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Valute I rifugi sicuri rimarranno, ma avranno meno successo

Il mercato dei cambi può essere altrettanto scivoloso di un molo gelato a Ginevra.

(Keystone)

Il rifugio sicuro del franco svizzero continuerà ad attirare gli investitori, malgrado la decisione della Banca nazionale svizzera di rinunciare a difendere la sua valuta. È l’opinione di numerosi esperti presenti al Forum economico mondiale (WEF) di Davos.

L’interrogativo è stato sollevato durante una tavola rotonda al WEF: «Esiste oggi effettivamente un rifugio sicuro?». Gli esportatori svizzeri e l’industria del turismo sarebbero costernati di sentire che la risposta è chiaramente affermativa. Gli investitori si rifugeranno sempre nei tradizionali valori sicuri nei momenti difficili, ma i livelli attuali di volatilità dimostrano che ogni rifugio ha il suo punto di rottura.

La svolta della Banca nazionale svizzera (BNS) ne è un esempio. Teoricamente, l’istituto centrale elvetico avrebbe potuto continuare a difendere il franco all’infinito. Alla fine ha però dovuto riconoscere che la soglia minima di 1,20 franchi per un euro era insostenibile.

La pressione politica interna, a cui si sono aggiunti i problemi del rublo, il calo del prezzo del greggio e la minaccia di un alleggerimento quantitativo (“quantitative easing”) da parte della Banca centrale europea, hanno creato la tempesta perfetta che ha costretto la BNS a rinunciare alla sua politica.

Fine della soglia minima dell'euro La Banca nazionale svizzera scuote i mercati

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La Banca nazionale svizzera (BNS) ha annunciato a sorpresa l’abolizione della soglia minima di cambio di 1,20 franchi per un euro, in vigore dal 2011. L’annuncio ha fatto scendere in pochi minuti il corso dell’euro e ha suscitato una valanga di reazioni nel mondo economico e politico. 

In vigore dal 6 settembre 2011, la soglia minima di cambio era stata introdotta “a titolo eccezionale e temporaneo” per contrastare gli effetti negativi del franco forte. Nell’agosto di quell’anno, infatti, euro e franco si scambiavano praticamente alla pari.

«Il franco resta certo a un livello elevato, ma dall’introduzione della soglia minima di cambio, la sua sopravvalutazione si è attenuata. L’economia ha potuto approfittare di questa fase per adattarsi alla nuova situazione», ha indicato giovedì la Banca nazionale svizzera in un comunicatoLink esterno.

«Le disparità tra le politiche monetarie (…) sono aumentate negli ultimi tempi e potrebbero ancora crescere. L’euro è sceso nettamente nei confronti del dollaro. Ciò ha creato un deprezzamento del franco rispetto al biglietto verde. In questo contesto, la BNS è giunta alla conclusione che non è più giustificato mantenere una soglia minima di cambio».

«È una decisione ineluttabile», ha detto il presidente della BNS Thomas Jordan. Di fronte ai media riunitisi a Zurigo, Jordan ha spiegato che «data la situazione nelle principali zone monetarie, non ha senso mantenere una misura che non può essere duratura».

L'istituto di emissione ha anche abbassato di 0,5 punti, fissandolo a -0,75%, il tasso d’interesse negativo applicato sugli averi in conti giro, ossia sui patrimoni della banche commerciali depositati presso la banca centrale. E ha nuovamente adattato verso il basso e in zona negativa il margine di fluttuazione del Libor a tre mesi, il principale tasso di riferimento, che è ora compreso tra -1,25% e -0,25% (precedentemente -0,75% e +0,25%).

Decisione a sorpresa, crolla lo SMI

Reazioni in tutto il mondo

La politica monetaria della BNS suscita reazioni anche tra i media internazionali. Il britannico Financial Times ha pubblicato l’evoluzione del corso del franco rispetto all’euro sulla pagina principale del suo sito internet. Anche il New York Times riporta in prima pagina la sorprendente decisione della banca.

Al quotidiano tedesco Die Zeit, l’esperto di mercato delle valute Jonathan Webb osserva che «la decisione della BNS ha colto il mercato di sorpresa». La banca centrale svizzera «spiazza i mercati», titola pure il Sole 24 ore.

Il corrispondente economico del Guardian sottolinea dal canto suo che le prime a subirne il contraccolpo saranno le industrie della Svizzera settentrionale, siccome le loro esportazioni verso la Germania e altri paesi dell’Eurozona diventeranno «più care».

