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Elezione del Consiglio federale Qual è l'essenza della leadership moderna?

consiglieri federali sorridenti in un prato

Il Consiglio federale durante la tradizionale gita annuale nel luglio 2018.

(© KEYSTONE / PETER KLAUNZER)

Mentre la Svizzera si prepara ad eleggere i suoi due nuovi membri del governo federale, abbiamo chiesto a lettori, esperti e politici che tipo di competenze sono necessarie per guidare una democrazia moderna.

Cosa rende una persona un leader? È una questione di qualifiche, relazioni, carattere o di semplice serendipità politica?

La Svizzera, che sul tema sta riflettendo ormai da alcuni mesi, si prepara a conoscere mercoledì i nomi dei due consiglieri federali che sostituiranno gli uscenti Johann Schneider-Ammann e Doris Leuthard. Entrambi avevano annunciato la loro uscita dall'organo esecutivo in settembre.

Nella nazione alpina governata col consenso, alcuni requisiti sono quantomeno più prosaici di altri. In primo luogo, per preservare la cosiddetta 'formula magica' che salvaguarda l'equilibrio nel Consiglio federale dei sette membri, i due nuovi ministri saranno scelti dagli stessi partiti politici dei loro predecessori, ovvero i liberali radicali (centro-destra) e i popolari democratici (centro).

Poi c'è la questione della provenienza. Le diverse regioni linguistico-culturali della Svizzera tendono a tenersi ben stretti i ministri, quando ne ottengono uno. Leuthard e Schneider-Ammann sono entrambi germanofoni, il che semplifica ulteriormente le cose. Lo stesso vale per la procedura di selezione: il parlamento decide sulla base delle raccomandazioni dei partiti.

A ciò si aggiungono le crescenti richieste - sia da parte dell'opinione pubblica che dell'establishment politico - di una maggiore rappresentanza femminile come pure di un rinnovo generazionale in un governo che invecchia. Il pool di candidati si riduce così inevitabilmente.

La vostra opinione

Ma che dire delle qualifiche personali e delle qualità dei candidati? Il paese ha bisogno di essere guidato da avvocati (tradizionalmente il modello americano) o da leader con una mentalità più tecnica (come la Cina)? Meglio scienziati o tecnici maghi del digitale? Una buona dose di gravitas è di aiuto? Poliglotti (inglese compreso)?

Quando abbiamo posto la domanda sui social media, le risposte sono state molto diverse. Un paio di lettori di swissinfo.ch, stanchi di un presunto dominio di avvocati e politici, hanno reclamato più scienziati: "Sono i più vicini alla realtà" oppure "sarebbe bene avere una persona in grado di comprendere i problemi energetici e ambientali, qualcuno che potrebbe fornire qualche soluzione".

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Gli uomini d'affari, visti a volte come i risolutori pragmatici dei problemi del "mondo reale" che mancano nel governo, sono stati alternativamente lodati ("qualcuno che abbia lavorato almeno 10 anni in imprese private") e denigrati ("sicuramente non un uomo d'affari; non sta funzionando molto bene negli Stati Uniti").

Sono emerse anche la questione dell'età ("almeno 45 anni"), l'esperienza tecnologica (viviamo in un "ambiente completamente nuovo") e la capacità di cogliere e gestire temi complessi senza impantanarsi nei dettagli. Un lettore ha suggerito che Roger Federer potrebbe diventare più di un semplice icona del tennis.

Conta il carattere

Al di là del dibattito su qualifiche, background e CV, tuttavia, la semplice qualità di possedere il "buon senso" è stata di gran lunga la raccomandazione più diffusa tra i lettori. Una persona lo ha anche contrapposto in maniera diretta allo status apparentemente indesiderato di avere "troppe lauree".

