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No Billag: gli argomenti di sostenitori e avversari alla prova dei fatti

Le parole più utilizzate nel dibattito, in base al bollettino ufficiale degli interventi in Parlamento. gramener.com

La maggioranza dei membri del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati si è espressa contro l’iniziativa “Abolizione del canone Billag”, che mira a sopprimere il canone radiotelevisivo in Svizzera. Abbiamo analizzato il dibattito parlamentare, effettuato una selezione ponderata degli argomenti più volte menzionati e li abbiamo esaminati per verificarne la veridicità.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 settembre 2017 - 16:15
Sandro Lüscher, Stephanie Hess, Larissa Bieler, Reto Gysi von Wartburg, Marguerite Meyer
Céline Amaudruz Keystone


«I privilegi accordati dallo Stato alla SSR ne fanno un’azienda quasi monopolistica.»

Céline Amaudruz, consigliera nazionale UDC (Ginevra)

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Secondo l’Enciclopedia Treccani, con monopolio si intende «una forma di mercato caratterizzata dall’accentramento dell’offerta o della domanda nelle mani di un solo venditore o di un solo compratore (…) o di entrambi (…) e di conseguente chiusura del mercato stesso.» 

Nel caso della SSR non si può parlare di un’azienda che offre da sola un servizio pubblico. La SSR gestisce 7 dei 20 canali televisivi svizzeri che ricevono dalla Confederazione una parte del canone. Inoltre può contare su 17 stazioni radio, un po’ meno della metà di tutte le stazioni (40) che ricevono soldi pubblici. Dal punto di vista della diffusione, si può però parlare di posizione dominante sul mercato. 

Accogliendo un ricorso con 5 voti contro 3, l'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva ha stabilito il 22 giugno 2018 che il presente articolo di swissinfo.ch sull'iniziativa 'No Billag' "ha violato il principio della corretta presentazione di fatti e avvenimenti". Qui la sentenza completa (in tedesco).

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La SSR è la sola azienda radiotelevisiva che trasmette in tutto il territorio nazionale e può quindi raggiungere tutti gli abitanti del paese. Questa possibilità ne aumenta l’influenza, ma anche le entrate pubblicitarie. Le emittenti radiotelevisive private operano, anche per motivi finanziari, in nicchie regionali per un pubblico più piccolo, ciò che naturalmente ha ripercussioni sulle entrate pubblicitarie. 

Guido Keel, direttore dell’Istituto di pubblicistica applicata (IAM) di Winterthur fa notare: «Di fatto, vista la suddivisione del canone che dà 1,2 miliardi di franchi agli uni e 60 milioni agli altri, accanto alla SSR c’è poco spazio per le emittenti private.»

"I media permettono lo sviluppo della democrazia", afferma l'esperto di media Guido Keel. Nella foto la regia del TG della radiotelevisione SRF. Keystone

Parlare di mercato in relazione ai media è però problematico, aggiunge Guido Keel. «Il giornalismo è un bene pubblico. Non è utile solo per quelli che pagano. I media informano la società, affinché questa possa partecipare a processi democratici e perciò costitutivi per lo Stato. In questo modo i media permettono lo sviluppo della democrazia e di questo approfittano anche coloro che non pagano per l’uso dei media.» 

In alcune regioni, in particolare nei Grigioni, la SSR agisce persino in senso antimonopolistico, perché più il processo di concentrazione nei media privati va avanti, più l’influsso di singoli editori sui mercati locali cresce. Nella Svizzera romanda i tre maggiori editori si spartiscono il 90% del mercato. 15 anni contriollavano ancora solo il 79%. Nella Svizzera tedesca, Tamedia, Ringier e NZZ arrivano insieme a oltre l’80% del mercato. 15 anni fa arrivavano solo al 56%.

Veracità della dichiarazione di Celine Amaudruz:

swissinfo.ch


Lukas Reimann Keystone


«Non è solo la SSR a poter partecipare alla gara d’appalto per gli 1,35 miliardi che si liberano, bensì tutti quanti: start-up innovative, nuove aziende, aziende attive su internet possono competere per questi soldi. Così si creano nuovi posti di lavoro in settori e aziende che oggi non sono privilegiati dallo Stato.»

Lukas Reimann, UDC (San Gallo)

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È vero che le economie domestiche spendono di più se il loro budget aumenta. L’incremento della domanda può creare posti di lavoro anche nei settori citati da Lukas Reimann.