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La mossa della BNS giunge a sorpresa: non più tardi di dieci giorni fa, Thomas Jordan aveva infatti dichiarato in un'intervista televisiva che la soglia minima era «assolutamente centrale» e irrinunciabile. E nello scorso dicembre aveva più volte ripetuto che la BNS «continuerà a difenderla con tutta la determinazione richiesta, anche acquistando illimitatamente divise estere».

Non erano però mancati i segnali premonitori: alcuni esperti avevano infatti criticato il cambio fisso con l'euro, affermando che il franco era agganciato a una nave che sta affondando. In questi 40 mesi il tetto di 1,20 franchi, deciso per proteggere le esportazioni svizzere, era inoltre stato più volte messo alla prova dai mercati. La BNS era dovuta intervenire massicciamente, appesantendo così il suo bilancio.

Poco dopo l'annuncio, il corso euro/franco è sceso in modo drammatico. Stando ai dati Reuters, la moneta europea ha toccato brevemente 0,8639 franchi, segnando il record negativo di tutti i tempi. A fine pomeriggio, l'euro era scambiato praticamente alla pari.

La Borsa svizzera non ha apprezzato la decisione della BNS. Lo Swiss Market Index (SMI) è sceso dell'11% a circa 8150 punti. Evoluzione analoga per il listino globale SPI, che scende a 8000 punti. Gli investitori temono un effetto negativo sulle esportazioni elvetiche. 

Uno «tsunami per tutta la Svizzera»

L’annuncio della BNS ha provocato reazioni di costernazione, soprattutto nel mondo economico. La Federazione delle imprese svizzere, economiesuisseLink esterno, parla di una decisione «sorprendente e incomprensibile nel contesto attuale» e sottolinea i rischi per il settore dell’esportazione e per il turismo.

Anche la Federazione dell’industria orologiera svizzera, che esporta il 95% della sua produzione, si è detta estremamente preoccupata per le conseguenze dell’abolizione di una soglia minima di cambio a 1,20. «Mi mancano le parole», ha affermato il direttore generale di Swatch Group, Nick Hayek. «Si tratta di uno tsunami per tutta la Svizzera». In caduta libera, l’azione di Swatch Group aveva perso nel pomeriggio il 16%.

Un ulteriore indebolimento della moneta unica rispetto al franco svizzero potrebbe rivelarsi fatale per le piccole e medie imprese dell’industria delle macchine, ha reagito l’associazione padronale SwissmechanicLink esterno, invitando la BNS a riconsiderare la sua decisione. Se il franco dovesse rafforzarsi ancora di più, risulterà difficile rimanere competitivi, hanno ribadito l’organizzazione ombrello dell’industria metalmeccanica ed elettrica SwissmemLink esterno e la Federazione svizzera del turismo. 

Rischio recessione?

Diversi esperti prevedono mesi difficili per l’economia svizzera.

Adattarsi al nuovo contesto non sarà facile per le imprese esportatrici, dal momento in cui per tre anni e mezzo sono state protette dal cambio fisso, ritiene Fernando Martins Da Silva. Il responsabile della politica di investimento alla banca cantonale vodese considera tuttavia che sia ancora troppo presto per valutare un eventuale rischio di recessione.

Pur non parlando di recessione, gli analisti dell’UBS, principale banca svizzera, stimano che il valore delle esportazioni diminuirà di 5 miliardi di franchi, mentre il prodotto interno lordo subirà una contrazione dello 0,7%.

Migliaia di posti di lavoro a rischio

Le sfide per l'economia

La decisione della BNS pone l’economia svizzera, in particolare l’industria dell’esportazione e del turismo, di fronte a grosse sfide, scrive in un comunicatoLink esterno la giunta del Consiglio federale (governo) per la politica economica.

Il corso minimo della BNS era un importante ed efficace strumento che offriva alle imprese svizzere una sicurezza a livello di pianificazione, indica la nota diffusa giovedì sera.

I tre ministri che fanno parte della giunta si dicono fiduciosi che la Banca nazionale garantirà la stabilità dei prezzi e sarà attenta allo sviluppo congiunturale.