Il politologo Claude Longchamp, dell'istituto di ricerca gfs.bernLink esterno, è d'accordo con questa opinione, anche se giunge a una conclusione leggermente diversa. Per l'esperto analista, che ha registrato la trasformazione del tipico politico svizzero da "uomo del popolo" guidato in loco a leader poliedrico dei nostri giorni, le qualifiche e le competenze sono secondi alla gravitas.

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La domanda che oggi tutti si pongono è: in futuro quante donne siederanno in Consiglio federale? L'analisi del politologo Claude Longchamp.

"Un consigliere federale dovrebbe essere in grado di rappresentare la Svizzera con  gravitas", sostiene. Lui o lei, dice Longchamp, dovrebbe riuscire ad andar oltre la "mera" capacità di gestione di un tema. L'attuale consigliere federale Alain Berset ha queste qualità; lo stesso vale per Karin Keller-Sutter, candidata favorita per la successione di Johann Schneider-Ammann.

Un'analisi che potrebbe sembrare vaga detta da un politologo, professione che spesso distilla le minuzie della vita pubblica in divisioni razionalizzate e precise. Dopo tutto, non si può quantificare il carisma. Ma questo è il punto. L'intangibile veridicità della leadership coinvolge in parti uguali capacità di persuasione, conoscenza, umiltà e fiducia al di là del misurabile.

Riflette inoltre peculiarità svizzere. I consiglieri federali non sono come i ministri di altri paesi europei, rammenta Longchamp. In altri paesi, come ad esempio in Francia, i ministri possono essere specialisti in temi specifici. In Svizzera i dipartimenti federali sono un ampio amalgama di materie che si adattano a generalisti di ampio respiro.

Cercasi generalisti

Longchamp osserva inoltre come la capacità di superare le affiliazioni specifiche di partito sia altrettanto importante per servire il bene comune (nazionale), cosa di cui l'attuale presidente Alain Berset è ancora una volta un esempio positivo. Ciò è più difficile per i politici provenienti da posizioni estreme dello spettro politico che per i centristi tradizionali.

La trentenne Lisa MazzoneLink esterno, esponente ginevrina dei Verdi, è stata fino a poco tempo fa il membro più giovane della Camera del popolo. (Lisa Mazzone è stata detronizzata da Fabian Molina, 28 anni, l'anno scorso).

Mazzone non è in corsa per la carica di consigliera federale e soprattutto dice che non lo vorrebbe essere. Ma che genere di politico vorrebbe vedere seduto nell'organo esecutivo?

lisa mazzone

Lisa Mazzone durante un intervento alla Camera del popolo nel giugno 2018.

(© KEYSTONE / ANTHONY ANEX)

La politica ginevrina, che a sua volta ha studiato letteratura francese e latina, evita di porre l'accento sulla qualificazione tecnica o sul background. "È più importante essere un generalista", dice. Competenze fondamentali, crede, sono la capacità di comprendere un argomento in modo rapido ed efficace per spiegarlo a un pubblico saturato dai media, senza semplificarne eccessivamente le questioni.

Anche Lisa Mazzone fa eco a Longchamp e ai nostri lettori nel notare che il carattere ha la meglio su quasi tutto. Cita le "competenze umane", un vero e proprio "fondamento dei valori svizzeri" e l'impegno a "trascendere le divisioni di partito" come le qualità più importanti di un leader per agire nell'interesse della nazione.

Recentemente sono aumentati i cosiddetti "politici professionisti" che entrano in politica a tempo pieno senza aver fatto carriera in un altro campo. Mazzone, che tecnicamente corrisponde a questa descrizione, è riluttante a dire se questi politici siano più o meno adatti alla leadership, anche se alcuni critici ritengono che siano separati dalla vita reale dei cittadini.

La deputata ecologista ammette che alcuni dei suoi colleghi sono forse più interessati a "essere" politici piuttosto che a "fare" politica, ma i suoi obiettivi e le sue motivazioni sono chiari. "Sono entrata in politica perché volevo cambiare la società", dice.


Traduzione dall'inglese di Paola Beltrame, swissinfo.ch

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