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Energie alternative: il sole come fonte rinnovabile

Il sole è ritenuto la fonte d'energia ecologica per eccellenza e i pannelli che forniscono l'energia fotovoltaica fanno ormai parte del nostro paesaggio. Prospettive di sviluppo e di mercato per una tecnologia ecologica che ha ancora molta strada da fare.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 agosto 2001 - 17:53

La disponibilità praticamente illimitata della risorsa sole è ragione sufficiente per non dimenticarla. E infatti negli ultimi decenni si sono fatti grandi passi avanti nello sfruttamento commerciale di questa forma d'energia. Due essenzialmente le tecniche di conversione dei raggi solari in preziosa energia rinnovabile.

La soluzione più semplice è il collettore termico. Attraverso dei pannelli che concentrano la radiazione solare si riscalda l'acqua che scorre attraverso delle serpentine. Il traguardo è lo sfruttamento del calore solare accumulato durante il giorno, sia per il riscaldamento, sia per il consumo privato.

La variante più comune, sviluppatasi negli ultimi decenni, parte invece dall'utilizzazione di materiali semiconduttori, in primo luogo i cristalli di silicio, che, se esposti alla luce solare, hanno la qualità di generare energia. I pannelli, costituiti dalla somma di più cellule fotovoltaiche, permettono di creare una tensione sufficiente che può essere convogliata nella rete di distribuzione.

Ma per lavorare con efficienza, i pannelli necessitano di un'irradiazione ideale e dunque di un'istallazione in luoghi adatti. Il professor Häberlin, della Scuola tecnica superiore di Burgdorf e specialista del ramo, indica altre debolezze della tecnologia solare: "Registriamo ancora delle difficoltà, basta pensare alla nebbia dell'altipiano che limita ancora la produzione invernale e, nel caso di impianti ad alta quota, la rete di collegamento implica dei costi di costruzione molto alti".

"Anche la superficie dei collettori è rilevante", ha spiegato ancora Häberlin a swissinfo. "Solo degli impianti sufficientemente grandi permettono di produrre energia commerciale con la tensione necessaria".

Ma rimane l'ipoteca della redditività. Il prezzo di produzione, malgrado sia sceso negli ultimi anni di un terzo, è ancora troppo alto. Il chilowattora solare ha attualmente un costo di circa 85 centesimi. L'energia fotovoltaica è dunque ancora cinque volte più cara dell'energia convenzionale.

La ricerca degli ultimi anni ha però portato a miglioramenti nell'efficienza dei pannelli fotovoltaici e ad un ampliamento consistente degli impianti in tutta la Svizzera.

Le prospettive di sviluppo

A fine 2000 in Svizzera si contavano sul territorio elvetico 1325 impianti fotovoltaici collegati alla rete che hanno garantito una produzione di 9700 megawatt. Dati che sembrano ragguardevoli, ma che fanno scivolare la Svizzera al terzo posto per la produzione pro capite.

Se ancora a metà anni Novanta, il paese primeggiava nell'applicazione, oggi la situazione è cambiata. Nella vicina Germania, il varo di una nuova legge sull'energia che favorisce le energie rinnovabili ha fatto esplodere sia la domanda che la produzione.

Anche in Giappone l'evoluzione è analoga, soprattutto grazie all'impegno di alcune industrie attive nel settore dei semiconduttori, materia prima per la realizzazione dei moduli fotovoltaici.

La fonte rimane inoltre marginale se si considera il totale dei consumi. Certo si è affermata in località discoste, per esempio per l'illuminazione delle cascine di montagna, e i pannelli fanno sempre più parte del paesaggio elvetico, ma la loro potenza complessiva non supera l'un per cento del fabbisogno energetico nazionale.

La distribuzione

Centrale per lo sviluppo dell'energia fotovoltaica è la distribuzione. Il responsabile marketing e vendite dell'azienda zurighese EWZ, Harry Graf, fa il punto sulla situazione: "Anche chi vive in affitto, dunque la maggioranza degli svizzeri, deve poter accedere all'energia pulita, anche se non dispone di un tetto su cui piazzare propri pannelli".

Attraverso la creazione di borse dell'energia solare, i distributori hanno creato un mezzo per permettere a tutti l'accesso a questa fonte pulita. E con successo degno di nota.

"A Zurigo - ha spiegato Graf a swissinfo - la borsa solare è attiva dal 1997 e l'esempio è stato seguito da molti distributori regionali. L'azienda locale stipula contratti a lungo termine con i produttori, che si vedono quindi assicurate le entrate per ammortizzare i notevoli investimenti. Il rivenditore poi offre l'energia ai propri utenti, senza sovrapprezzo".

Così si è creato un mercato che indica una simpatia verso questa forma di energia. L'offerta non basta a coprire le richieste dei consumatori e il costo non sembra funzionare da deterrente.

Per Graf questa è una conferma della strategia seguita dall'azienda:"Quando ci sarà l'apertura del mercato, noi saremo già pronti ad offrire non solo nella città di Zurigo, ma anche in Svizzera, l'energia pregiata di cui disponiamo".

Prospettive future

Anche l'Ufficio federale dell'energia ribadisce le qualità fondamentali dell'energia solare: la sua disponibilità illimitata, la sua compatibilità ambientale e la possibilità di fruizione ovunque.

La tecnologia non produce infatti emissioni chimiche, termiche o acustiche che pesino sull'ambiente e garantisce già un approvvigionamento sicuro in molte zone discoste e pive di rete elettrica.

Ma per Hans-Luzius Schmid, vicedirettore dell'Ufficio federale dell'energia, la produzione di elettricità solare rimarrà ancora a lungo al di fuori della competitività economica. "È chiaro che anche il solare fa parte del programma di sviluppo federale delle energie rinnovabili. Ma il prezzo è ancora troppo elevato e non diminuirà a breve termine".

Ma il responsabile dell'Ufficio ricorda: "Probabilmente in futuro il contributo significativo di questa risorsa non sarà in primo luogo la produzione elettrica, ma lo sfruttamento termico dei raggi solari". Dunque alla classica visione del pannello fotovoltaico si potrebbe sostituire il collettore termico per riscaldare l'acqua della casa e ridurre così i consumi di olio combustibile.

Daniele Papacella

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