Ma come si presenta la situazione dal punto di vista dell’economia nel suo complesso? L’approvazione dell’iniziativa No Billag contribuirebbe a creare nuovi posti di lavoro in Svizzera? Facciamo i conti: nel 2016 sono stati incassati 1,358 miliardi di franchi per il canone. Questa cifra rimarrebbe a disposizione delle economie domestiche e delle aziende in Svizzera. Una parte verrebbe spesa, una parte risparmiata. La quota di risparmio delle economie domestiche svizzere corrisponde a circa il 20%, per cui solo circa 1,09 miliardi sarebbero effettivamente sbloccati.

È difficile dire in che percentuale confluirebbero davvero in nuovi posti di lavoro. Un indizio è fornito dalla quota di spese per il personale delle aziende. La cifra esprime la percentuale della cifra d’affari di un’azienda è destinata ai costi del personale. Nelle dieci maggiori aziende svizzere quotate in borsa questa quota e del 28%, nelle PME e nelle start-up, a seconda del settore, supera a volte anche il 50%. Supponiamo che la quota per l’economia nel suo complesso non superi il 40%.

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Questo vuol dire che solo 436 milioni di franchi sarebbero destinati alla creazione di nuovi posti di lavoro. Un posto di lavoro in Svizzera costa in media 113'000 franchi, quindi nascerebbero al massimo 3860 impieghi. Molto meno dei 4946 posti a tempo pieno che andrebbero persi alla SSR se l’iniziativa No Billag dovesse essere approvata. Chi vota per l’iniziativa No Billag credendo che essa contribuisca alla creazione di nuovi posti di lavoro si sbaglia.

Veracità della dichiarazione di Lukas Reimann:

swissinfo.ch



Edith Graf-Litscher SRF-SWI


«Un programma à la carte è più costoso dell’offerta attuale. Il programma di base di Teleclub costa per esempio circa 480 franchi.»

Edith Graf-Litscher, PS (Turgovia)

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In linea di principio l’affermazione di Litscher è corretta. Se si paragonano le diverse offerte di programmi TV in Svizzera, si constata che la SSR con i suoi sette canali televisivi propone un ventaglio piuttosto ampio di contenuti nell’ambito dell’informazione, dello sport, della cultura e dell’intrattenimento a un prezzo relativamente contenuto.

A differenza delle TV a pagamento (p. es. Teleclub, Sky o DAZN) e delle TV libere commerciali (p. es. RTL, Sat 1 o ProSieben) l’offerta della SSR è inoltre plurilingue, multimediale, accessibile liberamente ovunque nel paese e i programmi sono interrotti solo da brevi sequenze pubblicitarie sottoposte a regole severe.

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Occorre tuttavia notare che la SSR non potrebbe fornire questi servizi senza il canone. Con gli introiti di circa 1,2 miliardi l’anno (stato 2016) per le tasse di ricezione, la SSR dispone di un budget considerevole con il quale si può permettere per esempio di pagare i diritti televisivi di importanti avvenimenti sportivi. Inoltre la SSR dipende meno da inserzionisti, sponsor e quote di ascolto, a differenza delle radio e televisioni commerciali, che devono imporsi in un mercato molto competitivo e non godono di nessuna garanzia sulle entrate.

Veracità delle dichiarazioni di Edith Graf-Litscher:

swissinfo.ch


Lukas Reimann Keystone


«La SSR dipende completamente dallo Stato. Il Consiglio federale nomina numerosi membri del consiglio di amministrazione ed esercita la sua influenza.»

Lukas Reimann, UDC (San Gallo)

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L’asserzione contenuta nella prima frase, secondo cui la SSR dipenderebbe completamente dallo Stato, non è corretta. Nell’articolo 93 della Costituzione federale, che riguarda «radio e televisione» nel terzo paragrafo si dice: «L'indipendenza della radio e della televisione nonché l'autonomia nella concezione dei programmi sono garantite.» E anche nella legge federale sulla radiotelevisione (LRTV) all’articolo 3a si può leggere nero su bianco: «La radio e la televisione sono indipendenti dallo Stato.»

La SSR non è perciò un mass-media statale, bensì un’associazione di diritto privato con un incarico pubblico. Ogni dieci anni il Consiglio federale conferisce alla SSR una nuova concessione in cui il mandato di prestazioni è definito a grandi linee. Al di là di questo, rispetto alle scelte redazionali, all’organizzazione dell’azienda e alla definizione dei programmi e del budget la SSR non è vincolata a nessuno.

