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Elezioni: svolta negativa per le donne e i giovani?

Immagini come queste sono riservate alle sedute del parlamento dei giovani, un'assemblea senza potere decisionale

(Keystone)

Dall’introduzione del voto alle donne nel 1971, il numero di deputate è cresciuto costantemente e il Parlamento si è ringiovanito. Ma c’è chi annuncia una battuta d’arresto.

La politica ritorna ad essere terreno ostico per le donne e per i giovani?

Ultimo fra i paesi europei, la Svizzera ha introdotto il diritto di voto per le donne nel 1971. Eppure a livello di presenza femminile nei legislativi e negli esecutivi, il terreno perso è stato rapidamente recuperato.

Oggi in Parlamento il 24% dei deputati sono donne. Si è ancora lungi dall’equità scandinava, ma ben al di sopra dei parlamenti dei paesi latini, come la Francia e l’Italia, dove le donne in oltre cinquant’anni di diritto di voto hanno fatto poca strada.

Poche donne a destra

In queste elezioni le candidature femminili sembrano però avere vita difficile: soprattutto a destra. In lista le donne ci sono, ma un po’ ovunque sono poche e relegate in posizioni poco visibili. Eppure le analisi delle ultime elezioni dimostrano che il posto sulla lista, assegnato dai rispettivi partiti, è decisivo per l’elezione. Bisogna dedurre che sono i partiti stessi a non sostenere le donne.

Alcuni esempi bastino a delineare la situazione. La lista dell’Unione democratica di centro (destra nazionale) di Zurigo conta solo quattro donne su 34 nomi. I liberali del canton Vaud (destra economica) presentano due donne su un totale di 18 nomi. Ma anche al sud delle Alpi si nota una situazione analoga: la Lega dei ticinesi, la destra protestataria, presenta solo maschi.

Per evitare il fenomeno, in diversi cantoni (fra gli altri Berna e Neuchâtel) i radicali (destra moderata) riprendono un modello coniato a sinistra, proponendo delle liste separate di soli uomini e sole donne. Ma se i maschi a sinistra devono temere un elettorato che sostiene le donne e si vedono anche stralciare dalle liste, a destra gli uomini continuano a dominare il terreno.

Anche al centro la promozione delle donne non funziona ovunque. Basta guardare la squadra dei democratici cristiani del cantone dei Grigioni: la lista principale propone cinque nomi, ma una donna si cerca inutilmente.

Costante rafforzata

«A destra è una costante, non solo in Svizzera – commenta la politologa ginevrina Thanh-Huyen Ballmer-Cao – le donne sono poche, ma hanno un profilo alto. Sono deputate che hanno conquistato una loro posizione e vengono votate anche dall’elettorato conservatore». Il problema delle prime donne è però la loro sostituzione, quando una si ritira.

«Sostenere i candidati e le candidate è compito dei partiti. È alla base che il lavoro va fatto», spiega la Ballmer-Cao. La situazione di partenza per queste federali fa temere gli esperti: la crescita costante, vissuta negli ultimi trent’anni, potrebbe fermarsi. E non solo a destra.

Freno anche a sinistra?

Tradizionalmente è la sinistra a promuovere le donne. Nella scorsa legislatura, i verdi hanno inviato a Palazzo federale sei donne e tre uomini. Ma anche qui qualcosa sembra essersi inceppato.

Emblematico sembra essere anche il caso dei Grigioni: per la prima volta in oltre vent’anni, i socialisti hanno avuto un’enorme difficoltà nel reperire delle candidate. Trenta donne qualificate hanno detto di no, ha ammesso il segretario cantonale all’assemblea che ha stilato la lista.

La cosa non stupisce la politologa: «Per tutti i gruppi minoritari, dunque anche per le donne, imporsi in un ambito altamente specializzato come la politica nazionale richiede uno sforzo straordinario che non si lascia sempre combinare con il lavoro o la famiglia».

Parlamentari maturi

Ma non solo le donne subiscono una battuta d’arresto nel loro impegno pubblico. I partiti, indipendentemente dall’immagine della società che difendono, invecchiano. Lo dimostra uno studio dell’Università di Zurigo: nel 1989 il 33% dei militanti a livello locale avevano meno di 40 anni. Nel 2002 si è arrivati al 27 per cento.

Il caso più emblematico è quello dei verdi. Se negli anni Ottanta, la giovane formazione era dominata dalle persone fra i 30 e i 40 anni, da allora le cose sono cambiate. O meglio: i membri sono ancora gli stessi, ma hanno almeno 15 anni di più.

Le liste giovani nel frattempo si moltiplicano, ma sembrano spesso decorative o comunque rimangono in ombra rispetto alle liste principali dei grandi partiti, dove gli «over 40» sono da soli. Con queste premesse, chi ha meno di 40 anni ha ben poche possibilità di essere eletto.

Delle misure esistono. Quella più sicura per non far invecchiare le strutture è la cosiddetta «ghigliottina dell’età» che limita la durata di un mandato. Ma spesso è difficile separarsi da parlamentari validi e quindi si lasciano le nuove speranze in panchina.

«Back lash» sociale?

Le elezioni federali del 2003 porteranno dunque ad un Parlamento più vecchio e più maschio? L’esperta non vuole parlare di un passo indietro o, come dicono gli specialisti, di un «back lash».

«In una situazione di crisi congiunturale possono avere delle possibilità anche i volti nuovi, non solo l’establishment», si dice convinta la specialista. Ma per essere votati, donne e giovani devono essere reperibili sulle liste.

«Se i media faranno il loro compito e lasceranno parlare anche quelli che a Palazzo non sono ancora, le possibilità d’elezione sono intatte», si dice speranzosa la professoressa Ballmer-Cao. L’ultima parola spetta comunque agli elettori.

swissinfo, Daniele Papacella

Fatti e cifre

Donne in Parlamento: in Italia 11%; Francia 10%; Grecia 6%; Finlandia 34%; Germania 26%; Svizzera 24%
Età media nel Consiglio nazionale: 51 anni

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In breve

Il sesso e l’età non sono un programma politico, questo si sa. Ma per le donne e gli uomini giovani è difficile farsi strada nel mondo politico.

Spesso sono i candidati uscenti ad occupare i posti migliori nella lista e dunque avere maggiori possibilità di elezione. Per i nuovi lo spazio è limitato.

Le pessimiste affermano ormai: le donne avranno la maggioranza solo quando la politica nazionale non interesserà più gli uomini.

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