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Due date da ricordare

La rassegna stampa di mercoledì 11 settembre 2002

(swissinfo.ch)

L'undici settembre, la data del terrore per gli Stati Uniti e per il mondo. Il 10 settembre l'adesione ufficiale della Svizzera all'Onu.

I due avvenimenti insieme sulle pagine dei giornali svizzeri.

Solo una coincidenza?

La Svizzera è l'unico paese ad aver aderito all'Onu con una votazione. Lo ha ricordato nel suo discorso il presidente Kaspar Villiger e lo ricordava anche l'edizione di lunedì del Corriere del Ticino, uno dei cantoni dove gli elettori avevano respinto l'Onu. Il giornale sottolinea come la votazione abbia avuto luogo "...a pochi mesi di distanza da quel terribile evento del settembre 2001, che ha costretto il mondo ad interrogarsi sulle esigenze di solidarietà e di cooperazione internazionale."

La concomitanza dei due fatti è stata solo una coincidenza del destino? Proprio come è una coincidenza la brevissima distanza tra le cerimonie ufficiali per l'11 settembre e per l'entrata ufficiale? Nell'edizione di mercoledì la Regione Ticino risponde che si tratta di qualcosa in più: "Siamo diventati un paese normale".

In prima pagina sul 24 Heures di mercoledì, vediamo insieme le foto delle torri gemelle che crollano, Kofi Annan e il titolo "Onu: finalmente!". Un contrasto tra atrocità e speranza che fa davvero uno strano effetto.

Niente Guerra, Mister Bush

Lega graficamente i due fatti anche il Blick di mercoledì. Con una prima pagina interamente dedicata all'anniversario degli attentati, il giornale offre contemporaneamente un suo sondaggio rappresentativo dell'opinione delle cittadine e dei cittadini svizzeri sulla crisi con l'Irak.

82,5% degli intervistati trovano sbagliato un intervento militare Usa contro l'Irak senza un mandato Onu. Il 58,6% sono contrari ad un attacco anche in presenza di un mandato. La Svizzera, secondo il Blick, dovrebbe esprimersi chiaramente contro la guerra.

A prova di ONU

L'ambasciatore svizzero all'Onu Jenö Staehelin su Le Temps di martedì specificava che la "Svizzera coopera soprattutto con gli Stati europei che difendono i nostri stessi ideali". Un segnale che la Svizzera non intende battere sui tamburi di guerra?

"Abbiamo provato un'emozione particolare nel veder issare la bandiera rosso-crociata" scrive l'editorialista di Le Temps. "La Svizzera non suonerà da solista e nemmeno come primo violino, ma la sua piccola musica ha d'ora in poi più chance di essere sentita".

Neutralità e impegno: le specialità svizzere e come potenziarle

Su 24 Heures lo speciale Onu del 10 settembre ricordava come il dibattito sulla neutralità sia una questione prettamente svizzera: "La Svezia, l'Irlanda e l'Austria sono neutrali e molto attive all'Onu".

Per il Bund non serve parlare di diritto umanitario e di cooperazione allo sviluppo, temi tipicamente svizzeri, se nessuno ascolta: "Se la Svizzera vuole una politica Onu credibile, deve potenziare gli aiuti umanitari a livello di altri Paesi comparabili e rinforzare anche gli strumenti di politica estera."

Un discorso aperto

Sul discorso di Villiger si sofferma il Tages Anzeiger in particolare mettendo in risalto il passaggio in cui si dice che nessuna neutralità può essere applicata al terrorismo, ma che un intervento militare contro l'Iraq dovrà essere approvato dall'Onu.

Un discorso schietto, lo definisce la Neue Zürcher Zeitung, in particolare per il fatto che Villiger abbia parlato dello scetticismo che il diritto di veto di alcuni Paesi membri dell'Onu ha suscitato negli elettori in Svizzera in occasione della votazione.

Per terminare, un'opinione del Tagi sulla crisi Usa-Iraq: "L'11 settembre ha causato molto dolore, ma anche un capitale di simpatia politica. Il presidente Bush sta perdendo questo capitale." Svizzera benvenuta a New York!

swissinfo

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