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Evasione fiscale Gli Stati Uniti non vogliono soggiogare le banche svizzere



La banca Wegelin prevede di cessare tutte le sue attività nel 2014.

La banca Wegelin prevede di cessare tutte le sue attività nel 2014.

(Keystone)

La risolutezza adottata dagli Stati Uniti nella lotta all’evasione fiscale è giustificata. È l’opinione di Jed Rakoff, il giudice che ha presieduto il processo che ha sancito la fine di Wegelin, la banca più vecchia della Svizzera. Intervista.

Nel marzo di quest’anno Jed Rakoff ha condannato l’istituto elvetico al pagamento di una multa di 74 milioni di dollari (circa 65 milioni di franchi) per aver aiutato cittadini statunitensi ad aggirare il fisco.

La banca Wegelin aveva praticamente cessato le sue operazioni già un anno prima, quando aveva venduto la maggior parte delle sue attività al gruppo Raiffeisen per 560 milioni di franchi. Mentre l’istituto elvetico ha subito tutto il peso delle leggi statunitensi, le persone implicate nella vicenda - che non si sono presentate alla prima udienza - sono considerate latitanti.

Dopo il caso Wegelin, il governo svizzero ha firmato un accordo che autorizza le banche a trasmettere al Dipartimento americano di giustizia (DoJ) informazioni relative ai loro clienti. «È un risultato con il quale si può convivere», ha affermato in agosto la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf.

swissinfo.ch: Per anni le banche svizzere hanno aiutato impunemente clienti statunitensi a eludere il fisco, fino a quando il mondo politico ha deciso di porre fine all’evasione. La giustizia americana è diventata un’autorità della politica?

Jed Rakoff: Questa percezione non è affatto corretta. Il ruolo della Svizzera quale paradiso per evasori fiscali è stato al centro di una vertenza decennale tra Berna e Washington. Gli Stati Uniti hanno reagito siccome hanno avuto l’impressione che le banche svizzere erano diventate più aggressive nel promuovere la loro capacità di aiutare gli evasori fiscali. Dicevano apertamente ai cittadini statunitensi che possedere un conto bancario in Svizzera rappresentava un vantaggio.

Per il Dipartimento di giustizia si è superato il limite. La Svizzera non era soltanto disposta ad aiutare la gente a evadere il fisco, ciò che è già di per sé deplorevole, ma promuoveva attivamente questo servizio, ciò che è ancora peggio.

swissinfo.ch: È giusto che gli Stati Uniti impongano le loro leggi alla Svizzera?

J. R.: È una cosa triste, ma vera: nella storia del pianeta le nazioni potenti hanno soggiogato i paesi meno potenti. Ciò rimane un pericolo molto concreto. Non credo però che si possa dire lo stesso per il caso in questione.

Che diritto ha uno Stato di imporre a un altro le sue leggi e i suoi valori? È una discussione annosa. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di imporre valori a un altro paese, a meno che quest’ultimo non ci stia arrecando un danno diretto.

Il semplice fatto di sentirci danneggiati non deve automaticamente implicare una reazione aggressiva. Non è un caso facile da risolvere. Bisogna trovare il corretto equilibrio tra il danno subito e i valori dell’altro paese.

Tuttavia, gli Stati Uniti ritengono che il segreto bancario elvetico sia una decisione economica che la Svizzera ha preso per rafforzare la sua piazza finanziaria. Non si tratta di una giustificazione sufficiente, considerato il danno che abbiamo subito a causa dell’enorme evasione fiscale.

(Keystone)

swissinfo.ch: Perché allora i pochi banchieri svizzeri che sono finiti in tribunale negli Stati Uniti non hanno ricevuto pene detentive più severe?

J. R.: Dalla mia lunga esperienza ho imparato che è un errore avere una visione generalizzata, secondo cui un dato reato va punito con un determinato numero di anni di prigione. Alcuni imputati hanno sempre agito da truffatori; altri hanno invece commesso gravi errori dopo aver sempre lavorato nel pieno rispetto delle leggi.

Per l’opinione pubblica che legge le notizie è molto difficile farsi un’idea della persona che appare di fronte al giudice. A volte gli esseri umani sono persone terribili che vanno messe dietro le sbarre per molto tempo. Ma in altre occasioni la questione è molto più complessa.

swissinfo.ch: Nel caso Wegelin è comunque stato l’istituto a pagare il prezzo più caro per aver violato le leggi statunitensi....

J. R.: Quando UBS ha accettato di porre fine alle sue pratiche illegali, Wegelin ha deciso di accaparrarsi i suoi clienti. Non si è trattato di una semplice truffa perpetrata da alcuni individui, ma dall’istituto in quanto tale.

Ad ogni modo, all’origine della decisione di violare la legge ci sono sempre delle persone. A mio avviso, dovrebbero essere loro i bersagli principali della giustizia.

swissinfo.ch: Quale è la gravità del comportamento di alcune banche svizzere se consideriamo i numerosi casi che Lei ha trattato?

J. R.: Io e altri giudici siamo stati confrontati con reati finanziari ben peggiori, come ad esempio quelli di WorldCom e Madoff. Sono stati commessi da persone che hanno messo in piedi truffe colossali.

Nessuno considera i casi delle banche svizzere a questo livello. Tuttavia, nessuno li ritiene irrilevanti. C’era in ballo parecchio denaro e se la gente non paga le tasse il governo non può funzionare.

swissinfo.ch: Si dice che alcune banche cantonali potrebbero tentare di sottrarsi alla giustizia rifugiandosi dietro al loro statuto di aziende statali. Sussistono per questo i presupposti giuridici?

J. R.: La legge degli Stati Uniti stipula che se un’istituzione pubblica persegue fini commerciali, non può beneficiare dell’immunità sovrana. Altrimenti, sotto il regime sovietico, praticamente ogni società dell’URSS avrebbe potuto chiedere l’immunità per ogni tipo di comportamento.

Si può beneficiare dell’immunità sovrana se si agisce nel quadro delle attività del governo, e non quando si agisce in modo commerciale.

swissinfo.ch: Fino a che punto le società svizzere devono temere la legislazione statunitense?

J. R.: Nell’ambito di controversie nel settore privato, gli Stati Uniti sono diventati più prudenti in merito all’applicazione extraterritoriale delle loro leggi. Un cittadino non può sporgere denuncia per frode azionaria se tutte le attività principali si sono svolte all’estero, come invece avveniva 20 anni fa. In termini di denunce da parte di privati, la legislazione è dunque diventata più favorevole agli investitori stranieri.

In merito ai procedimenti penali avviati dai governi, chi vuole fare affari negli Stati Uniti deve adeguarsi alle nostre leggi. Penso d’altronde che sia l’atteggiamento della maggior parte dei paesi del mondo.


Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch


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