aree di sosta e di transito e per modificare la procedura di consultazione a livello federale e cantonale (specialmente nella pianificazione del territorio). Anche la legge sul lavoro dovrebbe essere presumibilmente modificata, per adattare il divieto del lavoro minorile alle tradizioni nomadi.

Il rapporto ammette tuttavia che la questione dell'applicabilità ai nomadi della C169 rimane aperta. «La definizione dei popoli tribali nella convenzione è piuttosto vaga. Molto dipende dall'interpretazione da parte degli organi dell'OIL. Finora non vi sono precedenti», rileva Sieber.

Richiamo alla coerenza

Se il rapporto del Consiglio federale si concentra quasi esclusivamente sugli aspetti di politica interna, molte ONG guardano invece alla C169 soprattutto dal punto di vista della politica estera.

«La Svizzera si considera guardiana dei diritti umani e si è impegnata già in passato in favore dei popoli indigeni», osserva Kaspar Haller, dell'Associazione per i popoli minacciati (APM). «La 169 è l'unica convenzione sui diritti degli indigeni e ratificarla sarebbe un atto simbolico importante, coerente con gli obiettivi della Svizzera.»

Assieme ad altre organizzazioni non governative, l'APM fa parte della coalizione Swisspro-ILO169, che opera in favore di una ratifica della convenzione. «Certo, ci sono ambiti in cui occorrerebbe intervenire», ammette Haller. «Ma la Svizzera dovrà in ogni caso prendere misure per migliorare la situazione dei nomadi, indipendentemente dalla convenzione».

La discussione intanto rimane aperta. In parlamento è ancora pendente un postulato del deputato socialista Remo Gysin, che chiede appunto la ratifica della C169.

swissinfo, Andrea Tognina

Fatti e cifre

L'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) conta 173 membri.
18 Stati hanno ratificato la Convenzione 169 sui popoli indigeni e tribali.
Si tratta di: Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Costa Rica, Danimarca, Repubblica dominicana, Ecuador, Figi, Guatemala, Honduras, Messico, Norvegia, Olanda, Paraguay, Perù, Spagna e Venezuela.

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Convenzione 169 OIL

300 milioni di persone nel mondo appartengono a popoli indigeni o tribali. Nei territori da loro abitati si trova, secondo le stime, il 75% delle materie prime del pianeta. Spesso questi popoli sono vittime di discriminazione e di repressione da parte degli Stati a cui appartengono e sono privati di ogni diritto sullo sfruttamento delle risorse naturali del loro territorio.

Questa situazione sta alla base della convenzione 169 (C169), adottata nel giugno del 1989 dalla conferenza generale dell'OIL in sostituzione della vecchia convenzione sulle popolazioni aborigene e tribali del 1957. La convenzione fissa i diritti fondamentali dei popoli indigeni, fra cui quelli di mantenere la propria identità culturale e le proprie strutture comunitarie e di partecipare alle decisioni che li riguardano.

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