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La decisione della BNS divide invece i principali partiti politici. La sinistra parla di una «giornata nera» per l'economia svizzera. La BNS sta giocando col fuoco, scrive il Partito socialista, che accusa l'istituto di emissione di aver chiaramente ceduto a una forte pressione politica. «Decine di migliaia di impieghi sono a rischio», ha affermato su Twitter il presidente Christian Levrat.  

«Per il turismo, c’è di peggio che l’assenza di neve: l’abbandono della soglia minima del tasso di cambio! Può far male», gli ha fatto eco, sempre su Twitter Christophe Darbellay, presidente del Partito popolare democratico (PPD, centro). 

Stesso tono in seno all’Unione sindacale svizzera che teme per i salari e per i posti di lavoro nei settori economici d’esportazione. «La scelta della BNS apre le porte alla speculazione sulle valute».

La Federazione sindacale Travail.Suisse invita dal canto suo il governo svizzero a esaminare immediatamente tutti i mezzi a disposizione per evitare una sopravvalutazione incontrollata del franco, attraverso ad esempio il controllo dei capitali in circolazione.

Apprezzamento e comprensione a destra

A destra dello schieramento politico, le reazioni sono invece più moderate e perfino positive. Lukas Reimann, dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice e primo partito in Svizzera), parla di una «decisione eccellente, anche se è stata presa in ritardo. L’economia svizzera sta abbastanza bene per poter far fronte allo shock».  

«Non si può vincere sul lungo termine contro una moneta debole», afferma su Twitter il  suo collega di partito Christoph Mörgeli.  

Il Partito liberale radicale ricorda invece che era chiaro fin dall’inizio che «la BNS non avrebbe potuto mantenere questa soglia minima ad vitam aeternam, perché rappresenta un intervento considerevole sul mercato monetario». In un comunicato, il PLR sottolinea la necessità di un piano di riforme per incentivare l’economia, attraverso una  riduzione delle imposte e della burocrazia. 

Cronologia

1 gennaio 2002: L'euro entra in circolazione in dodici paesi Ue, dopo essere stato introdotto come moneta contabile tre anni prima. Il suo valore oscilla fra 1,45 e 1,48 franchi.

2004-2007: La crescita economica in Europa porta a un rafforzamento della moneta: è il tempo del "super-euro". Nel 2007 si arriva al massimo con il franco, a 1,68 franchi.

2008-2009: Con la crisi finanziaria l'euro scende a 1,45, risollevandosi poi a 1,50.

2010: La crisi in Grecia e altri paesi fa crollare l'euro da 1,50 a 1,25. La Banca nazionale cerca di far fronte alla situazione con massicci acquisti.

Marzo-giugno 2011: Dopo lo tsunami e la catastrofe nucleare in Giappone molti investitori si rivolgono al franco in cerca di sicurezza. L'euro si stabilizza su 1,20.

Agosto 2011: Le preoccupazioni per l'Italia, l'abbassamento del rating degli Usa e i timori di recessione portano l'euro alla parità con il franco. La BNS abbassa i tassi e mette in circolazione più moneta.

6 settembre 2011: La BNS introduce unilateralmente la soglia minima di 1,20, affermando di essere pronta a comprare illimitatamente divise.

2011-2012: La BNS deve intervenire più volte per difendere la soglia minima.

18 dicembre 2014: La BNS annuncia l'introduzione di interessi negativi dello 0,25% a partire dal 22 gennaio, seguito diretto della crisi del rublo ma nell'ambito di un contesto di attesa di ulteriori interventi da parte della Banca centrale europea.

8 gennaio 2015:  Voci su una possibile uscita della Grecia dall'Eurozona mettono nuovamente sotto pressione la moneta europea.

15 gennaio 2015: A sorpresa la BNS revoca la soglia minima di cambio e aumenta allo 0,75% gli interessi negativi.

(Fonte: Agenzia telegrafica svizzera)

Banca nazionale

Fondata nel 1907, la Banca nazionale svizzera è incaricata, conformemente alla Costituzione, di condurre la politica monetaria nazionale, perseguendo l’interesse generale del paese. La BNS ha come obbiettivi principali di garantire la stabilità dei prezzi, favorire un’evoluzione congiunturale positiva e il benessere della popolazione. L’istituto di emissione funge tra l’altro da banca dalla Confederazione e regolamenta i flussi interbancari. Su mandato della Confederazione, ha inoltre il monopolio per l'emissione di banconote e la messa in circolazione di monete.La BNS opera in modo indipendente dal governo, ciò significa che può fissare autonomamente i tassi di interesse, e stabilisce la sua politica monetaria in funzione di una previsione di inflazione a medio termine.Gli utili della BNS sono ripartiti tra i cantoni (due terzi) e la Confederazione (un terzo).