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È vero però che il Consiglio federale esercita un influsso indiretto. Da una parte attraverso la competenza di affidare la concessione, dall’altra con la nomina dei consiglieri di amministrazione. Due consiglieri su nove sono nominati direttamente dal Consiglio federale. Per il resto la SSR è immune da influssi da parte delle autorità. Inoltre l’incasso del canone avviene attraverso Billag, filiale di Swisscom, e non attraverso organi dello Stato.

Veracità della dichiarazione di Lukas Reimann:

swissinfo.ch


Sylvia Flückiger-Bäni Keystone


«Così le nostre aziende sarebbero costrette a pagare tasse di ricezione radiotelevisive. Tasse tra l’altro molto salate. È insensato e incomprensibile che queste tasse debbano oltretutto essere versate in base al giro d’affari – avete sentito il mio collega Jean-François Rime – naturalmente solo per poter incassare ancora più denaro.»

Sylvia Flückiger-Bäni, UDC (Argovia)

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È vero che con la nuova Legge federale sulla radiotelevisione (LRTV), accettata di misura dai cittadini e dalle cittadine nel 2015, estende l’obbligo di pagare il canone anche alle aziende. Ma già prima della nuova legge sui media le aziende dovevano pagare una tassa per la ricezione basata sul numero di apparecchi. La novità è che ora il canone dipende dalla cifra d’affari.

Sembra a prima vista una misura drastica, ma il 75% di tutte le aziende e in particolare le PME – per le quali Flückiger-Bäni ha spezzato una lancia nel suo intervento – non pagano il canone, perché la loro cifra d’affari non supera i 500'000 franchi l’anno. Il 9% delle aziende pagherà una cifra inferiore a quella attuale. 

Questo vuol dire che per l’84% delle aziende la nuova legge comporta un miglioramento. Per il restante 16% delle aziende, con un giro d’affari superiore al milione di franchi annui, il canone aumenterà.

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Neppure la frecciata a Jean-François Rime è giustificata. Con la nuova LRTV tutte le economie domestiche sottostanno all’obbligo di pagare il canone, ma in cambio la tassa individuale per la ricezione di radio e televisione diminuisce di circa il 10% a 400 franchi. Inoltre le stazioni radio e TV locali riceveranno in futuro una quota maggiore del canone. Le aziende del resto nella maggior parte dei cantoni pagano anche le imposte ecclesiastiche. L’idea è che anche le aziende approfittano delle attività di queste istituzioni a favore di tutta la società.

Veracità della dichiarazione di Sylvia Flückiger-Bäni:

swissinfo.ch


Matthias Aebischer Keystone


«Anche con il dimezzamento del canone saranno soprattutto le emittenti delle minoranze linguistiche a soffrire. Vale a dire che saranno cancellate dall’elenco delle emittenti.» 

Matthias Aebischer, PS (Canton Berna)

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Non è del tutto certo che in caso di dimezzamento del canone, misura che potrebbe essere contenuta in un eventuale controprogetto all’iniziativa No Billag, le emittenti non svizzero-tedesche sarebbero completamente cancellate.

È però chiaro che oggi, stando al rendiconto di gestione dell’SSR, circa il 57 % del canone serve a finanziare i programmi nella Svizzera francese, italiana e romancia. Con un dimezzamento del canone le emittenti in francese, italiano e romancio riceverebbero complessivamente circa 347,1 milioni di franchi. 

Per mantenere la loro offerta attuale su radio, TV e online nelle tre lingue minoritarie servono però 690 milioni. Per fare un paragone: la sola produzione delle trasmissioni quotidiane di notizie e attualità alla RTS francofona costa circa 36 milioni di franchi l’anno. La cifra non comprende i dibattiti e le trasmissioni dedicate ai consumatori, alle scienze, alla cultura e all’economia.

La radiotelevisione RTR a Coira: un'emittente per una minoranza linguistica. Keystone

Quindi anche se il canone venisse solo dimezzato e non abolito del tutto, a pagarne le conseguenze sarebbero soprattutto le minoranze linguistiche della Svizzera, in termini di drastica riduzione dell’offerta informativa e culturale. Ci sarebbe anche il rischio di una centralizzazione a Zurigo, a scapito delle regioni.

Veracità della dichiarazione di Matthias Aebischer:

swissinfo.ch


Natalie Rickli Keystone


«La Svizzera non esiste grazie alla SSR. Esisteva già prima e continuerebbe a esistere anche senza canone.»

