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Elezioni parlamentari austriache “La Svizzera non ha nessun parente più vicino dell'Austria”

Velor-Rennfahrer überqueren auf einer Brücke die Grenze Österreich-Schweiz.

Nonostante la stretta vicinanza e gli intensi rapporti economici, le elezioni austriache non attirano un grande interesse in Svizzera.

(Keystone / Eddy Risch)

L’Austria sta vivendo una campagna elettorale alquanto agitata per le legislative del 15 ottobre. In Svizzera l’importante evento politico nel paese vicino non desta però grande attenzione. Per l’ambasciatrice austriaca a Berna, Ursula Plassnik, questo disinteresse non è comprensibile, tenendo conto degli stretti rapporti che legano i due paesi. 

I media svizzeri si sono mostrati piuttosto indifferenti alle elezioni in Austria. I pochi articoli pubblicati su questo tema riguardano principalmente la campagna denigratoria in corso tra il Partito socialdemocratico (SPÖ) del cancelliere Christian Kern e il Partito popolare (ÖVP) guidato dal giovane ministro degli esteri Sebastian Kurz, come pure le rivelazioni sul presunto passato neo-nazista di Heinz-Christian Strache, leader del Partito della libertà (FPÖ).  

swissinfo.ch: Se vediamo come le elezioni austriache vengono presentate dai media svizzeri, si potrebbe avere l'impressione che l’Austria si sia trasformata da allievo democratico modello in una repubblica delle banane. La scena politica austriaca sta andando veramente così male? 

Ursula Plassnik

La diplomatica del Partito popolare austriaco era già stata ambasciatrice in Svizzera dal 1984 al 1986. Nel 2016 ha assunto di nuovo questo incarico, dopo aver svolto diversi importanti mandati in Austria, tra cui quello di ministra degli affari esteri dal 2004 al 2008.

(epa / Justin Lane)

Ursula Plassnik: Non si può parlare in alcun modo di una repubblica delle banane. Stiamo però attraversando una campagna intensa. Probabilmente vi saranno diversi cambiamenti nella politica interna. Le elezioni parlamentari di questa domenica stanno suscitando un enorme interesse tra la popolazione austriaca.

swissinfo.ch: Perché queste elezioni meritano di essere seguite anche in Svizzera? 

U.P.: La Svizzera non ha un parente più vicino dell'Austria tra i paesi dell’Unione europea. Siamo legati da una lunga storia. Molti svizzeri vivono e lavorano in Austria e viceversa, ciò che contribuisce al successo dei nostri paesi. Le nostre relazioni economiche sono molto strette. Abbiamo un rapporto di fiducia pronunciato. Quanto avviene in un paese vicino, concerne anche noi. 

swissinfo.ch: Anche in Austria la destra conservatrice è in crescita. Secondo i sondaggi, l’FPÖ dovrebbe piazzarsi al secondo rango, dietro all’ÖVP, issandosi più o meno allo stello livello dell’SPÖ. In che misura il Partito della libertà austriaco è paragonabile all’Unione democratica di centro (UDC) in Svizzera? 

U.P.: Il confronto con l'UDC non si spinge molto lontano. Presso l’FPÖ non vi è, ad esempio, nessuno che pensi di revocare l'adesione dell'Austria all'UE. Attualmente nessuna forza politica austriaca esige di abbandonare l'euro o l'UE. 

swissinfo.ch: In Austria non si possono raccogliere consensi puntando su una politica anti-UE? 

U.P.: Gli austriaci criticano svariate cose dell'Unione europea – e questo è positivo. Ciò non significa però che intendano uscire dall'UE. 

swissinfo.ch: Come mai l’“Öxit” non è un tema in Austria?  

U.P.: Si tratta, tra l’altro, di un successo “pedagogico” derivante dall’integrazione dell’FPÖ nel governo dal 2000 al 2006. Durante questo periodo il Partito della libertà deve aver compreso che non si può conquistare una maggioranza di consensi promuovendo una posizione estremamente critica nei confronti dell’UE. 

swissinfo.ch: In Austria si possono invece raccogliere sostegni seguendo una politica molto dura nel campo della migrazione. Il ministro degli esteri Sebastian Kurz (ÖVP) si è piazzato così in una buona posizione di partenza per assumere la carica di cancelliere austriaco? 