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Gli investitori continueranno ciononostante a a puntare sul franco svizzero. I depositi delle banche commerciali nella BNS sono saliti dai 388,7 miliardi di franchi di due settimane fa ai 402 miliardi della settimana scorsa. E questo malgrado l’annuncio della BNS di introdurre il tasso d’interesse negativo, nel mese di dicembre, e l’abbandono della soglia minima dell’euro lo scorso giovedì.

Una persona con una visione d’insieme della situazione è David Puth, direttore di CLS Group, che ogni giorno tratta ordini sul mercato dei cambi per un valore di circa 5’000 miliardi di dollari. Nel giorno in cui la BNS ha rinunciato alle sue difese del franco, il volume delle transazioni della sua società è raddoppiato.

«Abbiamo visto passare un volume record di 2,25 milioni di transazioni, che hanno totalizzato 9'200 miliardi di dollari di pagamenti di valute e che sono state regolate senza problemi in 45 minuti», indica David Puth a swissinfo.ch, precisando che quasi la metà delle transazioni concerneva il franco svizzero.

Rifugi “alla moda”

Rispetto all’euro, il franco si è apprezzato di circa il 30% in poche ore, prima di ridiscendere a un valore leggermente superiore alla parità. David Puth, ex dirigente e trader di JP Morgan, non crede che gli investitori si lasceranno scoraggiare dalla volatilità del franco svizzero, altrimenti stabile.

«La BNS ha tentato tutto il possibile per dissuadere la gente dall’investire nella sua valuta. Ma non ha funzionato», rileva. «Il mondo si trova oggi in un contesto volatile. I tassi d’interesse stanno scendendo ovunque e nella maggior parte dei paesi industrializzati si assiste a una pressione deflazionistica. Penso che la gente continuerà a considerare la Svizzera un paese in cui investire siccome non ci sono molte altre alternative».

Anche Tobias Straumann, storico dell’economia all’Università di Zurigo, ritiene che la Svizzera continuerà a essere vittima del proprio successo, attirando volumi indesiderati d’investimenti nei momenti critici.

«Nel 2007, gli economisti hanno creduto che l’effetto del rifugio sicuro era scomparso siccome l’euro era così forte», dice a swissinfo.ch. «Un anno più tardi, i rifugi sicuri sono di nuovo diventati di moda»

Dal 2011, prosegue Tobias Straumann, «l’economia svizzera non è stata migliore di quella della Svezia o della Norvegia. Storicamente, i mercati hanno però l’abitudine di rifugiarsi nel franco quando le valute principali sono in difficoltà. I mercati non sono completamente razionali».

Problemi nell’aria

I delegati presenti a Davos ritengono che le cose non andranno molto meglio per la Svizzera . Alcune banche centrali stanno infatti abbandonando le misure per rilanciare artificialmente l’economia (come ad esempio la Federal Reserve americana), mentre altre continuano a spendere (Banca centrale europea).

Questo condurrà a «un’era di un’enorme volatilità inattesa», secondo Anthony Scaramucci, fondatore e amministratore delegato della società d’investimento alternativa Skybridge Capital.

Intervenendo al dibattito al WEF, l’ex governatore della Banca del Messico Guillermo Ortiz ha detto che «la divergenza delle politiche monetarie delle banche centrali incrementa il fattore di rischio, il quale genera incertezza e volatilità».

Da sole, le banche centrali non possono gestire i problemi che affliggono l’economia globale, è stato ribadito nel corso di diversi dibattiti a Davos. Soltanto le riforme dei governi, ad esempio la riduzione degli sprechi, possono placare la tempesta.

La volatilità ridurrà l’efficacia dei rifugi sicuri tradizionali, come la Svizzera, la quale continuerà comunque ad attirare investitori in tempi più difficili, sostiene David Puth. «Il problema è che la Svizzera ha accumulato uno stock di riserve che minacciava di sommergere il sistema. Non aveva altra scelta che fermarsi. Penso che per un’economia di medie dimensioni come la Svizzera sia impossibile essere un rifugio sicuro efficace nel contesto attuale».


Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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