Natalie Rickli, UDC (Zurigo)

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È assolutamente vero che la Svizzera non esiste grazie alla SSR. L’anno di fondazione della Svizzera moderna, così come la conosciamo oggi, è considerato da quasi tutti gli storici il 1848, anno in cui fu adottata la prima costituzione federale svizzera, base scritta della transizione dalla federazione di Stati allo Stato federale. 

La SSR esiste dal 1931, anche se in precedenza portava un nome diverso. All’epoca la politica radiofonica del Consiglio federale  si orientava al modello di servizio pubblico della British Broadcasting Corporation BBC. Dalla sua fondazione la SSR è tenuta a produrre un programma basato su un mandato pubblico.

Giuramento del Rütli: la Svizzera è nata senza la SRG SSR. Wikimedia Commons/PD

Si suppone che la Svizzera continui a esistere anche senza canone.  In questo senso la dichiarazione di Natalie Rickli è corretta.

Veracità della diciarazione di Natalie Rickli:

swissinfo.ch


Doris Fiala Keystone


«Un’ampia limitazione o la cancellazione completa della pubblicità sulla SSR andrebbe in ogni caso a vantaggio soprattutto dei canali stranieri. Già oggi circa il 45% degli introiti pubblicitari televisivi va all’estero. È questo che volete?»

Doris Fiala,  PLR (Zurigo)

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Il rischio che gli introiti pubblicitari vadano all’estero se la SSR dovesse essere indebolita è continuamente evocato dagli avversari dell’iniziativa No Billag e dal Consiglio federale. 

Il fatto che ben difficilmente operatori svizzeri potrebbero approfittare di introiti pubblicitari non più incassati dalla SSR è dimostrato dai trend del mercato pubblicitario svizzero. Nel 2016, secondo la Fondazione statistica svizzera della pubblicità, il fatturato delle attività pubblicitarie nell’ambito dei media è stato di circa 5,56 miliardi di franchi.

Due tendenze sono chiare e costanti. Gli introiti delle inserzioni nella carta stampata, pari a 1264 milioni di franchi, sono in calo del 12% rispetto al 2015. Una forte crescita è registrata invece dal mercato digitale. Nella pubblicità online sono confluiti 1094 milioni di franchi. Nel 2015 erano solo 974 milioni.

Ufficio di Google a Zurigo: qual è la fetta di mercato pubblicitario delle grandi aziende internazionali? Keystone

Se il volume complessivo del mercato pubblicitario rimarrà stabile, com’è probabile, entro il 2020 circa due terzi del volume andrà ad attori digitali. È quanto afferma uno studio del 2015 dell’università di Ginevra, che si basa su un’inchiesta fra circa 200 venditori di pubblicità in Svizzera. In futuro la lotta per la spartizione delle inserzioni avverrà online. Si prevede che anche il mercato svizzero sarà più globale e segmentato. 

Secondo i dati per il 2016 della Fondazione statistica svizzera della pubblicità, la crescita più consistente (circa il 20%) sarà registrata nella pubblicità sui motori di ricerca. Qui ad approfittarne maggiormente saranno i giganti statunitensi della tecnologia, come Facebook e Google, che già si dividono tra il 60 e il 70% degli introiti pubblicitari online in Svizzera. 

Il piccolo mercato svizzero è quindi praticamente saturo. Cosa rimane? La televisione va bene: la pubblicità televisiva nel 2016 ha generato una cifra d’affari di 775 milioni di franchi. La dichiarazione di Doris Fiala può essere confermata: la quota di mercato delle finestre televisive straniere è aumentata al 42,4%, la SSR arriva al 46,6%, i privati hanno raggiunto quota 11%. 

I privati potrebbero approfittare solo parzialmente dei mezzi finanziari che si libererebbero. Il Consiglio federale nel suo messaggio sull’iniziativa No Billag ritiene che, in caso di abolizione del canone, sul mercato radiotelevisivo svizzero rimarrebbero a disposizione meno della metà degli introiti.

Veracità della dichiarazione di Doris Fiala:

swissinfo.ch


Natalie Rickli Keystone


«La SSR continuerebbe a esistere anche con No Billag.»

Natalie Rickli, UDC (Zurigo)

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In termini formali, la frase è giusta. No Billag è un’iniziativa costituzionale che vieterebbe alla Confederazione di stabilire basi legali per una tassa di ricezione. L’organizzazione privata SSR potrebbe in teoria continuare a esistere come semplice contenitore; il suo contenuto verrebbe però cancellato. 