U.P.: Vanno fatte alcune precisazioni. Nel 2015 l'Austria ha vissuto qualcosa che in Svizzera non è stato percepito in modo così chiaro. Due anni fa, il governo austriaco ha dovuto far fronte a una grande ondata migratoria, con quasi 100’000 domande di asilo presentate alle autorità. Si tratta di una cifra molto alta per un paese delle dimensioni dell'Austria. È chiaro che questa situazione ha suscitato non pochi interrogativi. La questione della migrazione ha quindi avuto il ruolo più importante nella campagna elettorale. Se si guardano le posizioni dei tre più grandi partiti, si può notare che sono molto vicine tra di loro. 

Elezioni in Austria 

Da una ventina d’anni tre partiti si contendono il potere in Austria: il Partito popolare austriaco (ÖVP), il Partito socialdemocratico austriaco (SPÖ) e il Partito della libertà austriaco (FPÖ). 

Dopo un’intensa campagna elettorale, le elezioni di questa domenica permetteranno di rispondere a diversi importanti interrogativi: in governo vi sarà di nuovo una “grande coalizione” (ÖVP-SPÖ) o una nuova coalizione nero-blu (ÖVP-FPÖ)? Il Cancelliere socialdemocratico Christian Kern resterà in carica o dovrà lasciare il posto all’attuale ministro degli esteri Sebastian Kurz?

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swissinfo.ch: Oltre a sostenere un duro corso nella politica migratoria, come si posiziona il leader dell’ÖVP Sebastian Kurz sugli altri temi? 

U.P.: Kurz apporta un vento fresco e rappresenta un politico molto professionale. Da quattro anni è ministro degli esteri e ha dimostrato di seguire una politica lineare e di saperla anche attuare, ad esempio quando ha chiuso la rotta migratoria dei Balcani. Ha anche capito come guidare il tema dell'integrazione, in gran parte occupato dai liberali, attraverso un percorso costruttivo e come sviluppare misure e soluzioni lungimiranti per favorire l'integrazione. 

swissinfo.ch: Questa settimana i quotidiani “Tages-Anzeiger” e “Der Bund” hanno riferito di un presunto passato neonazista di Heinz-Christian Strache, leader dell’FPÖ. È vero? 

U.P.: L'Austria dispone delle leggi più severe contro i nazisti e i neonazisti. Alcune tendenze del Partito della libertà suscitano già da anni speculazioni. Nel 2000, gli Stati membri dell'UE avevano adottato sanzioni contro l'Austria per aver formato un governo di coalizione, di cui faceva parte anche l’FPÖ. Questo partito era stato quindi esaminato molto attentamente. Una perizia internazionale era però giunta alla conclusione che si tratta di un partito di destra, ma non di un partito di neonazisti. 

swissinfo.ch: Secondo le previsioni, l'SPÖ rischia di perdere molti voti. Ciò potrebbe segnare la fine della decennale coalizione di governo con l'ÖVP. È immaginabile un'alleanza tra ÖVP e FPÖ? 

U.P.: La “grande coalizione” ha una lunga tradizione in Austria. È stata la regola dal 1945. A seconda dell'esito delle elezioni, è possibile una coalizione tra ÖVP e FPÖ. Tuttavia, non è esclusa neppure una coalizione tra SPÖ e FPÖ. In vista di questo caso, i socialdemocratici hanno stabilito una scala di valori, definendo i principi in base ai quali sarebbero disponibili per negoziati su un governo di coalizione. 

swissinfo.ch: Il cancelliere socialdemocratico Christian Kern (SPÖ) deve temere per la sua rielezione. Pochi mesi fa era ancora considerato una fonte di speranza per un nuovo inizio del suo partito. Che cosa attendevano da lui i suoi sostenitori? 

U.P.: Kern proviene dal mondo degli affari e faceva sperare in cambiamenti, anche nello stile politico. Ha proposto, tra l’altro, una sorta di "New Deal”. In questo modo ha suscitato l’aspettativa di dare vita a una forza riformatrice che avrebbe potuto fare del bene all'Austria. Se ha adempiuto o meno a questi requisiti, lo si saprà il giorno delle elezioni.  

swissinfo.ch: L'economia austriaca sta andando molto bene. Ciò non è forse dovuto alla politica del cancelliere? 

U.P.: Dal 2009 l'Austria è riuscita a emergere molto meglio di altri paesi dalla crisi economica e sta seguendo una buona strada. Questo è dovuto in una certa misura al lavoro della politica. Molti austriaci non attribuiscono questi miglioramenti alle politiche del governo o del cancelliere, ma piuttosto allo sviluppo economico mondiale e all'efficienza delle imprese austriache.


Traduzione di Armando Mombelli

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