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Crisi finanziaria Note stonate per le agenzie di rating

Assieme a Standard & Poor's e Fitch, Moody's influenza il 90% del mercato tramite i suoi rating.

(Keystone)

Il ruolo delle agenzie di rating nello sviluppo della crisi finanziaria è da tempo bersaglio di critiche. L'università di San Gallo getta nuova benzina sul fuoco, mostrando come queste società non applichino gli stessi criteri ai diversi paesi. Lo studio irrompe in un contesto di piena turbolenza dei mercati.

Da diversi mesi ormai, il malcontento nei confronti delle agenzie di rating e del loro ruolo nell'evoluzione della crisi del debito in Europa si fa sempre più forte.

L'attribuzione di note specifiche agli Stati e agli istituti finanziari hanno ripercussioni immediate sui mercati. Di fatto, per una società come per uno Stato, la perdita della nota massima – la famosa "tripla A", simbolo di solidità finanziaria – si traduce con un rialzo dei tassi di interesse di mercato. Il rimborso del debito di uno Stato risulta così più difficile.

Oltre a questo ruolo forse troppo predominante, anche la parzialità delle agenzie di rating – tutte americane – suscita accesi dibattiti. Questa settimana, la Commissione europea ha espresso il suo rammarico. «È interessante notare come ogni volta che la situazione finanziaria si degrada negli Stati Uniti, alcune agenzie di rating puntano il dito contro l'Europa», ha dichiarato la vicepresidente Viviane Reding.

Per risolvere il problema, gli ambienti politici europei – e in particolare il ministro francese dell'economia Pierre Moscovici – propongono la creazione di un'agenzia di rating privata europea.

Vortice di fallimenti

Paranoia europea nei confronti della grande potenza americana? Non proprio. Stando a uno studio pubblicato mercoledì dall'università di San Gallo, sarebbero le stesse agenzie di rating a «provocare la crisi».

Realizzato dagli economisti Manfred Gärtner e Björn Griesbach, lo studio passa in rassegna i dati relativi a 25 paesi dell'OCSE tra il 2009 e il 2011, e mette in evidenza le conseguenze nefaste che un abbassamento della nota attribuita da queste agenzie può avere sui diversi Stati.

Gli interessi si fanno sempre più cari man mano che la nota diminuisce fino a raggiungere l'insolvibilità. E una volta superata questa soglia, la spirale discendente porta dritta dritta al fallimento. Una situazione dalla quale «non si può riemergere da soli», notano gli autori.

Per i paesi che devono accontentarsi di una A, o di una nota ancor più bassa, è sufficiente anche un solo avvertimento di declassamento per creare il panico e aggravare la situazione, spiegano i ricercatori. Lo studio rileva inoltre che anche gli Stati meglio quotati non sono esenti da rischi: Il passaggio da una tripla A a un'A+ può infatti creare enormi difficoltà.

Declassamento incomprensibile

Al di là delle critiche a questo sistema di classificazione, i ricercatori dell'università di San Gallo ritengono che dal 2008 molti paesi europei siano stati notati in modo diverso rispetto agli anni precedenti la crisi dei subprime e anche rispetto ad altri paesi extraeuropei. In altri termini, sono stati sfavoriti.

Alcuni declassamenti sono incomprensibili agli occhi degli autori e «non sono legati a un deterioramento della situazione finanziaria o economica». Secondo i loro calcoli, diversi Stati europei hanno perso troppi punti nella graduatoria rispetto al deterioramento reale della loro economica. «La Spagna ad esempio avrebbe dovuto scendere soltanto di mezzo punto, ma ne ha persi tre». Un giudizio troppo severo sarebbe stato applicato anche a Irlanda, Portogallo e Grecia.

Il verdetto dei ricercatori svizzeri è senza appello: «Bisogna considerare le agenzie di rating come il motore principale della crisi del debito europeo».

Situazione tesa sui mercati

Giustificate o meno, le critiche degli economisti san-gallesi intervengono in un contesto particolarmente teso, reso ancora più difficile dalle recenti dichiarazioni delle agenzie di rating.

Moody's ha infatti messo sotto osservazione la Germania, prima economia dell'Unione europea e principale paese esportatore. La ragione? L'incertezza legata al debito pubblico di Italia e Spagna e il futuro incerto della moneta unica. Stesso responso per Paesi Bassi e Lussemburgo.

Al momento, soltanto sei paesi della zona euro mantengono la tripla A. Tra questi, soltanto la Finlandia gode ancora di una «prospettiva stabile», secondo Moody's.

Troppo poco o troppo

Le tre principali agenzie di rating a livello mondiale sono Standard & Poor's, Moody’s e Fitch. In teoria, hanno il compito di valutare in tutta indipendenza i rischi di fallimento o di mancato rimborso di un attore economico con titoli di debito.

Le valutazioni sono basate sull'analisi dei loro esperti, i quali considerano criteri contabili, di gestione, di rischio ed elementi di prospettiva (per quanto concerne le aziende).

 
Le collettività sono invece giudicate considerando il vigore economico, la stabilità istituzionale, i rischi, la politica monetaria e la gestione delle finanze pubbliche.

Le agenzie informano gli investitori del rischio che incorrono prestando denaro a una società o a uno Stato. Le note vanno dalla tripla A (estrema qualità) alla C-D (situazione di insolvenza).

Per uno Stato, così come per le imprese, una degradazione della nota si traduce con un aumento del tasso d'interesse sui prestiti.


Dopo lo scandalo Enron e la crisi dei subprimes, le agenzie di rating sono state accusate di avere reagito troppo tardi e di avere tenuto nascoste le valutazioni.

Finanziate dalle società "notate", le agenzie sarebbero talvolta tentate di attribuire una nota migliore di quella meritata realmente, in modo da ottenere un contratto a scapito delle altre due concorrenti.

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(Traduzione dal francese, Stefania Summermatter), swissinfo.ch

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