È quanto conferma Otfried Jarren, professore nell’Istituto di pubblicistica e ricerca sui media dell’università di Zurigo. «La SSR non potrebbe finanziare la sua offerta attuale.» Soprattutto non nella Svizzera francese e italiana. Nella Svizzera tedesca potrebbe sopravvivere al massimo un programma molto ridotto, segnato da serie televisive comprate da altre emittenti. I notiziari sparirebbero. 

Jarren ritiene inoltre che in caso di approvazione dell’iniziativa gli attuali introiti pubblicitari non sarebbero semplicemente suddivisi tra gli editori televisivi svizzeri, ma finirebbero nelle mani dei media online o delle finestre svizzere di emittenti tedesche come Pro Sieben, VOX e RTL. Finestre pubblicitarie commercializzate tra l’altro fino a poco tempo fa dalla consigliera nazionale Nathalie Rickli per conto della Goldbach Media.

Il marchio e l'azienda SRG potranno continuare ad esistere, ma i suoi programmi? Keystone

Simon Denoth, portavoce della SSR, afferma: «Senza canone radiotelevisivo la SSR e le sue trasmissioni sarebbero abolite. No Billag significa No SSR.» Secondo Denoth anche trasmissioni molto popolari, come certi avvenimenti sportivi, non potrebbero essere finanziati solo con la pubblicità. La pubblicità ha contribuito per esempio solo on misura del 17% alla copertura dei Giochi olimpici invernali a Sotschi nel 2014.

Veracità della dichiarazione di Natalie Rickli:

swissinfo.ch


Adrian Amstutz Keystone

Il mercato potrebbe funzionare, se fosse libero. (...) Con il denaro pubblico, la concorrenza privata è attualmente eclissata.

Adrian Amstutz, UDC (Berna)

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Con questa citazione Adrian Amstutz si riferisce alla situazione del mercato svizzero dei media. A suo avviso, la forte posizione della SRG SSR costituisce una distorsione del mercato, che danneggia i media privati e mette a repentaglio la diversità dell'offerta. In sostanza, la sua critica è rivolta all'attuale struttura del servizio pubblico, che trasmetterebbe troppi programmi superflui, non direttamente attinenti alla democrazia. 

È del tutto legittimo avere un dibattito critico sulla portata e la profondità dell'offerta di servizi della SSR. Tuttavia, non è né proporzionato né lungimirante dal punto di vista politico mettere in discussione le prestazioni del servizio pubblico della SSR solo per alcuni punti critici. In tal modo non si rimettono in discussione solo programmi radiotelevisivi di qualità, ma si minacciano anche le prestazioni del servizio pubblico nelle regioni latine della Svizzera, che beneficiano della chiave di ripartizione del canone e risentirebbero notevolmente di una sua riduzione del 50% o di una soppressione.

La cantante Beatrice Egli durante una trasmissione presso un'emittente straniera. Keystone

Non si può neppure ignorare l'affermazione secondo cui la SSR è in concorrenza con il settore privato. L'articolo 29 della legge sulla radiotelevisione stabilisce che le attività non contemplate dalla licenza possono essere vietate dal DATEC, il dipartimento federale competente per la SSR, qualora possano danneggiare la posizione o la missione di altre società svizzere operanti nel settore dei media. Tuttavia, è vero che le basi di finanziamento del settore privato sono sempre più erose dal settore privato. La causa principale non è però la SSR, ma i giganti di Internet come Google o Facebook, che stanno attirando una quota sempre maggiore del mercato pubblicitario.

Veracità della dichiarazione di Adrian Amstutz:

swissinfo.ch

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Il sommario di questo articolo è stato riveduto il 13.10.2017.

Fact Checking di swissinfo.ch 

Il nostro obiettivo è di verificare le dichiarazioni fattuali di personalità o istituzioni pubbliche su questioni importanti per gli elettori svizzeri. Scegliamo dichiarazioni significative rilasciate durante le campagne elettorali o i dibattiti politici, che possono indurre gli elettori a chiedersi se siano vere. Esaminiamo i fatti utilizzando informazioni e interviste pubblicamente disponibili prima di trarre una conclusione sull'accuratezza delle dichiarazioni. 

Il nostro Fact Checking è obiettivo e la scelta delle dichiarazioni da verificare non è di parte. Nel caso dei dibattiti parlamentari, scegliamo un numero rappresentativo di argomenti che vengono spesso citati.

Questa precisazione è stata aggiunta il 18 ottobre 2017.

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